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dicembre 10, 2005 Europa

ATTENTI AGLI INDECISI

Unione avanti nei sondaggi, ma non troppo

Persiste un forte livello di "fedeltà leggera" al proprio schieramento.

 

oggi è l'8 dicembre. Mancano esattamente quattro mesi al voto politico, dove si andrà con la nuova legge elettorale che, per inciso, non è ancora stata approvata in via definitiva. Augurandoci che questo avvenga almeno prima dell'inizio della campagna elettorale, e al di là dei giudizi negativi sulla legge, facciamo il punto sulla salute delle forze politiche.

Prima di tutto: il clima di opinione nel paese (misurato attraverso l'indicatore Winner; la profezia degli elettori sulla coalizione favorita) resta solidamente favorevole al centrosinistra, dopo i risultati dei più importanti appuntamenti elettorali del 2005. Il suo vantaggio competitivo nei confronti della coalizione avversaria supera, a giudizio degli elettori, i 30 punti percentuali.

La forte affluenza in occasione delle primarie dell'Unione, con oltre quattro milioni di votanti, ha inoltre testimoniato una forte volontà di partecipazione, un desiderio di incidere in qualche modo sullo scenario politico, ben oltre ogni rosea previsione.

Ma le motivazioni principali di questa affluenza sono da ricondursi più che a un rinnovato favore verso l'opposizione, a una generale alterità e sfiducia nei confronti delle modalità con cui la maggioranza di governo ha operato in questi quattro anni.

Sfavore verso il governo Berlusconi, dunque, più che favore verso la proposta delcentro sinistra. Nonostante il giudizio proiettivo "razionale" da parte dei cittadini italiani, il livello di fiducia nell'Unione .non pare allora aver sfondato le tradizionali divisioni tra le due aree politiche ed elettorali del paese: soltanto pochi votanti del centro destra sembrano infatti aver mutato decisamente il proprio orientamento di voto, "tradendo" il proprio precedente punto di riferimento politico.

Si ribadisce ancora la persistenza di un forte livello dì "fedeltà leggera", che impedisce il passaggio diretto da una parte all'altra dello schieramento politico. Nelle prossime elezioni, faranno probabilmente eccezione alcune aree meridionali del paese, in particolare Campania, Calabria e parte della Sicilia, dove appare più accentuata la componente del cosiddetto "voto di scambio", una libertà cioè maggiore di passare da una coalizione a quella avversaria, in previsione di possibili benefici economico-occupazionali.

Se questo approccio è plausibile, potrebbe accadere anche in Italia quanto già si è verificato in Germania, dove (a parti invertite) il recupero della coalizione di governo negli ultimi mesi o settimane prima del voto ha prodotto una situazione in cui le due coalizioni, o i due principali partiti, sono risultati infine molto più vicini - in termini elettorali - di quanto le numerose rilevazioni demoscopiche avevano evidenziati nei mesi precedenti il voto. Come si ricorderà, il vantaggio della Cdu-Csu è stato infine di un solo punto percentuale sulla Spd, che venivaa data per perdente anche del 7-8 per cento fino a quindici giorni prima delle elezioni.

L' incertezza rappresentata dal possibile recupero della coalizione di governo, "richiamando" gli astensionisti delle ultime elezioni regionali, unitamente agli indicatori di generale negatività anche verso l' Unione, non permette dunque di considerare il vantaggio del centro sinistra come sufficientemente signifitcativo.

A livello partitico, gli attuali orientamenti di voto vedono primeggiare i Ds, i cui consensi (intorno al 21 per cento) risultano nettamente superiori a quelli per Forza Italia (tra il 18 e il 19 per cento); tra le "seconde linee", An appare oggi godere di un buon appeal (vicino al 14 per cento), tallonata dalla Margherita (che ottiene consensi tra il 12 e il 13 per cento). Tra gli altri partiti, Rifondazione si assesta intorno al 7 per cento, mentre le quote di Udc e Lega sono comprese tra il 5  e il 5,5 per cento. Il dato della lista unitaria dell'Ulivo, che si presenterà presumibilmente alla sola camera, ha attualmente un potenziale di voti vicino al 35 per cento dei validi.

Ma il vantaggio complessivo del centrosinistra, benché si presenti attualmente elevato (oltre i 10 punti nel confronto tra coalizioni, intorno ai 6-7 punti come somma di partiti), non tiene conto di alcuni fattori. Come giustamente sottolineava il quotidiano Libero qualche giorno fa, il vantaggio del centrosinistra - nelle rilevazioni demoscopiche - non tiene nel debito conto della quota di indecisi o di intervistati che si rifiutano di rispondere alle domande sul voto.

E' probabile, o possibile, che questi siano ex-elettori di centrodestra che, in un clima di opinione poco favorevole al proprio schieramento politico, cerchino di defilarsi nei sondaggi. Ma che, al momento del voto, potrebbe riattivare la precedente opzione a favore dell'attuale governo. Un rischio per l'Unione, dunque, e una chance di ridurre lo svantaggio per la Cdl.

Paolo Natale

 EUROPA 08-12-2005