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oggi è l'8 dicembre. Mancano esattamente quattro mesi al
voto politico, dove si andrà con la nuova legge elettorale che, per inciso,
non è ancora stata approvata in via definitiva. Augurandoci che questo avvenga
almeno prima dell'inizio della campagna elettorale, e al di là dei giudizi negativi
sulla legge, facciamo il punto sulla salute delle forze politiche.
Prima di tutto: il clima di opinione nel paese (misurato
attraverso l'indicatore Winner; la profezia degli elettori sulla coalizione
favorita) resta solidamente favorevole al centrosinistra, dopo i risultati dei
più importanti appuntamenti elettorali del 2005. Il suo vantaggio competitivo
nei confronti della coalizione avversaria supera, a giudizio degli elettori,
i 30 punti percentuali.
La forte affluenza in occasione delle primarie dell'Unione,
con oltre quattro milioni di votanti, ha inoltre testimoniato una forte volontà
di partecipazione, un desiderio di incidere in qualche modo sullo scenario politico,
ben oltre ogni rosea previsione.
Ma le motivazioni principali di questa affluenza sono da
ricondursi più che a un rinnovato favore verso l'opposizione, a una generale
alterità e sfiducia nei confronti delle modalità con cui la maggioranza di governo
ha operato in questi quattro anni.
Sfavore verso il governo Berlusconi, dunque, più che favore
verso la proposta delcentro sinistra. Nonostante il giudizio proiettivo "razionale"
da parte dei cittadini italiani, il livello di fiducia nell'Unione .non pare
allora aver sfondato le tradizionali divisioni tra le due aree politiche ed
elettorali del paese: soltanto pochi votanti del centro destra sembrano infatti
aver mutato decisamente il proprio orientamento di voto, "tradendo"
il proprio precedente punto di riferimento politico.
Si ribadisce ancora la persistenza di un forte livello dì
"fedeltà leggera", che impedisce il passaggio diretto da una parte
all'altra dello schieramento politico. Nelle prossime elezioni, faranno probabilmente
eccezione alcune aree meridionali del paese, in particolare Campania, Calabria
e parte della Sicilia, dove appare più accentuata la componente del cosiddetto
"voto di scambio", una libertà cioè maggiore di passare da una coalizione
a quella avversaria, in previsione di possibili benefici economico-occupazionali.
Se questo approccio è plausibile, potrebbe accadere anche
in Italia quanto già si è verificato in Germania, dove (a parti invertite) il
recupero della coalizione di governo negli ultimi mesi o settimane prima del
voto ha prodotto una situazione in cui le due coalizioni, o i due principali
partiti, sono risultati infine molto più vicini - in termini elettorali - di
quanto le numerose rilevazioni demoscopiche avevano evidenziati nei mesi precedenti
il voto. Come si ricorderà, il vantaggio della Cdu-Csu è stato infine di un
solo punto percentuale sulla Spd, che venivaa data per perdente anche del 7-8
per cento fino a quindici giorni prima delle elezioni.
L' incertezza rappresentata dal possibile recupero della
coalizione di governo, "richiamando" gli astensionisti delle ultime
elezioni regionali, unitamente agli indicatori di generale negatività anche
verso l' Unione, non permette dunque di considerare il vantaggio del centro
sinistra come sufficientemente signifitcativo.
A livello partitico, gli attuali orientamenti di voto vedono
primeggiare i Ds, i cui consensi (intorno al 21 per cento) risultano nettamente
superiori a quelli per Forza Italia (tra il 18 e il 19 per cento); tra le "seconde
linee", An appare oggi godere di un buon appeal (vicino al 14 per cento),
tallonata dalla Margherita (che ottiene consensi tra il 12 e il 13 per cento).
Tra gli altri partiti, Rifondazione si assesta intorno al 7 per cento, mentre
le quote di Udc e Lega sono comprese tra il 5 e il 5,5 per cento. Il dato
della lista unitaria dell'Ulivo, che si presenterà presumibilmente alla sola
camera, ha attualmente un potenziale di voti vicino al 35 per cento dei validi.
Ma il vantaggio complessivo del centrosinistra, benché si
presenti attualmente elevato (oltre i 10 punti nel confronto tra coalizioni,
intorno ai 6-7 punti come somma di partiti), non tiene conto di alcuni fattori.
Come giustamente sottolineava il quotidiano Libero qualche giorno fa, il vantaggio
del centrosinistra - nelle rilevazioni demoscopiche - non tiene nel debito conto
della quota di indecisi o di intervistati che si rifiutano di rispondere alle
domande sul voto.
E' probabile, o possibile, che questi siano ex-elettori
di centrodestra che, in un clima di opinione poco favorevole al proprio schieramento
politico, cerchino di defilarsi nei sondaggi. Ma che, al momento del voto, potrebbe
riattivare la precedente opzione a favore dell'attuale governo. Un rischio per
l'Unione, dunque, e una chance di ridurre lo svantaggio per la Cdl.
Paolo Natale
EUROPA 08-12-2005
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