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dicembre 8, 2005 Avanti!

Lo schema della Cdl: tre punte, due tempi

Parlano Piepoli, Mannheimer e Pessato

 

Schema a tre punte - autorizzate a lanciarsi in iniziative personali - nel primo tempo della partita, coralità di gioco e centravanti unico nel secondo tempo. È la strategia che secondo voci più volte rimbalzate nei giorni scorsi dalle file di Forza Italia avrebbe ricevuto l'avallo di Silvio Berlusconi  in vista  delle politiche 2006. Insomma, le manovre  avviate da Pier Ferdinando Casini e Gianfranco Fini per guadagnare visibilità e consensi sia personali sia dei partiti da loro guidati sarebbero tollerate - se non addirittura incoraggiate - dal premier.  Per il quale la competition interna (destinata secondo questo scenario a ridursi quando, con il nuovo anno, la Casa delle libertà dovrà presentare un unico programma di governo e indicare il leader della coalizione) potrebbe almeno in questa fase giovare al centrodestra, purché siano banditi i colpi bassi (una clausola che forse spiega perché dagli ambienti di Forza Italia siano partite nelle  ultime  ore  alcune stoccate contro la performance di Casini nel salotto televisivo di Fabio Fazio).  Ma la strategia delle tre punte e dei due tempi - sempre che tali schemi di gioco facciano davvero parte di un piano elaborato e concordato dai cervelli della coalizione - può davvero favorire la campagna elettorale del centrodestra? Interpellati dal Velino, tre esperti di demoscopia come Piepoli, Mannheimer e Pessato forniscono la propria risposta.

Lo schema a tre punte ("anzí, a quattro, perché c'è anche Umberto Bossi") piace a Nicola Piepoli, fondatore dell'omonimo istituto demoscopico. A giudizio di Piepoli, il gioco a più punte "è  tendenzialmente  una  buona  terapia" per la Casa delle libertà e per i suoi leader. Tuttavia,  il fondatore  dell'lstituto  Piepoli non crede che nel secondo tempo della campagna  elettorale  il registro del  centrodestra muterà: 'Per conto mio, l'impostazione a più' punte terrà fino alla fine'. Non per questo, però, gli effetti saranno fratricidi: "Un po' di cannibalizzazione ci sarà, ma nell'insieme  i vantaggi collettivi saranno superiori".

Lo schema  a  più punte convince anche Renato Mannheimer, direttore dell'Ispo: 'Dal punto di vista della raccolta di consensi, questa strategia può funzionare più dì quella a una punta  sola, visto che la popolarità di Berlusconi si è deteriorata e che l'apporto degli altri capi può essere proficuo" . I leader della Cdl dovranno però riuscire in una difficile impresa, "dare  l'impressione di stare uniti - anzi, strettamente alleati - pur essendo di fatto separati" aggiunge Mannheimer. Ma chi trarrà  particolare  beneficio dallo schema a tre punte? "Casini e Fini se ne avvantaggeram o più di Berlusconi. A meno che - precisa Mannheimer - il premier non trovi un argomento comunicativo di forte impatto, come quasi sempre è riuscito a fare nella sua carnera Per ora non mi pare che l'abbia trovato: il tema casa non era una cattiva idea, ma non basta"

Più  sfumata la valutazione di Maurizio Pessato,  amministratore delegato  dell'istituto Swg. "Qualche elemento positivo lo schema a tre punte ce l'ha, ma si tratta-di un'arma a doppio taglio. Il nuovo sistema elettorale consente di puntare ad aree di consenso scoperte: Berlusconi ha gli stessi dati di cui disponiamo noi e sa che una fetta dell'elettorato di centrodestra - in buona parte azzurro, ma anche di An e detl'Udc - è deluso. Tuttavia, un buon risultato delle  seconde e terze punte può consentire di recuperare parte dei voti dispersi. Non mancano però i rischi. Il premier non può dire di "no" a Casini e Fini (i quali devono pensare sia all'oggi sia al domani), ma non è detto che alla fine prevalga l'armonia: il vero pericolo è  che  gli equilibrismi non riescano a oscurare le ambiguità. Il giochino delle tre punte e dei due tempi ha una sua intelligenza, ma il suo successo non è scontato". In ogni caso, Casini ne sta già traendo profitto, per esempio proponendo - come  il  presidente della Camera ha fatto nel salotto  di  Fazio - di fondare la scelta del candidato premier  anche sull'incremento di voti che verrà ottenuto dalle tre punte della Cdl. Un principio tagliato su misura per una forza politica come l'Udc, che dal 3,2 per cento del 2001 potrebbe raddoppiare i consensi e posizionarsi intorno al 6 per cento. "Anche Fini - continua l'amministratore delegato di Swg - sembra favorito dallo schema a tre punte, ma il partito di cui è presidente ha il problema di essere  sempre  sopravvalutato dai sondaggi. In questa fase An approfitta del ribasso di Forza Italia, che può però recuperare terreno con una buona campagna elettorale. Anche perché Fini troverà nel suo partito un limite alla-personalizzazione della campagna, un ostacolo che non hanno né Beriuseoni né Casini (l'Udc è meno 'partito tradizionale' di An)".

Avanti!, 7-12-2005