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Schema a tre punte - autorizzate a lanciarsi in iniziative
personali - nel primo tempo della partita, coralità di gioco e centravanti unico
nel secondo tempo. È la strategia che secondo voci più volte rimbalzate nei
giorni scorsi dalle file di Forza Italia avrebbe ricevuto l'avallo di Silvio
Berlusconi in vista delle politiche 2006. Insomma, le manovre avviate
da Pier Ferdinando Casini e Gianfranco Fini per guadagnare visibilità e consensi
sia personali sia dei partiti da loro guidati sarebbero tollerate - se non addirittura
incoraggiate - dal premier. Per il quale la competition interna (destinata
secondo questo scenario a ridursi quando, con il nuovo anno, la Casa delle libertà
dovrà presentare un unico programma di governo e indicare il leader della coalizione)
potrebbe almeno in questa fase giovare al centrodestra, purché siano banditi
i colpi bassi (una clausola che forse spiega perché dagli ambienti di Forza
Italia siano partite nelle ultime ore alcune stoccate contro
la performance di Casini nel salotto televisivo di Fabio Fazio). Ma la
strategia delle tre punte e dei due tempi - sempre che tali schemi di gioco
facciano davvero parte di un piano elaborato e concordato dai cervelli della
coalizione - può davvero favorire la campagna elettorale del centrodestra? Interpellati
dal Velino, tre esperti di demoscopia come Piepoli, Mannheimer e Pessato forniscono
la propria risposta.
Lo schema a tre punte ("anzí, a quattro, perché c'è
anche Umberto Bossi") piace a Nicola Piepoli, fondatore dell'omonimo
istituto demoscopico. A giudizio di Piepoli, il gioco a più punte "è tendenzialmente
una buona terapia" per la Casa delle libertà e per i
suoi leader. Tuttavia, il fondatore dell'lstituto Piepoli
non crede che nel secondo tempo della campagna elettorale il registro
del centrodestra muterà: 'Per conto mio, l'impostazione a più' punte terrà
fino alla fine'. Non per questo, però, gli effetti saranno fratricidi: "Un
po' di cannibalizzazione ci sarà, ma nell'insieme i vantaggi collettivi
saranno superiori".
Lo schema a più punte convince anche Renato
Mannheimer, direttore dell'Ispo: 'Dal punto di vista della raccolta di consensi,
questa strategia può funzionare più dì quella a una punta sola, visto
che la popolarità di Berlusconi si è deteriorata e che l'apporto degli altri
capi può essere proficuo" . I leader della Cdl dovranno però riuscire in
una difficile impresa, "dare l'impressione di stare uniti - anzi,
strettamente alleati - pur essendo di fatto separati" aggiunge Mannheimer.
Ma chi trarrà particolare beneficio dallo schema a tre punte? "Casini
e Fini se ne avvantaggeram o più di Berlusconi. A meno che - precisa Mannheimer
- il premier non trovi un argomento comunicativo di forte impatto, come quasi
sempre è riuscito a fare nella sua carnera Per ora non mi pare che l'abbia trovato:
il tema casa non era una cattiva idea, ma non basta"
Più sfumata la valutazione di Maurizio Pessato,
amministratore delegato dell'istituto Swg. "Qualche elemento
positivo lo schema a tre punte ce l'ha, ma si tratta-di un'arma a doppio taglio.
Il nuovo sistema elettorale consente di puntare ad aree di consenso scoperte:
Berlusconi ha gli stessi dati di cui disponiamo noi e sa che una fetta dell'elettorato
di centrodestra - in buona parte azzurro, ma anche di An e detl'Udc - è deluso.
Tuttavia, un buon risultato delle seconde e terze punte può consentire
di recuperare parte dei voti dispersi. Non mancano però i rischi. Il premier
non può dire di "no" a Casini e Fini (i quali devono pensare sia all'oggi
sia al domani), ma non è detto che alla fine prevalga l'armonia: il vero pericolo
è che gli equilibrismi non riescano a oscurare le ambiguità. Il
giochino delle tre punte e dei due tempi ha una sua intelligenza, ma il suo
successo non è scontato". In ogni caso, Casini ne sta già traendo profitto,
per esempio proponendo - come il presidente della Camera ha fatto
nel salotto di Fazio - di fondare la scelta del candidato premier
anche sull'incremento di voti che verrà ottenuto dalle tre punte della
Cdl. Un principio tagliato su misura per una forza politica come l'Udc, che
dal 3,2 per cento del 2001 potrebbe raddoppiare i consensi e posizionarsi intorno
al 6 per cento. "Anche Fini - continua l'amministratore delegato di Swg
- sembra favorito dallo schema a tre punte, ma il partito di cui è presidente
ha il problema di essere sempre sopravvalutato dai sondaggi. In
questa fase An approfitta del ribasso di Forza Italia, che può però recuperare
terreno con una buona campagna elettorale. Anche perché Fini troverà nel suo
partito un limite alla-personalizzazione della campagna, un ostacolo che non
hanno né Beriuseoni né Casini (l'Udc è meno 'partito tradizionale' di An)".
Avanti!, 7-12-2005
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