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dicembre 6, 2005 L'Osservatorio di Renato Mannheimer

Le vere priorità per gli elettori sono criminalità e occupazione

 

Gli elettori indecisi sono sensibili specialmente alla popolarità dei leader (per questo il centrodestra ha adottato le «tre punte») e, ancor più, ai contenuti programmatici. In altre parole, scelgono prevalentemente sulla base della vicinanza delle diverse proposte ai loro interessi (e ai loro valori) e, naturalmente, della fiducia ispirata da chi le avanza. Ma, per essere persuasi, essi debbono anzitutto comprendere appieno i programmi dei partiti: uno dei motivi della vittoria di Berlusconi nel 2001 fu, appunto, l'estrema chiarezza degli impegni presi attraverso il «contratto con gli italiani».
Per questo, le forze politiche sono impegnate oggi a semplificare i programmi, trasformandoli in poche e semplici indicazioni o priorità, seguendo in ciò anche l'invito espresso sul Corriere da Francesco Giavazzi.
Ma quali sono, al riguardo, le tematiche che più interessano ai diversi elettorati? Le priorità espresse evidenziano una sorprendente omogeneità tra i votanti di tutti i partiti. La tematica ritenuta più importante è sempre la stessa: l'occupazione. Con una comprensibile sottolineatura nell'elettorato di sinistra, in particolare tra Ds e Rifondazione. Solo gli elettori della Lega privilegiano le questioni dell'immigrazione e della criminalità. Che rappresentano comunque la seconda materia in ordine di importanza per gran parte degli elettorati, da FI ad An, sino (in misura assai meno accentuata) ai Ds. Addirittura, se si somma la percentuale di chi esprime maggiore preoccupazione per la criminalità con quella di chi sottolinea invece l'urgenza di fronteggiare la minaccia terroristica, si trova che l'insieme dei temi connessi all'ordine pubblico rappresenta in realtà la questione che in assoluto più preoccupa gli italiani. Viceversa, uno dei problemi relativamente meno ricordati è, nell'elettorato di gran parte dei partiti (in particolare Rifondazione e Lega), quello del deficit pubblico. Che invece costituisce uno dei motivi principali che rendono davvero difficile l'intervento sulle altre priorità espresse. E che rappresenta di conseguenza una delle preoccupazioni che maggiormente sottostanno agli «impegni» suggeriti da Giavazzi.
Pur essendo largamente condivisibili, questi ultimi appaiono «difficili» per gli elettori. Sia perché essi faticano a comprendere temi come il valore legale del titolo di studio o la disciplina delle authority. Sia, specialmente, perché sembra esserci nell'opinione pubblica una sorta di distanza «culturale» dalla filosofia che li ispira. Ad esempio, l'indicazione dell'occupazione come problema più importante può sorprendere, in quanto c'è oggi nel nostro Paese un livello occupazionale raramente raggiunto in passato. Ma il disagio espresso dai cittadini riguarda non tanto il posto di lavoro in sé, quanto la stabilità dello stesso. Proprio le nuove forme contrattuali, grazie anche alle quali l'occupazione si è accresciuta, suscitano timori e perplessità. La cultura del «posto fisso» è ancora radicata e «trasversale» in entrambi gli schieramenti. Ciò che potrebbe rendere arduo — e impopolare — prendere esempio dalla Danimarca.

di RENATO MANNHEIMER
dal Corriere - 6 dicembre 2005