home

politiche 2006

regionali 2005

risultati elezioni

governo

congiuntura

forum

archivio

politica on line

RSS

dicembre 5, 2005 Osservatorio Politico di Roberto D'Alimonte

LA PROPOSTA

Paralisi al Senato dopo il voto? Ecco come evitarla

 

I l nuovo sistema elettorale del Senato è un pasticcio. Il problema di fondo è l'assegnazione del premio di maggioranza a livello regionale e non a livello nazionale. Come noto, il premio è tale da assicurare alla coalizione con più voti nella regione un minimo del 55% dei seggi. Esclusi per vari motivi Valle d'Aosta, Trentino-Alto Adige e Molise, i premi in palio sono 17. La combinazione di questi 17 premi regionali configura un meccanismo perverso, capace di generare tre esiti negativi di cui due incerti e uno certo. I primi due sono una maggioranza al Senato diversa da quella della Camera e una maggioranza di seggi non corrispondente alla maggioranza dei voti. Il terzo - l'esito certo - è una maggioranza di seggi inferiore complessivamente al 55% e molto probabilmente poco sopra il 50%+1. Per scongiurare il primo di questi esiti a questo punto non c'è nulla da fare. Non è così per quanto riguarda il secondo e il terzo. Solo vincendo in tutte le regioni una coalizione potrebbe garantirsi una maggioranza complessiva di seggi pari al 55 per cento. Essendo un esito impossibile, va da sé che, chiunque vinca al Senato, si avrà alla fine un Governo sostenuto da una maggioranza risicata, tanto risicata da essere altamente instabile.

Tutti saranno indispensabili, da Clemente Mastella ai senatori a vita per finire con i rappresentanti eletti dagli italiani all'estero.

Alla Camera la situazione è migliore. Chi vince avrà 340 seggi, vale a dire il 54% del totale. Poiché la maggioranza a Montecitorio è di 316 seggi, il futuro Governo potrà contare su un margine di 24 seggi. Non sono molti data la frammentazione del quadro politico, ma sono in ogni caso sufficienti a metterlo al riparo quantomeno dai condizionamenti di micro-partiti e micro-lobby.

Come sia nato questo pasticcio non è del tutto chiaro. E cosa nota invece che il progetto originale di riforma della Casa della libertà prevedeva anche al Senato un premio a livello nazionale. Pare che sia stato il Quirinale a chiedere la modifica di quella norma su suggerimento di qualche costituzionalista preoccupato di una possibile violazione dell'articolo 57 della Costituzione che vuole il Senato eletto «su base regionale». Questa preoccupazione è figlia di una interpretazione eccessivamente restrittiva e formalistica della norma costituzionale. Il pasticcio è nato qui. Per evitare problemi con il Quirinale, la Cdl si è inventata i premi regionali mettendo a repentaglio la governabilità del sistema.

In teoria ci sarebbe ancor tempo per rimediare magari con un accordo su questo unico punto tra maggioranza e opposizione. Alla coalizione che abbia ottenuto più voti in tutte le regioni dovrebbe essere assegnato un premio che, se necessario, le consenta di avere una maggioranza minima garantita di 174 seggi su 315 vale a dire il 55 per cento Questa soluzione è sicuramen te migliore dell'attuale sia da punto di vista costituzionale che dal punto di vista della governabilità. Il Senato sarebbe eletto comunque su base regionale anche con un premio di maggioranza eventuale determinato a livello nazionale ma ripartito regionalmente.

Tra l'altro, solo in questo modo si rispetterebbe veramente la logica del premio che è quella di garantire il raggiungimento di un obiettivo nazionale - un governo con una base parlamentare stabile- che non ha nulla a che vedere con la vittoria di una coalizione nell'una o nell'altra regione. Inoltre, e non è cosa da poco, si eviterebbe il rischio che alla maggioranza dei voti non corrisponda la maggioranza dei seggi. L'altra soluzione possibile, suggerita per primo dall'ex presidente della Corte costituzionale, Gustavo Zagrebelski, sarebbe l'abolizione tout court del premio. Questa soluzione ha due inconvenienti: non è politicamente praticabile e comporta un rischio elevato che al Senato nasca un terzo polo elettorale con conseguente fine del bipolarismo italiano.

Tornare sui propri passi non è mai facile, ma in questo caso sarebbe un atto di grande responsabilità verso il Paese.

ROBERTO D'ALIMONTE

Il Sole 24 Ore 4-12-2005