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LA MASSICCIA partecipazione alle primarie del centrosinistra del 16
ottobre, largamente imprevista (e non da tutti desiderata) ha prodotto,
nel centrosinistra, effetti molto rilevanti, i cui esiti non sono del
tutto chiari. Ha, sicuramente, rafforzato Prodi, come leader del
centrosinistra. Ha rilanciato la prospettiva unitaria. Il Partito
Democratico, dei Riformisti, l´Ulivo. (La capacità di inventare nomi,
nel centrosinistra, negli ultimi anni, è pari solo all´abilità di
tradurli, rapidamente, in motivo di conflitto). Ancora: ha incentivato
il ricorso alle primarie. Come avverrà in Sicilia.
Tuttavia,
il risultato, forse, più importante (e sorprendente) è la mobilitazione
stessa degli elettori di centrosinistra. La "scoperta" della
partecipazione. Non ci credevano in molti. E in molti hanno continuato
a valutarla, anche in seguito, con atteggiamento scettico. Incredulo.
D´altronde, al di là dell´evidenza di quanto è avvenuto, le ragioni e
gli orientamenti, lo stesso profilo sociale e politico della
partecipazione: ci sfuggono. Abbiamo negli occhi le immagini di mille
volti e mille persone. Di lunghe file. Manca un ritratto di gruppo, che
li collochi dentro all´elettorato di centrosinistra. Per capire meglio
da dove provenga questa voglia di votare. Mancano informazioni sugli
elettori delle primarie, in grado di suggerire quale idea del
centrosinistra essi abbiano in mente. Quali modelli organizzativi,
quali scenari politici, quale identità. Le schede compilate dagli
elettori, e consegnate ai seggi, prima del voto, saranno utilizzabili,
forse, fra qualche mese. Ma contengono pochi dati. Per queste ragioni,
abbiamo condotto un sondaggio sugli elettori di centrosinistra,
concentrandoci sulla componente di quanti affermano di aver votato alle
primarie. Dunque, non si tratta di un´indagine sui votanti, ma su
coloro che dicono di aver votato. Un mese e mezzo dopo. Il che,
ovviamente, è diverso, perché esperienze importanti, come le primarie,
"cambiano" i sentimenti delle persone. Fanno vedere le cose
diversamente. Anche per questo, però, il sondaggio assume un
significato particolare. Perché attualizza il valore delle primarie. Alcune fra le indicazioni dell´indagine ci sembrano, a questo proposito, particolarmente interessanti. Dal
punto di vista sociografico: il cosiddetto "popolo delle primarie" si
distingue dagli elettori di centrosinistra che non hanno partecipato
alla consultazione, per la maggiore presenza di persone di età matura,
di pensionati. Per la maggiore incidenza del ceto medio pubblico e
privato (tecnici, dirigenti, insegnanti). Tuttavia, il profilo mantiene
un buon grado di "trasversalità". L´aspetto che lo specifica
maggiormente riguarda l´impegno. Si tratta di elettori con un alto
grado di apertura alla sfera pubblica. Fra coloro che hanno votato alle
primarie, uno su tre afferma di aver partecipato, nell´ultimo anno, a
manifestazioni politiche e di partito; tre volte di più rispetto agli
altri. Il "popolo delle primarie". Ha una posizione politica più
nettamente spostata a "sinistra". Uno su cinque, al suo interno, si
dice incerto su quale partito scegliere, in caso di elezioni. Mentre,
fra coloro che non hanno votato, questo orientamento è più esteso.
Riguarda un elettore su tre. Ciò sottolinea come una parte
significativa di coloro che si riconoscono nel centrosinistra, ma
rifiutano etichette di partito, abbia preferito restare a casa,
eludendo l´occasione delle primarie. Se guardiamo la preferenza di
partito, poi, la partecipazione appare più elevata fra gli elettori
delle formazioni di sinistra. E soprattutto dei Ds. Se ne potrebbe
ricavare l´idea che la grande mobilitazione in occasione delle primarie
sia stata alimentata, in primo luogo, dalla forza ideologica e
organizzativa dei partiti. Soprattutto di sinistra. Il che, in parte, è
vero. Tuttavia, la realtà è più complessa. Perché i votanti delle
primarie mostrano una propensione all´impegno pubblico che si allarga a
ogni ambito. I comitati locali, il volontariato, le associazioni
professionali. E si rivela in ogni occasione. Nelle manifestazioni per
la pace, nelle iniziative di protesta. Si tratta, cioè, di una base
"disposta" e, anzi, orientata a partecipare. Ben oltre i confini dei
partiti. Oggi particolarmente angusti. La sollecitazione a partecipare,
peraltro, più che dall´organizzazione di partito, è favorita dal "clima
sociale", dalle tradizioni territoriali. Come nelle zone rosse, dove
l´identità di sinistra è "abitudine di vita". D´altra parte, la
frazione di coloro che affermano di avere colto informazioni
importanti, ai fini del voto, da esponenti di partito o di altre
organizzazioni politiche, è marginale: 5-6%. Ben più rilevante (circa
il 50%) è il peso di quanti indicano, quale fonte principale, i
media-televisione, giornali. Ma un ruolo significativo sembrano
assumere le cerchie di relazione familiari e personali (per circa il
20%). Se ne ricava l´idea di una partecipazione maturata nell´ambito
della vita quotidiana. In famiglia, fra gli amici. Con cui si
rielaborano e si discutono i messaggi lanciati dai media. Quasi tre
quarti di quanti hanno votato alle primarie dichiarano che altri, nella
loro famiglia, hanno partecipato alla consultazione. Anche le
motivazioni "palesi" del voto denunciano un grado di ideologia e di
identità partitica piuttosto basso. Quattro le ragioni del voto
maggiormente richiamate: 1) la voglia di "protestare contro Berlusconi"
(d´altronde, nel nostro paese da sempre si vota "contro" piuttosto che
"per"); 2) il sostegno al candidato; 3) l´esigenza di manifestare
adesione, ma anche critica al centrosinistra (perché smetta con le
divisioni interne); 4) infine, ma non per l´importanza attribuita dagli
intervistati, la domanda di partecipazione; e, forse, "l´abitudine" a
partecipare. "Perché in democrazia votare è giusto e fa bene". Questa
"mobilitazione inattesa", dunque, appare il seguito della stagione di
partecipazione e di protesta degli ultimi anni. E´ come se le primarie,
al di là dell´obiettivo esplicito che le ispira - scegliere il
candidato premier - avessero gettato un ponte fra i partiti e la
società. E i cittadini, molti cittadini, si fossero precipitati,
affollati, accalcati, per attraversarlo. Come se non attendessero che
un´occasione, un´altra occasione, per "esserci". Le primarie hanno,
dunque, esercitato un´influenza "imitativa" e "galvanizzante" sulla
base sociale del centrosinistra. Tanto che tutti, o quasi, coloro che
hanno votato, in ottobre, ma anche due terzi di coloro che sono rimasti
a casa, affermano che, nel caso venissero ripetute, vi
parteciperebbero. Di più: le primarie hanno rafforzato, fra gli
elettori di centrosinistra, la domanda di unità. Questa
mobilitazione inattesa. Ha mostrato una domanda di partecipazione
estesa, fra gli elettori di centrosinistra. Il che costituisce,
certamente, una risorsa, in vista della prossima campagna elettorale.
Ma può creare anche qualche problema, alla leadership della coalizione.
Che agisce seguendo logiche e interessi di partito. Mentre, alla base,
si è formato un nuovo e diverso partito. Il "partito delle primarie".
Guidato da Prodi. E´ lecito immaginare una convivenza complicata.
ilvo diamanti
Repubblica 02-12-2005
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