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dicembre 2, 2005 Demos

Primarie, il 75% vuole farle ancora

Margherita e Ds fedeli a Prodi. Bertinotti tradito dal 45% del Prc

Una ricerca analizza il boom di partecipazione del 16 ottobre. Un votante su quattro oltre i 65 anni

Alle urne cittadini con un alto tasso di impegno politico. Moltissimi sono andati insieme ad altri loro familiari

Dietro la mobilitazione la spinta dei partiti, ma non solo. C´è anche il desiderio di cogliere un´occasione per "esserci"

Il 15% ha votato per sostenere il suo candidato. Il 26% aveva invece l´obiettivo principale di protestare contro Berlusconi

 

 

LA MASSICCIA partecipazione alle primarie del centrosinistra del 16 ottobre, largamente imprevista (e non da tutti desiderata) ha prodotto, nel centrosinistra, effetti molto rilevanti, i cui esiti non sono del tutto chiari. Ha, sicuramente, rafforzato Prodi, come leader del centrosinistra. Ha rilanciato la prospettiva unitaria. Il Partito Democratico, dei Riformisti, l´Ulivo. (La capacità di inventare nomi, nel centrosinistra, negli ultimi anni, è pari solo all´abilità di tradurli, rapidamente, in motivo di conflitto). Ancora: ha incentivato il ricorso alle primarie. Come avverrà in Sicilia.
Tuttavia, il risultato, forse, più importante (e sorprendente) è la mobilitazione stessa degli elettori di centrosinistra. La "scoperta" della partecipazione. Non ci credevano in molti. E in molti hanno continuato a valutarla, anche in seguito, con atteggiamento scettico. Incredulo. D´altronde, al di là dell´evidenza di quanto è avvenuto, le ragioni e gli orientamenti, lo stesso profilo sociale e politico della partecipazione: ci sfuggono. Abbiamo negli occhi le immagini di mille volti e mille persone. Di lunghe file. Manca un ritratto di gruppo, che li collochi dentro all´elettorato di centrosinistra. Per capire meglio da dove provenga questa voglia di votare. Mancano informazioni sugli elettori delle primarie, in grado di suggerire quale idea del centrosinistra essi abbiano in mente. Quali modelli organizzativi, quali scenari politici, quale identità.
Le schede compilate dagli elettori, e consegnate ai seggi, prima del voto, saranno utilizzabili, forse, fra qualche mese. Ma contengono pochi dati. Per queste ragioni, abbiamo condotto un sondaggio sugli elettori di centrosinistra, concentrandoci sulla componente di quanti affermano di aver votato alle primarie. Dunque, non si tratta di un´indagine sui votanti, ma su coloro che dicono di aver votato. Un mese e mezzo dopo. Il che, ovviamente, è diverso, perché esperienze importanti, come le primarie, "cambiano" i sentimenti delle persone. Fanno vedere le cose diversamente. Anche per questo, però, il sondaggio assume un significato particolare. Perché attualizza il valore delle primarie.
Alcune fra le indicazioni dell´indagine ci sembrano, a questo proposito, particolarmente interessanti.
Dal punto di vista sociografico: il cosiddetto "popolo delle primarie" si distingue dagli elettori di centrosinistra che non hanno partecipato alla consultazione, per la maggiore presenza di persone di età matura, di pensionati. Per la maggiore incidenza del ceto medio pubblico e privato (tecnici, dirigenti, insegnanti). Tuttavia, il profilo mantiene un buon grado di "trasversalità". L´aspetto che lo specifica maggiormente riguarda l´impegno. Si tratta di elettori con un alto grado di apertura alla sfera pubblica. Fra coloro che hanno votato alle primarie, uno su tre afferma di aver partecipato, nell´ultimo anno, a manifestazioni politiche e di partito; tre volte di più rispetto agli altri. Il "popolo delle primarie". Ha una posizione politica più nettamente spostata a "sinistra". Uno su cinque, al suo interno, si dice incerto su quale partito scegliere, in caso di elezioni. Mentre, fra coloro che non hanno votato, questo orientamento è più esteso. Riguarda un elettore su tre. Ciò sottolinea come una parte significativa di coloro che si riconoscono nel centrosinistra, ma rifiutano etichette di partito, abbia preferito restare a casa, eludendo l´occasione delle primarie.
Se guardiamo la preferenza di partito, poi, la partecipazione appare più elevata fra gli elettori delle formazioni di sinistra. E soprattutto dei Ds.
Se ne potrebbe ricavare l´idea che la grande mobilitazione in occasione delle primarie sia stata alimentata, in primo luogo, dalla forza ideologica e organizzativa dei partiti. Soprattutto di sinistra. Il che, in parte, è vero. Tuttavia, la realtà è più complessa. Perché i votanti delle primarie mostrano una propensione all´impegno pubblico che si allarga a ogni ambito. I comitati locali, il volontariato, le associazioni professionali. E si rivela in ogni occasione. Nelle manifestazioni per la pace, nelle iniziative di protesta. Si tratta, cioè, di una base "disposta" e, anzi, orientata a partecipare. Ben oltre i confini dei partiti. Oggi particolarmente angusti. La sollecitazione a partecipare, peraltro, più che dall´organizzazione di partito, è favorita dal "clima sociale", dalle tradizioni territoriali. Come nelle zone rosse, dove l´identità di sinistra è "abitudine di vita".
D´altra parte, la frazione di coloro che affermano di avere colto informazioni importanti, ai fini del voto, da esponenti di partito o di altre organizzazioni politiche, è marginale: 5-6%. Ben più rilevante (circa il 50%) è il peso di quanti indicano, quale fonte principale, i media-televisione, giornali. Ma un ruolo significativo sembrano assumere le cerchie di relazione familiari e personali (per circa il 20%). Se ne ricava l´idea di una partecipazione maturata nell´ambito della vita quotidiana. In famiglia, fra gli amici. Con cui si rielaborano e si discutono i messaggi lanciati dai media. Quasi tre quarti di quanti hanno votato alle primarie dichiarano che altri, nella loro famiglia, hanno partecipato alla consultazione.
Anche le motivazioni "palesi" del voto denunciano un grado di ideologia e di identità partitica piuttosto basso. Quattro le ragioni del voto maggiormente richiamate: 1) la voglia di "protestare contro Berlusconi" (d´altronde, nel nostro paese da sempre si vota "contro" piuttosto che "per"); 2) il sostegno al candidato; 3) l´esigenza di manifestare adesione, ma anche critica al centrosinistra (perché smetta con le divisioni interne); 4) infine, ma non per l´importanza attribuita dagli intervistati, la domanda di partecipazione; e, forse, "l´abitudine" a partecipare. "Perché in democrazia votare è giusto e fa bene".
Questa "mobilitazione inattesa", dunque, appare il seguito della stagione di partecipazione e di protesta degli ultimi anni. E´ come se le primarie, al di là dell´obiettivo esplicito che le ispira - scegliere il candidato premier - avessero gettato un ponte fra i partiti e la società. E i cittadini, molti cittadini, si fossero precipitati, affollati, accalcati, per attraversarlo. Come se non attendessero che un´occasione, un´altra occasione, per "esserci".
Le primarie hanno, dunque, esercitato un´influenza "imitativa" e "galvanizzante" sulla base sociale del centrosinistra. Tanto che tutti, o quasi, coloro che hanno votato, in ottobre, ma anche due terzi di coloro che sono rimasti a casa, affermano che, nel caso venissero ripetute, vi parteciperebbero. Di più: le primarie hanno rafforzato, fra gli elettori di centrosinistra, la domanda di unità.
Questa mobilitazione inattesa. Ha mostrato una domanda di partecipazione estesa, fra gli elettori di centrosinistra. Il che costituisce, certamente, una risorsa, in vista della prossima campagna elettorale. Ma può creare anche qualche problema, alla leadership della coalizione. Che agisce seguendo logiche e interessi di partito. Mentre, alla base, si è formato un nuovo e diverso partito. Il "partito delle primarie". Guidato da Prodi. E´ lecito immaginare una convivenza complicata.

ilvo diamanti

Repubblica 02-12-2005