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Sembrava la panacea a
tutti i mali della Casa delle libertà, la trovata elettorale capace di
far risalire la china nei sondaggi e chiudere il gap con il
centrosinistra. Ma la strategia dell’«attacco a tre punte», con Silvio
Berlusconi, Gianfranco Fini e Pier Ferdinando Casini in competizione
tra di loro, mostra già i suoi limiti. Se i leader cominciano a
litigare tra di loro - come in occasione del bisticcio tra il premier e
il presidente della Camera sulle «illusioni» e gli «illusionisti»
durante il fine settimana - molti osservatori ritengono che l’idea
«vincente» di una campagna competitiva sarà vanificata, e potrebbe
trasformarsi in un boomerang.
«E’ chiaro che se si mettono l’uno
contro l’altro il recupero di quegli elettori che oggi pensano di
astenersi diventa molto più difficile,», spiega Nando Pagnoncelli,
politologo e presidente dell’Ipsos. «Il bacino di voti della Casa delle
libertà cresce se la competizione rimane leale. Ma se si alza il tono,
se si accentuano le differenze, se la coalizione dà la sensazione di
non essere molto coesa, questa strategia può essere penalizzante».
A caccia del bottino Ognuno
dei tre candidati guiderà la propria lista nella prossima tornata
elettorale, e le loro rispettive campagne saranno disegnate in modo
tale da sfruttare al massimo il nuovo sistema proporzionale.
Cercheranno di portare a casa il bottino più alto in quelle che
saranno, di fatto, delle primarie non ufficiali per la designazione del
candidato premier. Ma in un simile contesto, e con tre leader
tutt’altro che opachi in lizza, è ipotizzabile una corsa tra
gentiluomini, tutta sorrisi e gentilezze? «Il vero punto è di
vedere fino a quando Silvio Berlusconi potrà accettare di competere
nell’arena politica con rivali che osano mettersi al suo livello», dice
Piero Ignazi, professore di politica comparata all’Università di
Bologna. «E alla luce delle reazioni meccaniche, se non addirittura
pavloviane cui ci ha da tempo abituati, non credo che potrà resistere
ancora per molto in questa nuova configurazione». Sulla carta la
strategia adottata offre ancora una grossa chance per Berlusconi, che
difficilmente avrebbe potuto recuperare il terreno perso in questi anni
guidando da solo la coalizione di centrodestra. L’impressione diffusa
di politologi e rilevatori d’opinione è che guidando le proprie liste,
sia Fini che Casini dovrebbero essere in grado di attirare più voti di
quanti non ne attirerebbero i loro rispettivi partiti. «Tutti e
due hanno indici di fiducia decisamente alti presso gli italiani»,
spiega Nicola Piepoli, direttore dell’Istituto Piepoli. «Cinquanta per
cento per Casini e addirittura sessantun per cento per Fini, al terzo
posto dopo Ciampi e Montezemolo. Per il centrodestra dovrebbe
effettivamente guadagnare qualcosa». Roberto Weber, presidente
dell’istituto di sondaggi Swg, concorda che sulla carta Fini e Casini
costituiscono «un valore aggiunto» per la coalizione. «Casini viene
percepito come un leader moderato», spiega. «Lui stesso, del resto, fa
grande uso dell’aggettivo “moderato” nei suoi discorsi proprio per
consolidare quell’immagine. Mentre Fini è visto come uno statista
affidabile. E’ sorprendente quanto poco la sua immagine sia stata
offuscata in questi anni. Tutti e due hanno un appeal trasversale e
sono in grado di attirare su di sé elettori indecisi. Berlusconi non è
più un soggetto che magnetizza».
Presidente ridimensionato? Insomma,
sulla carta il premier sarebbe il primo beneficiario di una campagna
elettorale vivace e competitiva. Magari Berlusconi perderebbe qualche
punto a vantaggio di Fini e Casini, ma in compenso resterebbe ancora
leader della coalizione, ancorché ridimensionato. Il che sarebbe
comunque preferibile alla pesante sconfitta elettorale che si profilava
per il centrodestra prima dell’approvazione della nuova legge
proporzionale.
«Se litigano un po’ per far vedere che sono diversi,
allora la strategia delle tre punte offrirà una via d’uscita a quegli
elettori delusi da Berlusconi che non vogliono votare per il
centrosinistra», prevede Renato Mannheimer. «Ma se la competizione si
trasforma in una rissa allora non funziona più». Competere alla pari Berlusconi
sarà in grado di accettare critiche per il bene dell’alleanza? «Tutto è
possibile, ma mi sembra improbabile», conclude Ignazi. E Mannheimer:
«Certo l’elemento umano diventerà molto importante. Perché non è
abituato. Gli conviene competere alla pari perché guadagna voti. Ma ce
la farà il pover’uomo?».
lA STAMPA 29-11-2005
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