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dicembre 1, 2005 La Stampa

L’attacco a tre punte mette in crisi il Polo

LA CAMPAGNA ELETTORALE / I SONDAGGISTI RITENGONO CHE LA RIFORMA, FATTA PER CREARE DIFFICOLTA’ ALL’UNIONE, CREI PROBLEMI ALLA CDL

Nando Pagnoncelli «Se la competizione interna cresce di tono il voto li penalizzerà»
Nicola Piepoli: «Sia il leader Udc sia il vicepremier Fini hanno un alto indice di fiducia dagli italiani»

 

Sembrava la panacea a tutti i mali della Casa delle libertà, la trovata elettorale capace di far risalire la china nei sondaggi e chiudere il gap con il centrosinistra. Ma la strategia dell’«attacco a tre punte», con Silvio Berlusconi, Gianfranco Fini e Pier Ferdinando Casini in competizione tra di loro, mostra già i suoi limiti.
Se i leader cominciano a litigare tra di loro - come in occasione del bisticcio tra il premier e il presidente della Camera sulle «illusioni» e gli «illusionisti» durante il fine settimana - molti osservatori ritengono che l’idea «vincente» di una campagna competitiva sarà vanificata, e potrebbe trasformarsi in un boomerang.
«E’ chiaro che se si mettono l’uno contro l’altro il recupero di quegli elettori che oggi pensano di astenersi diventa molto più difficile,», spiega Nando Pagnoncelli, politologo e presidente dell’Ipsos. «Il bacino di voti della Casa delle libertà cresce se la competizione rimane leale. Ma se si alza il tono, se si accentuano le differenze, se la coalizione dà la sensazione di non essere molto coesa, questa strategia può essere penalizzante».


A caccia del bottino
Ognuno dei tre candidati guiderà la propria lista nella prossima tornata elettorale, e le loro rispettive campagne saranno disegnate in modo tale da sfruttare al massimo il nuovo sistema proporzionale. Cercheranno di portare a casa il bottino più alto in quelle che saranno, di fatto, delle primarie non ufficiali per la designazione del candidato premier. Ma in un simile contesto, e con tre leader tutt’altro che opachi in lizza, è ipotizzabile una corsa tra gentiluomini, tutta sorrisi e gentilezze?
«Il vero punto è di vedere fino a quando Silvio Berlusconi potrà accettare di competere nell’arena politica con rivali che osano mettersi al suo livello», dice Piero Ignazi, professore di politica comparata all’Università di Bologna. «E alla luce delle reazioni meccaniche, se non addirittura pavloviane cui ci ha da tempo abituati, non credo che potrà resistere ancora per molto in questa nuova configurazione».
Sulla carta la strategia adottata offre ancora una grossa chance per Berlusconi, che difficilmente avrebbe potuto recuperare il terreno perso in questi anni guidando da solo la coalizione di centrodestra. L’impressione diffusa di politologi e rilevatori d’opinione è che guidando le proprie liste, sia Fini che Casini dovrebbero essere in grado di attirare più voti di quanti non ne attirerebbero i loro rispettivi partiti.
«Tutti e due hanno indici di fiducia decisamente alti presso gli italiani», spiega Nicola Piepoli, direttore dell’Istituto Piepoli. «Cinquanta per cento per Casini e addirittura sessantun per cento per Fini, al terzo posto dopo Ciampi e Montezemolo. Per il centrodestra dovrebbe effettivamente guadagnare qualcosa». Roberto Weber, presidente dell’istituto di sondaggi Swg, concorda che sulla carta Fini e Casini costituiscono «un valore aggiunto» per la coalizione. «Casini viene percepito come un leader moderato», spiega. «Lui stesso, del resto, fa grande uso dell’aggettivo “moderato” nei suoi discorsi proprio per consolidare quell’immagine. Mentre Fini è visto come uno statista affidabile. E’ sorprendente quanto poco la sua immagine sia stata offuscata in questi anni. Tutti e due hanno un appeal trasversale e sono in grado di attirare su di sé elettori indecisi. Berlusconi non è più un soggetto che magnetizza».


Presidente ridimensionato?
Insomma, sulla carta il premier sarebbe il primo beneficiario di una campagna elettorale vivace e competitiva. Magari Berlusconi perderebbe qualche punto a vantaggio di Fini e Casini, ma in compenso resterebbe ancora leader della coalizione, ancorché ridimensionato. Il che sarebbe comunque preferibile alla pesante sconfitta elettorale che si profilava per il centrodestra prima dell’approvazione della nuova legge proporzionale.
«Se litigano un po’ per far vedere che sono diversi, allora la strategia delle tre punte offrirà una via d’uscita a quegli elettori delusi da Berlusconi che non vogliono votare per il centrosinistra», prevede Renato Mannheimer. «Ma se la competizione si trasforma in una rissa allora non funziona più».
Competere alla pari
Berlusconi sarà in grado di accettare critiche per il bene dell’alleanza? «Tutto è possibile, ma mi sembra improbabile», conclude Ignazi. E Mannheimer: «Certo l’elemento umano diventerà molto importante. Perché non è abituato. Gli conviene competere alla pari perché guadagna voti. Ma ce la farà il pover’uomo?».

lA STAMPA 29-11-2005