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L´insicurezza
accompagna il nostro tempo. Da un lato le paure legate alla
micro-criminalità; il furto in casa, la truffa al bancomat, lo scippo.
Dall´altro i grandi rischi; le guerre, l´insicurezza alimentare e
quella sociale, legata all´incognita lavoro e pensioni. La prima
situazione genera paure quotidiane. La seconda alimenta un sentimento
di incertezza nella prospettiva di vita. E i cittadini appaiono
disorientati, anche nel tracciare le soluzioni possibili. È quanto
emerge dalla ottava indagine dell´Osservatorio sul capitale sociale
curata da Demos per Coop, che ha voluto mappare le inquietudini degli
italiani. La criminalità in Italia viene considerata un fenomeno
«molto» preoccupante dal 45% dei cittadini. Nella zona di residenza la
situazione viene giudicata decisamente meno grave (19%). La componente
che ritiene il fenomeno peggiorato nel corso degli ultimi anni è molto
più ampia: sia in riferimento al livello nazionale (80%), che al
contesto locale (34%). Gli italiani vivono paure diverse: la metà circa
teme un furto in casa, una truffa usando il bancomat o la carta di
credito. Diffusa è anche la paura di cadere vittima di uno scippo o del
furto dell´auto (circa 45%). Minore, invece, è quella di restare
coinvolti in un atto terroristico (33%). Più del terrorismo preoccupano
le minacce legate alla dimensione locale e personale. Generano un
forte senso di vulnerabilità anche questioni di ordine più generale.
L´Osservatorio Demos-Coop rileva infatti la preoccupazione per la
distruzione dell´ambiente (88%) o per lo scoppio di nuove guerre (80%).
Per la sicurezza alimentare, per il rischio ricorrente di epidemie:
oggi quella dei polli, ieri la mucca pazza. Mettono ansia i processi di
globalizzazione, e i risvolti che possono avere sul piano della
sicurezza del lavoro o economica, come la disoccupazione oppure il
timore di non avere la pensione (67%). Sulla base di queste paure
abbiamo individuato quattro diversi gruppi di italiani: gli spaventati
(9%), sono coloro che più accusano l´inquietudine. Il profilo evidenzia
la maggiore presenza di donne, anziani, soggetti a bassa
scolarizzazione, che vivono nelle città più grandi, nel Sud. I
preoccupati: sono il 33% della popolazione. Mostrano un profilo simile
al precedente, ma vivono in città di media dimensione, e sono meno
anziani. Gli inquieti (38%): uomini, giovani o di età medio-alta, con
un titolo di studio elevato, vivono nel Nord e in piccole città. Il 20%
dei cittadini sembra invece essere meno coinvolto da queste paure: li
definiamo sereni. Si caratterizzano in particolare per essere più
giovani (e spensierati). Ma come reagiscono gli italiani alle loro
paure quotidiane? Adottando strategie di protezione. Il 55% afferma di
avere installato, o pensa di farlo, una porta blindata. Il 47% un
sistema di allarme. Una minoranza pensa ad armi o strumenti di difesa
da tenere a casa (16%) o da portare con sé (9%). L´81% degli italiani
si dice favorevole ad aumentare la video-sorveglianza nei luoghi
pubblici, il 38% al monitoraggio delle transazioni bancarie, il 26%
alle intercettazioni, in una logica di scambio tra privacy e sicurezza.
Ma le soluzioni alla criminalità non sono solo di questa natura e
improntate all´ordine pubblico. Infatti lo sgombero senza mediazioni,
di baraccopoli di clandestini, è sostenuta da una minoranza (18%).
Viene invece ribadito il ruolo dell´educazione dei giovani ai valori
della convivenza e del rispetto (46%). O la rimozione delle cause
sociali della criminalità; povertà, disagio, emarginazione (36%). L´inquietudine
degli italiani si lega a due aspetti molto importanti. Da un lato la
prospettiva personale: il sentimento di incertezza verso il futuro
segna il 34% dei sereni e il 64% degli spaventati, che nutrono,
peraltro, anche una minore fiducia negli «altri». Dall´altro lato il
contesto di vita degli uomini spaventati, dove è più bassa la
disponibilità di risorse di capitale sociale: vi sono aree degradate o
scarsamente illuminate. È più limitata la presenza
dell´associazionismo, delle relazioni di vicinato, la possibilità di
incontrare gli altri in luoghi all´aperto, come giardini o piazze.

La Repubblica 27-11-2005
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