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Contrariamente alle attese, nella settimana caratterizzata politicamente dalla approvazione definitiva della legge sulla devolution non si sono registrati flussi di voto a favore del centrodestra, invece è stato il centrosinistra ad incrementare i consensi, raggiungendo la soglia massima del 53%, distaccando così la Cdl di 8.2 punti. L'importante riforma costituzionale, al momento, non ha dunque calamitato nuovo consenso neanche dalla consistente fetta dell'elettorato "indeciso" che conta oggi circa 10 milioni di italiani, cioè quasi uno su 4 degli aventi diritto al voto. Nell'Unione piuttosto si registrano due novità: 1) la crescita dei partiti satelliti alla Lista unitaria, segnata in particolare dall'aumento sia dei Verdi che, raggiungendo il 3.5%, fanno registrare nell'ultimo mese un trend positivo di mezzo punto, sia del nuovo soggetto politico che corre sotto il segno della Rosa nel Pugno (Sdi, Radicali e Nuovo Psi di Bobo Craxi); 2) l'incremento dei voti fa sì che l'Unione si avvicini al 54% e oltre tale soglia potrebbe non scattare il meccanismo del premio di maggioranza, in quanto con questa percentuale la coalizione di centrosinistra otterrebbe i 340 deputati previsti dalla nuova Legge elettorale, senza far ricorso al "premio". Nella Cdl, invece, nonostante il clamore dovuto alla vittoria sulla devolution, la Lega rimane ferma, almeno per ora, al 5%, ed in generale non si nota alcuna effervescenza particolare in relazione al successo ottenuto in Senato sulla riforma appena varata nemmeno tra gli altri partiti della coalizione: An indietreggia di mezzo punto, mentre Udc e Fi restano tendenzialmente stabili. E' da notare, infine, la significativa tenuta della Democrazia Cristiana che, con la forza di un "marchio storico" e senza esposizione mediatica, si posiziona al 2.1% e dopo 12 anni potrebbe avere la possibilità di rientrare in Parlamento.
(La Repubblica.it 21 novembre 2005) [link]
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