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Dal sondaggio commissionato dall’Unità alla Swg emerge che il centrosinistra supera di 7 punti il centrodestra nelle intenzioni di voto: 52, 5 contro 45,5. La lista unitaria Ds-Dl è al 35%, Rc al 7%, l’Udeur all’1%. L’80% degli italiani (88% tra gli elettori di centrosinistra, 67% tra quelli di centrodestra) considera insoddisfacenti le condizioni dell’economia. Per il 39% (37 di centrosinistra, 33 di centrodestra) sono destinate a peggiorare in futuro. Solo il 34% del campione è d’accordo con la devolution, mentre il 59% (78 dell’Unione, 24 della CdL) è in disaccordo. Al Sud il disaccordo sale al 74% e nelle Isole al 65%. Le probabilità di vittoria del centrosinistra guidato da Prodi sono del 57%, quelle del centrodestra guidato da Berlusconi del 43%. Solo il 28% degli italiani ritiene efficace l’azione del governo, per il 46% (33 di centrodestra) è poco efficace, per il 26% (5 di centrodestra) non lo è per niente. Solo il 25% (5 a sinistra, 62 a destra) ha fiducia nella maggioranza di governo, mentre il 37% (58 e 12) ha fiducia nelle forze politiche di opposizione. Quella in Berlusconi scende al 23% (4 a sinistra, 62 a destra), laddove in Prodi hanno fiducia il 39% degli intervistati (65 contro 7). Le intenzioni di voto vedono il nuovo soggetto Sdi-Radicali al 2,5% come i Verdi e Di Pietro, Pdci all’1,5%. Ancora da collocare il Nuovo Psi che vale l’1%.
ROBERTO WEBER C’è una nitida e progressiva debolezza di leadership Il gradimento del premier è ancora più basso di quello per il suo governodi Federica Fantozzi/ Roma
Roberto Weber, qual è il dato più rilevante del sondaggio effettuato dal suo istituto? «Al momento il governo ha un livello di gradimento più alto di Berlusconi: è un classico segnale di difficoltà del leader. La normalità vorrebbe la fiducia alla compagine governativa più bassa di quella al premier». Invece il 28% degli italiani ritiene efficace l’azione governativa, il 25% ha fiducia nella maggioranza e solo il 23% in Silvio Berlusconi. Come lo spiega? «Si evidenzia una nitida e progressiva debolezza di leadership. Berlusconi è al punto più basso della sua popolarità, forse era sceso così subito dopo le elezioni di maggio». Anche la soddisfazione nelle condizioni economiche del Paese è bassa: appena il 14%. «L’ultimo quadrimestre di quest’anno registra la situazione economica più bassa. Qualche mese fa le previsioni di miglioramento avevano dato qualche segnale positivo ma adesso è di nuovo giù». Motivi? «Due. L’opinione pubblica non crede che ci siano elementi di ripresa, non pensa che l’economia tornerà a marciare. E c’è la convinzione che questo governo non sia comunque in grado di accompagnare una ripresa». Per questo la fiducia nell’opposizione è così alta? «In questo ultimo trimestre è 15 punti sopra quella al governo. È una sorpresa perché fino a maggio la fiducia era uguale. Mentre prima era il governo a riscuotere più credibilità dell’opposizione». Cosa pensano gli italiani della devolution? «Il gradimento non è mai stato così basso: 34% contro il 59 di scontenti. Al Nord il 42 contro il 49: 7 punti di distacco quando pochi mesi fa c’era quasi parità tra contenti e scontenti». Forse non pensavano che la riforma sarebbe diventata realtà? «Sicuramente questo, più l’incertezza sul futuro che la nuova legge crea. Ma c’è anche la percezione che il federalismo sia stato voluto da una forza di governo e non dall’intera coalizione. Infatti la Lega è alta nelle intenzioni di voto: 6% contro il 5 dell’anno scorso». L’Unione è al 52,5% contro il 45,5 della CdL. Un vantaggio ampio, ma stabile? «Dalle Regionali in poi si è creato un gap a favore dell’Unione che si è ampliato progressivamente. Da maggio è stabile a 7 punti di differenza. La partita non è chiusa: il vantaggio è costante e solido, ma credo che la CdL recupererà accorciando il distacco». Forza Italia al 18% non sta poi così male... «Il fatto nuovo nella CdL è proprio che FI ha smesso di perdere consensi. Noi avevamo la sensazione che potesse scendere sotto quella cifra, invece si è fermata». Gli indecisi sono al 14%: chi può pescare in questo bacino? «Sono pochi, oscillano tra il 10 e il 15%. La novità è che sembrano ugualmente ripartiti tra centrodestra e centrosinistra. Dunque non c’è una “nebulosa” a destra, il recupero potenziale è per entrambi». Nelle intenzioni di voto il listone Ds-Margherita veleggia sul 35%. «È un dato altissimo, vediamo se tiene o se l’eventuale contenimento della sconfitta da parte del centrodestra andrà a scalfire la lista unitaria». Azzurri a parte, che succede nella CdL? «È stupefacente il 2% della Dc, frutto di rimescolamenti interni a spese di FI e Udc. An non cresce. Fini viene percepito come il leader più affidabile di quella coalizione ma il partito ha un potenziale che ancora non riesce a esprimere. Ma se non ora, verrà un tempo per loro». L’Udc al 6,5%: lontano dalle due cifre bramate dal neo-segretario Cesa, ma niente crollo dopo la sconfitta della linea folliniana. «Linee e segretari sono cose percepite dagli esperti di politica. L’opinione pubblica vede la chiave di moderazione del partito. Hanno incamerato voti forzisti, ma le due cifre restano lontane». Non è poco l’1% per l’Udeur dopo l’affermazione di Mastella alle primarie? «È la loro cifra da sempre. Sono un partito regionalizzato: molto forti in Molise, Campania, Basilicata». Il 39% degli italiani ha fiducia in Prodi: molti o pochi? «È un dato buono, ma meno di quanto dovrebbe avere o almeno di quanto verrebbe da pensare dopo i 3 milioni delle primarie. Le leadership nel centrosinistra hanno carattere abbastanza plurale: Prodi è il fulcro all’interno di una pluralità di leader riconosciuti». da l'Unità - 20 novembre 2005
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