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ROMA «Gli italiani di devolution non ne sanno un c....»: parola di Nicola Piepoli. Espressione un po' forte, forse, ma suffragata dai numeri: nove cittadini su dieci (otto secondo alcuni sondaggisti) navigano nell'ignoranza più cupa in fatto di riforma costituzionale dello Stato in senso federale. Ma quello sparuto 10% che ne sa qualcosa, a sorpresa, si dichiara favorevole al decentramento dei poteri dello Stato ed è pronta a votare sì al referendum che dovrà convalidare - o bocciare - la devolution. Una posizione in netta controtendenza rispetto alle aspettative, che però trova ampio riscontro nei sondaggi. «L'atteggiamento della gente è di sostanziale favore a un passaggio di poteri alle Regioni», secondo Renato Mannheimer, presidente dell'Istituto di studi sulla pubblica opinione, «pur mantenendo un controllo centrale dello Stato». I dati di Mannheimer, in sostanza, fotografano una maggioranza relativa di italiani propensa a ripartire a metà la sovranità tra Stato e Regioni. «Pur essendo scemato negli ultimi anni l'entusiasmo per il decentramento», premette il presidente dell'Ispo, «i più restano a favore di una scelta intermedia tra potere assoluto delle Regioni e potere assoluto dello Stato. Anche se la maggioranza degli italiani», chiosa Mannheimer, «si disinteressa totalmente - e giustamente - di tutte le technicalities, che competono di fatto al Parlamento». La fetta dei cittadini a digiuno di federalismo e costituzione occupa quasi tutta la torta Italia, o almeno otto decimi, a seconda dei sondaggi. UNO SU DIECI MASTICA DI DEVOLUTION A sentire Bruno Poggi, direttore dell'Istituto Poggi & Partners, «meno del 10% degli italiani mastica di devolution». Tutti gli altri «si disinteressano totalmente, non solo di riforma costituzionale», precisa, «ma anche di legge elettorale e di ogni materia giuridico-istituzionale in genere». Quei pochi che seguono il dibattito sulla devolution, «si allineano ideologicamente ai loro schieramenti politici di appartenenza», spiega Poggi, «e non c'è una preponderanza dei favorevoli rispetto ai contrario viceversa». I1 che, secondo il sondaggista, «rende tutt'altro che scontato l'esito del referendum confermativo». REFERENDUM "FIFTY-FIFTY" Conferma Piepoli: «Non è affatto detto che il centrosinistra vinca il referendum». Se si votasse oggi, secondo il direttore dell'Istituto Piepoli, il risultato sarebbe «fifty-fifty». Una previsione che trova concorde anche Maurizio Pessato, direttore di Swg: «Non ci giurerei mica sull'esito negativo di questo referendum», avverte Pessato, per la ragione opposta rispetto a quella sostenuta da Poggi. «Anche se molti si faranno condizionare dai partiti che sostengono», precisa, «ci saranno fasce svincolata dagli schieramenti che seguiranno le proprie convinzioni sulla devolution o non andranno a votare proprio al referendum» Insomma, «la situazione è molto più mossa del previsto», sintetizza il direttore di Swg. Secondo lui, «il vero termometro sarà il dopo-elezioni, perché passato il 9 aprile, il condizionamento politico sarà molto minore». ZERO INFORMAZIONE Un titolo tutti i sondaggi lo danno forte e chiaro: devolution, questa sconosciuta. «Gli italiani non ne hanno proprio idea», giura Piepoli, «perché nessuno gliel'ha comunicata». Ecco l'altra osservazione che trova concordi tutti i sondaggisti. «Il centrodestra non ha fatto nessuna campagna d'informazione, nemmeno su questioni che avrebbero un impatto elettoralmente molto positivo, come la riduzione del numero dei parlamentari apportata dalla devolution», osserva Poggi. Perciò, sia lui sia Alessandra Ghisleri di Euromedia Research sottolineano l'importanza di «motivare la gente» ad andare a votare al referendum confermativo. «Sarà compito della maggioranza fare una buona informazione sulla nuova Costituzione», suggerisce la Ghisleri, «perché la confusione rischia di inficiare tutti gli effetti positivi che la devolution può apportare al centrodestra in termini di voti». Secondo i suoi rilevamenti, la popolazione italiana sulla devolution è così suddivisa: c'è un 60% di ignoranti (il 10% dei quali hanno provato senza risultato a dare una risposta), mentre la fetta di quelli che si dichiarano padroni della materia oscilla tra il 30% e il 40%. «Ma di questi», precisa la Ghisleri, «più del 10% dimostra di attribuire un significato distorto alla devolution, come "qualcosa che divide l'Italia». A conti fatti, «quelli che hanno una corretta cognizione del senso della riforma federale dello Stato sono poco più del 20%», calcola la sondaggista. FOBIA DEL DECENTRAMENTO AL SUD Ma l'analisi di Euromedia Research evidenzia un altro atteggiamento diffuso tra gli italiani, oltre all'ignoranza: la paura. «La gente è un po' spaventata dalla devolution», rivela la Ghisleri, che individua due ordini di ragioni. «Al Sud vivono il decentramento di poteri come un distacco da Roma che comporta il venir meno di un supporto economico vitale», spiega, «mentre è la divisione di una situazione di unità a spaventare il resto della gente. Ad ogni modo, aspettiamoci di tutto dai referendum», avverte, «perché gli italiani tendenzialmente sono pronti a scommettere sul cambiamento». Barbara Romano 18/11/2005 - "LIBERO QUOTIDIANO", Pag. 2
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