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novembre 18, 2005 Libero

L'INFLUENZA DEI VESCOVI

LE PREDICHE DI DON CAMILLO NON SPOSTANO VOTI

gli interventi del presidente della Cei non mutano le intenzioni elettorali, anche perché puntano più al legislatore. I sondaggisti: fedeli divisi a metà tra destra e sinistra

 

ROMA La Chiesa fa politica? Il cardinale Camillo Ruini, presidente della Cei (la Conferenza episcopale Italiana) scende in campo e vuole formare un partito tutto suo? Sono le accuse, dirette o indirette, che piovono sul Vaticano e le sue gerarchie, ogni volta che c'è un intervento su temi "caldi", a partire della pillola abortiva, sino ai fondi da destinarsi alle famiglie. E a proposito dell'ormai famosa pillola, farà rumore l'ultimo intervento del presidente della Margherita, Francesco Rutelli, che si è detto «favorevole alla sperimentazione della pillola Ru486, perché tocca ai medici e non ai politici decidere».

Ma stiano tranquilli, quelli che ne temono l'influenza politica a tutto campo. Don Camillo parla, si fa sentire ma non sposta voti. Almeno a detta dei sondaggisti.

Una cosa è chiara, e certo non da oggi: è tramontata l'idea di una unità politica dei cattolici, mentre si accentua la trasversalità e la frammentarietà della loro presenza nello schieramento partitico. Lo ricorda Nando Pagnoncelli, amministratore delegato della società di sondaggi Ispos, insieme al fatto che «su alcuni temi la voce della Chiesa, oggi più forte, incontra effettivamente la domanda di chiarezza e di una "guida morale" che emerge dalla gente». Poi cita i risultati di un recente sondaggio, effettuato su un campione piuttosto ampio, proprio dall'Ipsos. «Consideriamo che il 30 per cento dichiara di andare a messa tutte le domeniche, perciò li classifichiamo come "fedeli"; il 45 per cento non ci va regolarmente, e sono "i tiepidi"; il 24 per cento non è praticante», spiega. «Di quella parte definita "i fedeli", il 38 per cento, andando al voto adesso, ancora con il sistema maggioritario, dichiara che voterebbe per il centrodestra, il 38 per cento per il centrosinistra, il 24 per cento non voterebbe affatto». Tra i "tiepidi", il 35 per cento si schiera con il centrosinistra, il 39 per centrodestra e il 26 per cento non andrebbe alle urne; i non praticanti sono al 63 per cento elettori del centrosinistra, al 20 per cento del centrodestra e il 17 per cento non voterebbe». Più significativa ancora la cosiddetta "autocollocazione" politica: «I "fedeli" si dichiarano per l'11 per cento di sinistra, per il 17 per cento di centrosinistra, per il 19 per cento di, centro, altrettanti per il centrodestra, per il 12 per cento a destra, mentre il 22 per cento non si colloca per' niente». Da ricordare che il settimanale "Famiglia Cristiana", in un suo sondaggio citato dal segretario dei Ds Piero Frisino, sostiene che il 27 per cento dei credenti vota per i diessini.

Ma le parole di Ruini «possono avere un effetto, nel senso che un richiamo ai valori più profondi, e radicati nella gente, potrebbe avere un ripensamento sul voto», si dice invece convinta Alessandra Ghisleri di Euromedia Research. Nel senso che «il voto dei cattolici è un ago della bilancia, oscilla, ma in termini di coalizioni. Ossia, dentro gli schieramenti opposti può determinare un rafforzamento dell'area centrista, in cui si concentra maggiormente la presenza cattolica più identificabile».

Tutto sommato, però, «esiste una netta separazione tra il piano più schiettamente politico e quello dei valori», sostiene ancora Pagnoncelli, «il che significa che gli italiani non votano secondo direttive morali. Lo dimostrerebbe anche un altro sondaggio che abbiamo effettuato: il 60 per cento degli intervistati si dicono favorevoli all'introduzione dei Pacs (patti civili di solidarietà per le coppie di fatto). E tra di loro molti si sono dichiarati "cattolici"».

Del resto, «l'influenza che la Chiesa vorrebbe esercitare, probabilmente, è sul piano legislativo, piuttosto che sul voto», sostiene Maurizio Pessato, della Swg. «Insomma, ho l'impressione che si esageri il presunto peso del cardinale Ruini sul futuro voto. Lui, come le alte gerarchie della Chiesa, lavora appunto per influenzare la direzione delle leggi su campi specifici, come è stato per la legge sulla fecondazione assistita». Però, se proprio dovessimo azzardare a fare cifre, a quantificare, si potrebbe dire che «Ruini parla e il centrodestra lo ascolta per un buon 60 per cento». Comunque, è vero che «negli ultimi tempi i cattolici hanno acquistato un maggior peso all'interno dei vari partiti», specifica Pessato, anche se «questo fatto non è legato agli interventi specifici del Papa o del presidente della Cei». Piuttosto, invece, è legato ad una rinascita della spiritualità nel mondo, e dunque, anche nel nostro Paese, e anche, sempre secondo Pessato, «al forte fascino esercitato dalla figura e dal carisma di Giovanni Paolo II». Questo significa un'altra cosa, a parere dei sondaggisti interpellati: ai leader politici esibire posizioni filo-cattoliche servirebbe ad accreditarsi come moderati in genere, più che come cattolici tout court. E se la Chiesa acquista forza sul piano della "guida spirituale", sembra perderne su quello dell'organizzazione, della militanza quotidiana. Ma questo è un'altra storia, rigorosamente d'Oltretevere.

Caterina Maniaci

 LIBERO del 16/11/2005