|
ROMA La Chiesa fa politica? Il cardinale Camillo Ruini, presidente
della Cei (la Conferenza episcopale Italiana) scende in campo e vuole formare
un partito tutto suo? Sono le accuse, dirette o indirette, che piovono sul Vaticano
e le sue gerarchie, ogni volta che c'è un intervento su temi "caldi",
a partire della pillola abortiva, sino ai fondi da destinarsi alle famiglie.
E a proposito dell'ormai famosa pillola, farà rumore l'ultimo intervento del
presidente della Margherita, Francesco Rutelli, che si è detto «favorevole alla
sperimentazione della pillola Ru486, perché tocca ai medici e non ai politici
decidere».
Ma stiano tranquilli, quelli che ne temono l'influenza politica
a tutto campo. Don Camillo parla, si fa sentire ma non sposta voti. Almeno a
detta dei sondaggisti.
Una cosa è chiara, e certo non da oggi: è tramontata l'idea
di una unità politica dei cattolici, mentre si accentua la trasversalità e la
frammentarietà della loro presenza nello schieramento partitico. Lo ricorda
Nando Pagnoncelli, amministratore delegato della società di sondaggi
Ispos, insieme al fatto che «su alcuni temi la voce della Chiesa, oggi più forte,
incontra effettivamente la domanda di chiarezza e di una "guida morale"
che emerge dalla gente». Poi cita i risultati di un recente sondaggio, effettuato
su un campione piuttosto ampio, proprio dall'Ipsos. «Consideriamo che il 30
per cento dichiara di andare a messa tutte le domeniche, perciò li classifichiamo
come "fedeli"; il 45 per cento non ci va regolarmente, e sono "i
tiepidi"; il 24 per cento non è praticante», spiega. «Di quella parte definita
"i fedeli", il 38 per cento, andando al voto adesso, ancora con il
sistema maggioritario, dichiara che voterebbe per il centrodestra, il 38 per
cento per il centrosinistra, il 24 per cento non voterebbe affatto». Tra i "tiepidi",
il 35 per cento si schiera con il centrosinistra, il 39 per centrodestra e il
26 per cento non andrebbe alle urne; i non praticanti sono al 63 per cento elettori
del centrosinistra, al 20 per cento del centrodestra e il 17 per cento non voterebbe».
Più significativa ancora la cosiddetta "autocollocazione" politica:
«I "fedeli" si dichiarano per l'11 per cento di sinistra, per il 17
per cento di centrosinistra, per il 19 per cento di, centro, altrettanti per
il centrodestra, per il 12 per cento a destra, mentre il 22 per cento non si
colloca per' niente». Da ricordare che il settimanale "Famiglia Cristiana",
in un suo sondaggio citato dal segretario dei Ds Piero Frisino, sostiene che
il 27 per cento dei credenti vota per i diessini.
Ma le parole di Ruini «possono avere un effetto, nel senso
che un richiamo ai valori più profondi, e radicati nella gente, potrebbe avere
un ripensamento sul voto», si dice invece convinta Alessandra Ghisleri
di Euromedia Research. Nel senso che «il voto dei cattolici è un ago della bilancia,
oscilla, ma in termini di coalizioni. Ossia, dentro gli schieramenti opposti
può determinare un rafforzamento dell'area centrista, in cui si concentra maggiormente
la presenza cattolica più identificabile».
Tutto sommato, però, «esiste una netta separazione tra il
piano più schiettamente politico e quello dei valori», sostiene ancora Pagnoncelli,
«il che significa che gli italiani non votano secondo direttive morali. Lo dimostrerebbe
anche un altro sondaggio che abbiamo effettuato: il 60 per cento degli intervistati
si dicono favorevoli all'introduzione dei Pacs (patti civili di solidarietà
per le coppie di fatto). E tra di loro molti si sono dichiarati "cattolici"».
Del resto, «l'influenza che la Chiesa vorrebbe esercitare,
probabilmente, è sul piano legislativo, piuttosto che sul voto», sostiene Maurizio
Pessato, della Swg. «Insomma, ho l'impressione che si esageri il presunto
peso del cardinale Ruini sul futuro voto. Lui, come le alte gerarchie della
Chiesa, lavora appunto per influenzare la direzione delle leggi su campi specifici,
come è stato per la legge sulla fecondazione assistita». Però, se proprio dovessimo
azzardare a fare cifre, a quantificare, si potrebbe dire che «Ruini parla e
il centrodestra lo ascolta per un buon 60 per cento». Comunque, è vero che «negli
ultimi tempi i cattolici hanno acquistato un maggior peso all'interno dei vari
partiti», specifica Pessato, anche se «questo fatto non è legato agli interventi
specifici del Papa o del presidente della Cei». Piuttosto, invece, è legato
ad una rinascita della spiritualità nel mondo, e dunque, anche nel nostro Paese,
e anche, sempre secondo Pessato, «al forte fascino esercitato dalla figura e
dal carisma di Giovanni Paolo II». Questo significa un'altra cosa, a parere
dei sondaggisti interpellati: ai leader politici esibire posizioni filo-cattoliche
servirebbe ad accreditarsi come moderati in genere, più che come cattolici tout
court. E se la Chiesa acquista forza sul piano della "guida spirituale",
sembra perderne su quello dell'organizzazione, della militanza quotidiana. Ma
questo è un'altra storia, rigorosamente d'Oltretevere.
Caterina Maniaci
LIBERO del 16/11/2005
|