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novembre 12, 2005 Europa

Una Sicilia in bilico

 

La Sicilia, lo sappiamo tutti molto bene, è una terra infida dal punto di vista elettorale, sia per quanto riguarda la stima delle intenzioni di voto, sia per quanto riguarda la "stabilità" del comportamento di voto stesso.

La difficoltà di prevedere il comportamento di voto dei siciliani è stata in più riprese sottolineata da numerosi esperti degli istituti- demoscopici, a cominciare dal famoso caso di Arnone ad Agrigento.

Come si ricorderà il candidato verde, incorsa per la carica di sindaco nel 1993, venne incoronato primo cittadino dalle interviste effettuate all'uscita dei seggi (gli exit polis) e, il giorno seguente, si trovò perdente sia pure per una manciata di voti reali.

Da allora si sono succedute numerose occasioni in cui gli orientamenti di voto, raccolti nelle giornate precedenti la con sultazione, risultavano spesso ribaltati dal l'effettivo comportamento degli elettori. Buon ultimo, il caso delle scorse regionali, quando il potenziale di Cuffaro veniva costantemente sottostimato rispetto a quel lo di Orlando.

E, per uno studioso dei sondaggi come me, è una situazione altamente seccante, visto che le prime rilevazioni demoscopiche "serie" effettuate in Italia sono avvenute propria in Sicilia, negli ultimi mesi della seconda guerra mondiale, fornendo risulta ti molto attendibili. Ma tant'è: le cose cambiano. Forse i siciliani sono diventati meno sinceri, oppure il tasso di incertezza di voto appare sempre meno elevato di quanto sia realmente.

Anche dal punto di vista del comportamento di voto, gli elettori isolani paiono sottrarsi alle logiche prevalenti nel resto d' Italia, e non "ubbidiscono" alla regola ferrea della fedeltà leggera Semplicemente, quote molto ampie di elettori mutano il proprio voto da un'occasione alla successiva, con scarse probabilità, da parte degli studiosi, di capirne fino in fondo le motivazioni sottostanti. Non riconducibili, se non in piccola parte, a fenomeni di stampo illegale.

Per il centrosinistra, infine, la Sicilia rappresenta da ormai quasi cinque anni una ferita drammaticamente aperta: da quando si verificò il ben noto "cappotto' di 61 a 0 in favore della Cdl alle politiche del 2001, la volontà di rivincita regna sovrana nella coalizione di opposizione nazionale e regionale.

Per tentare di riuscire a sconfiggere l'attuale presidente Cuffaro, nell'Unione si è scatenatala consueta lite tra i differenti modi di pensare all'elettorato siciliano. Da una parte cè chi ritiene, come fanno i sostenitori di Rita Borsellino, che uri offerta chiaramente alternativa all'attuale sistema dipotere abbia maggiore appeal tra la popolazione elettorale: una proposta che dovrebbe significare una decisa svolta nella gestione della cosa pubblica, "riassunta" in un nome emblematico della lotta alla mafia.

Dall'altra cè chi viceversa ritiene, come fanno i sostenitori di Ferdinando Latteri, che si debba puntare su un'offerta di "discontinuità" meno evidente, più rassicurante per un elettorato notoriamente restio a scelte radicali: cercando quindi di convincere in primo luogo gli insoddisfatti, indecisi se proseguire a sostenere un governo locale che, secondo l'opposizione, non ha certo brillato in una conduzione corretta della cosa pubblica. .

Secondo i primi si vincerebbe meno difficilmente con una proposta chiaramente alternativa, puntando sull'orgoglio di una rinascita siciliana; secondo gli altri sarebbe più semplice vincere assecondando l'elettorato più moderato proponendo loro una figura meno radicale, più rassicurante.

Lo scontro, come spesso accade, è tra una visione più strategica, di lungo respiro, che darebbe un chiaro segnale di mutamento di medio periodo (ma con qualche difficoltà nel breve); ed una visione più tattica, più consapevole dei rischi immediati di riconferma dell'attuale presidente, che potrebbe porre basi più mediate per un possibile mutamento futuro (ma con qualche riserva sull'effettivo mutamento di rotta).

Sembrano quasi riproporsi, in questa occasione, le due visioni che hanno determinalo in qualche modo l'impasse della proposta unitaria qualche mese fa: un desiderio di impatto forte da una parte, una lenta preparazione del cambiamento dall'altra.

Non è dato sapere, ovviamente, da che parte stia la ragione e da quale il torto. Resta invece chiaro un torto comune ad entrambi i contendenti: la ritrovata litigiosità all'interno del centrosinistra ha già portato ad un sintomatico calo di fiducia nell'offerta complessiva dell'Unione, da parte dell'elettorato italiano.

PAOLO NATALE

EUROPA 11-11-2005