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La questione è delicatissima. Non a caso buona parte dei
politici preferisce non parlarne. E, spesso, coloro che lo fanno
la prospettano (giustamente) con grande cautela. Ma l'idea
che si possa/debba rivedere (o abolire) il concordato è
relativamente diffusa nell'elettorato italiano. In una
minoranza, certo: ma numericamente assai consistente. Più del
40% ritiene infatti che una revisione dell'accordo siglato
a suo tempo tra lo Stato italiano e la Chiesa sia quantomeno
«opportuna». E più di un italiano su cinque si spinge ad
affermare che si tratterebbe di un provvedimento «molto
opportuno». C'è, come sempre accade, una differenza di
opinioni tra l'elettorato di centrodestra e quello di
centrosinistra. Quest'ultimo è sostanzialmente più
favorevole alla modifica (o alla abolizione) del concordato: tra
chi vota per i partiti dell'opposizione questa opinione
supera, seppur di poco, il 50%. Viceversa, tra i votanti per la
CdL la maggioranza relativa sostiene che una revisione sia poco
opportuna. Ma, anche in quest'ambito, grossomodo uno su tre
(con una particolare accentuazione tra gli elettori della Lega,
ove superano il 40%) si dichiara viceversa a favore. In realtà,
com'era forse prevedibile, la diversità di atteggiamento
non dipende tanto dalla forza politica di appartenenza, quanto
dall'esistenza di un riferimento più o meno stretto al
cattolicesimo. Si sa che la presenza dei cattolici è
«trasversale» tra i diversi partiti. Si definisce
religioso/praticante grossomodo un terzo dell' elettorato
di FI, di An, della Margherita. E più di un quinto di quello
della Lega, dei DS, di Rifondazione. L'orientamento
favorevole alla revisione (o alla abolizione) del concordato è
registrabile nella maggioranza assoluta di quanti -
indipendentemente dall'orientamento politico - dichiarano
di non andare "mai" alle funzioni religiose. Tra chi,
viceversa, afferma di frequentare, anche raramente, la Chiesa,
risulta maggioritaria l'opinione opposta. Con una intensità
crescente al crescere della assiduità nella pratica religiosa.
Il 70% del segmento che afferma di recarsi in Chiesa «una o più
volte alla settimana» è contrario a rivedere il concordato. Ma,
persino tra costoro, più del 25% vorrebbe comunque un
ripensamento al riguardo. E' un'altra conferma della
misura in cui questo tema provoca fratture — anche profonde —
all'interno di tutti i partiti, a destra come a sinistra. E
che, per questo motivo, è considerato dirompente. Troppo per
poter essere affrontato in questo momento.
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