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novembre 6, 2005 Osservatorio Politico di Roberto D'Alimonte

TRE CORREZIONI PER UN SISTEMA PIU' GOVERNABILE E BIPOLARE

 

Ormai è chiaro che la riforma elettorale passerà. Tra l'altro al Senato si voterà a scrutinio palese e questo non lascia spazio a sorprese dell'ultima ora. Su quale sia il rischio di paralisi parlamentare, qualora la legge passasse nella versione attuale, si è già scritto (si veda Il Sole-24 Ore del 27 ottobre). Ma la strada dell'ostruzionismo a oltranza seguita finora dall'opposizione non porta da nessuna parte. A questo punto il centrosinistra farebbe bene a valutare seriamente la possibilità di migliorare la legge approfittando dei timidi, ancorchè contraddittori, segnali di disponibilità giunti nei giorni scorsi dalla maggioranza di Governo. Gli emendamentifiume e gli emendamenti-trappola non servono. Potrebbero servire, invece, tre correttivi mirati su altrettanti aspetti critici della riforma.

Premio di maggioranza. Va aumentato. Alla Camera il premio di maggioranza corrisponde al 54% dei seggi; al Senato è fissato sulla carta al 55% ma, in pratica, difficilmente supererà il 52% a causa della sua distribuzione per regione. Sono percentuali troppo basse per assicurare un'effettiva governabilità in un contesto di elevata frammentazione partitica. Con margini di maggioranza così risicati qualunque governo sarebbe alla mercé del potere di condizionamento anche di partiti e :dì-;Ibbby rappresentativi di miao-iríEétgssi. Uno degli argo menti della -maggioranza di Governo a sostegno cena norma ,e - la sua derivazione dalla "legge'Tatarella" che ha introdotto a livello regionale il premio di maggioranza. Ebbene, perché non copiare fino in fondo le Regioni e prevedere che il premio possa salire al 60% se la coalizione vincente ottiene più del 45% dei voti? Tra l'altra accettando questa modifica la Cdl dimostrerebbe di non volere questa riforma perché convinta di perdere le prossime elezioni.

Il voto di coalizione. Occorre introdurre un voto per la coalizione accanto a quello per il partito. Anche questa è una caratteristica dei sistemi elettorali delle Regioni a statuto ordinario. Visto che il premio di maggioranza va alla coalizione, sarebbe corretto dare all'elettore la possibilità di esprimere sia un voto al partito che un voto alla coalizione, al suo programma e al suo leader. Questo elemento rafforzerebbe l'identità delle coalizioni, il vincolo tra i partitì alleati e, -quindi, il bipolarismo. Non solo. Esso darebbe ai tanti elettori che fanno fatica a riconoscersi nei singoli partiti la possibilità di votare il soggetto-coalizione. Alle ultime elezioni regionali più di tre milioni di elettori (l'8,1% dell'elettorato e il 12% dei voti validi) hanno scelto di votare solo il candidato presidente espresso da Cdl e Unione senza votare liste di partito. È una scelta di voto diffusa sia a sinistra che a destra e diffusa soprattutto nelle grandi metropoli. A Milano alle ultime regionali la scelta di voto alla sola coalizione ha toccato il 23% dei voti validi. Lo stesso dato per tutta la Lombardia è il 17,2 per cento.

I voti delle liste. Sarebbe bene eliminare la possibilità che i voti delle liste sotto la soglia del 2% alla Camera e del 3% al Senato concorrano all'assegnazione del premio di maggioranza. L'attuale norma è un incentivo alla proliferazione di liste locali dì ogni genere create al solo scopo di incanalare voti verso la coalizione. Non è in questo modo che si incentiva la partecipazione elettorale. In questo modo si favorisce solo il degrado del sistema partitico. Abbiamo tutti sotto gli occhi quello che succede nelle Regioni dove esiste una norma simile. Liste come Forza Roma o Forza Lazio non hanno ragione di essere né a livello di elezioni regionali né tanto meno a livello di elezioni per il Parlamento nazionale.

Il Solre 24 Ore, 01-11-2005