|
Le cose stanno dunque cambiando. L' offerta politica, complice o mero la nuova legge proporzionale, sta mutando alcuni elementi essenziali del palinsesto, in particolare nel centrosinistra. Sembra ormai decisa la presenza di una formazione ulivista (con Ds, Margherita e, forse, Verdi e/o Di Pietro) almeno alla camera. Ed è allo studio un progetto di unione tra Comunisti italiani e Verdi con lappoggio di una parte di new global legati a Pardi. Si parla inoltre di una lista civica che unisca alcuni importanti soggetti politici non schierati con i tradizionali partiti. In attesa delle decisioni dei tre frammenti del vecchio Nuovo Psi, c'è infine da registrare l' inedita alleanza tra Sdi e radicali, in questi giorni in discussione al congresso di Riccione. Quanto vale in termini elettorali questo nuovo soggetto? Ha davvero una significativa potenzialità? Potrebbe essere esiziale nei confronti del mondo cattolico? Infine, quanto è utile in questo momento, per l' Unione, l'ingresso dei radicali nel già frastagliato arcipelago delle sue proposte politiche? Per quanto riguarda il possibile appeal della nuova formazione (che chiamerò d'ora in poi "Sdi-Rad"), è ovviamente ancora prematuro fornire stime certe. Attualmente, lo Sdi viene accreditato di un potenziale di voti validi prossimo al 2 per cento, mentre i radicali faticano, in tutte le rilevazioni, ad arrivare a quella soglia. Se, sommandole separatamente, le due formazioni si assesterebbero dunque tra il 3 e il 4 per cento, con una proposta unitaria la loro quota si abbasserebbe al valore più basso della forchetta. Con un possibile numero di seggi alla camera pari a circa venti. Se questo è il dato attuale, la sua stima potenziale potrebbe lievitare se si coagulasse intorno allo Sdi-Rad un tipo di proposta politica avente come "cavalli di battaglia" i temi di tradizionale stampo libertario, propri cioè del socialismo radicale. Ma questo possibile incremento di appeal elettorale è probabile che vada ad intaccare un elettorato già legato in prevalenza al centrosinistra. Si tratterebbe quindi di una sorta di ri-allocazione di voti già appannaggio dell'Unione. Il vero nodo della questione legata allo Sdi-Rad, speculare a quanto appena sottolineato, sarebbe peraltro quello della potenziale alterità di questa proposta nei confronti deltelettorato cattolico meno "secolarizzato". Se l' impronta radicale divenisse cioè eccessiva all'interno dell' Unione, il piccolo vantaggio competitivo potrebbe ridursi sensibilmente - forse azzerarsi-di fronte ad una fuoriuscita di una parte di elettori cattolici, meno sensibili alle opzioni libertarie di Marco Pannella e di Emma Bonino. Da ultimo, la domanda cruciale che un pò tutti si pongono. Quanto è utile allora, per l' Unione nel suo complesso, questo tipo di matrimonio in questo specifico momento? Dal punto di vista elettorale, in particolare con la nuova legge proporzionale, includere una nuova forza politica di dimensioni potenzialmente non molto elevate, serve a poco. Visto che l'unico obiettivo di ognuna delle due coalizioni è quello di superare quella avversaria, anche con il minimo scarto, che i radicali si presentino da soli o con il centrosinistra, per l'Unione cambia poco data rentità del suo attuale vantaggio. Il vero problema nascerebbe se la formazione di Pannella-Bonino si presentasse con il centrodestra, permettendo in qualche modo dì colmare, o almeno di diminuire, il gap oggi esistente in favore della coalizione attualmente all'opposizione. Diciamo quindi che fa$iliazione dei radicali sotto la bandiera dell'Unione avrebbe un vantaggio "preventivo rispetto ad altre possibili affiliazioni.. Dal punto di vista politico, l' ingresso dei radicali potrebbe avere, per l' Unione, i rischi che ho cercato di delineare più sopra, quelli cioè di dare alla coalizione un' impronta forse meno accettabile da parte di un certo tipo di elettorato cattolico. È quindi tatticamente poco produttiva. Ma nel contempo, dal punto di vista strategico, potrebbe costringere la coalizione nel suo complesso a definire meglio, nel medio periodo, una proposta politica che non si limiti a raccogliere elettori conservatori oggi un po' disillusi dal governo Berlusconi. Una proposta che accentui dunque caratteri programmatici di reale cambiamento, in senso riformista, del nostro paese. Un primo tassello, forse, della costruzione di un vero Partito democratico, sinceramente laico e sganciato dal ricatto confessionale. PAOLO NATALE EUROPA 03-11-2005
|