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Sui
meriti e demeriti della riforma elettorale della Cdl si discuterà a non finire.
E difficile, del resto, prevedere con esattezza tutti gli effetti prodotti da
nuovi sistemi elettorali e ciò lascia sempre spazio a valutazioni diverse. Questa
osservazione però non vale nel caso della riforma elettorale proposta per il
Senato. In questo caso è relativamente facile prevedere che il nuovo sistema
elettorale creerà una situazione di difficile governabilità.
Alla Camera il premio è fissato al 54% dei seggi e viene
assegnato a livello nazionale. Quindi è possibile predeterminare nella maggior
parte dei casi che questa sarà la maggioranza della coalizione vincente. Al
Senato invece il premio viene assegnato regione per regione. Chi vince ottiene
il 55% dei seggi in quella regione. E questo significa che è quasi impossibile
che la coalizione vincente avrà il 55% dei seggi a livello nazionale.
Nella tabella accanto abbiamo fatto un calcolo molto semplice.
Abbiamo preso le "regioni sicure", quelle in cui sappiamo fin d'ora
chi vincerà il 9 aprile (colonna a). Lombardia, Veneto e Sicilia andranno con
ogni probabilità alla Cdl. Trentino, Emilia, Toscana, Marche, Umbria, Campania
e Basilicata sono le regioni ragionevolmente sicure per l'Unione. Per ciascuna
regione abbiamo assegnato alla coalizione vincente il 55% dei seggi e a quella
perdente il 45 per cento. Questa procedura dà un risultato attendibile perché
difficilmente altre formazioni, oltre la Cdl e l'Unione, riusciranno a superare
la soglia dell'8% e quindi ottenere seggi. A queste condizioni è semplice simulare
il risultato elettorale. L'unica incertezza è data dal fatto che una delle due
coalizioni possa ottenere più del 55% dei voti e in tal caso avere un numero
di seggi superiore a quelli previsti dal premio.
Dopo aver calcolato i seggi nelle regioni sicure abbiamo
preso in considerazione le "regioni marginali", quélle cioè dove esiste
un equilibrio di voti tra le due coalizioni e quindi l'esito della competizione
è incerto.
Abbiamo fatto due ipotesi. L'ipotesi A simula l'esito migliore
per l'Unione assegnandole il premio di maggioranza in tutte le regioni marginali
(colonna b). In altre parole abbiamo ipotizzato che l'Unione vinca in tutte
le regioni meno Lombardia, Veneto e Sicilia. Ebbene, anche in una situazione
così favorevole otterrebbe solo 165 seggi (il 52,4%), cioè sette seggi più della
maggioranza assoluta che è di 158 (contando i seggi della circoscrizione estero
ma non i senatori a vita). Anche immaginando che in Emilia e Toscana ]'Unione
riesca a ottenere un seggio in più di quello che il premio di maggioranza le
assegnerebbe l'esito non sarebbe molto diverso. Nella seconda ipotesi abbiamo
invece immaginato che sia la Cdl a vincere in tutte le regioni marginali (colonna
e). Il risultato cambia poco rispetto all'ipotesi precedente. I seggi sarebbero
161, il 51 per cento. Conclusione: anche nel caso di un netto successo dell'una
o dell'altra coalizione non si arriverebbe al 55% promesso dalla riforma.
La situazione peggiora se consideriamo ipotesi più realistiche
in cui l'Unione o la Cdl non vincano in tutte le regioni marginali (colonne
d ed e). Nella colonna (d) abbiamo sottratto all'Unione la vittoria in Lazio
e Puglia. Nella colonna (e) le abbiamo sottratto anche il Piemonte. In questi
casi non esiste più nemmeno la certezza di una maggioranza senza tener conto
dei risultati della circoscrizione estero. Se a questo aggiungiamo che ci sono
tre senatori della Svp e uno della Unione Valdotaine schierati con l'Unione
la creazione di una maggioranza al Senato, e quindi le sorti del governo, potrebbero
dipendere dalle decisioni dei 4 rappresentanti delle minoranze linguistiche
e dai 6 senatori eletti dagli italiani all'estero. E, dulcis in fundo, non è
affatto certo che la lotteria dei diciassette premi regionali, combinata con
il fatto che al Senato non votano milioni di elettori sotto i 25 anni, non ci
regali una maggioranza diversa da quella della Camera. Un'eventualità davvero
preoccupante. Che in questi giorni ha suscitato anche perplessità al Quirinale,
da sempre sensibile ai temi della governabilità.
Con maggioranze così risicate qualunque governo, di destra
o di sinistra, sarebbe pesantemente condizionato da qualunque piccolo partito
all'interno della sua stessa maggioranza e da qualunque lobby presente in Parlamento.
In Germania o in Gran Bretagna si può governare con il 51 per cento. Da noi
no. In un sistema del tutto proporzionale il rimedio sarebbe quello di allargare
la maggioranza ma questo non è un sistema proporzionale ma un sistema con premio
di maggioranza. Le coalizioni si formano prima delle elezioni e una volta sancite
dal voto e dal premio è difficile modificarle. In parole povere questa riforma
ci consegna un sistema con tutti i difetti del proporzionale ma senza i suoi
pregi. Tra i quali uno è certamente la sua duttilità.
Il Sole 24 ore 27-10-2005
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