home

politiche 2006

regionali 2005

risultati elezioni

governo

congiuntura

forum

archivio

politica on line

RSS

novembre 2, 2005 Osservatorio Politico di Roberto D'Alimonte

Così la riforma condanna il senato allo stallo

Nell'ipotesi migliore una maggioranza del 52%, ma più realisticamente sarà di una manciata di seggi

C'è il rischio di equilibri diversi dalla Camera, ipotesi che preoccupa anche il Colle
I sei senatori che vengono eletti all'estero potrebbero rivelarsi decisivi in ogni votazione

 

Sui meriti e demeriti della riforma elettorale della Cdl si discuterà a non finire. E difficile, del resto, prevedere con esattezza tutti gli effetti prodotti da nuovi sistemi elettorali e ciò lascia sempre spazio a valutazioni diverse. Questa osservazione però non vale nel caso della riforma elettorale proposta per il Senato. In questo caso è relativamente facile prevedere che il nuovo sistema elettorale creerà una situazione di difficile governabilità.

Alla Camera il premio è fissato al 54% dei seggi e viene assegnato a livello nazionale. Quindi è possibile predeterminare nella maggior parte dei casi che questa sarà la maggioranza della coalizione vincente. Al Senato invece il premio viene assegnato regione per regione. Chi vince ottiene il 55% dei seggi in quella regione. E questo significa che è quasi impossibile che la coalizione vincente avrà il 55% dei seggi a livello nazionale.

Nella tabella accanto abbiamo fatto un calcolo molto semplice. Abbiamo preso le "regioni sicure", quelle in cui sappiamo fin d'ora chi vincerà il 9 aprile (colonna a). Lombardia, Veneto e Sicilia andranno con ogni probabilità alla Cdl. Trentino, Emilia, Toscana, Marche, Umbria, Campania e Basilicata sono le regioni ragionevolmente sicure per l'Unione. Per ciascuna regione abbiamo assegnato alla coalizione vincente il 55% dei seggi e a quella perdente il 45 per cento. Questa procedura dà un risultato attendibile perché difficilmente altre formazioni, oltre la Cdl e l'Unione, riusciranno a superare la soglia dell'8% e quindi ottenere seggi. A queste condizioni è semplice simulare il risultato elettorale. L'unica incertezza è data dal fatto che una delle due coalizioni possa ottenere più del 55% dei voti e in tal caso avere un numero di seggi superiore a quelli previsti dal premio.

Dopo aver calcolato i seggi nelle regioni sicure abbiamo preso in considerazione le "regioni marginali", quélle cioè dove esiste un equilibrio di voti tra le due coalizioni e quindi l'esito della competizione è incerto.

Abbiamo fatto due ipotesi. L'ipotesi A simula l'esito migliore per l'Unione assegnandole il premio di maggioranza in tutte le regioni marginali (colonna b). In altre parole abbiamo ipotizzato che l'Unione vinca in tutte le regioni meno Lombardia, Veneto e Sicilia. Ebbene, anche in una situazione così favorevole otterrebbe solo 165 seggi (il 52,4%), cioè sette seggi più della maggioranza assoluta che è di 158 (contando i seggi della circoscrizione estero ma non i senatori a vita). Anche immaginando che in Emilia e Toscana ]'Unione riesca a ottenere un seggio in più di quello che il premio di maggioranza le assegnerebbe l'esito non sarebbe molto diverso. Nella seconda ipotesi abbiamo invece immaginato che sia la Cdl a vincere in tutte le regioni marginali (colonna e). Il risultato cambia poco rispetto all'ipotesi precedente. I seggi sarebbero 161, il 51 per cento. Conclusione: anche nel caso di un netto successo dell'una o dell'altra coalizione non si arriverebbe al 55% promesso dalla riforma.

La situazione peggiora se consideriamo ipotesi più realistiche in cui l'Unione o la Cdl non vincano in tutte le regioni marginali (colonne d ed e). Nella colonna (d) abbiamo sottratto all'Unione la vittoria in Lazio e Puglia. Nella colonna (e) le abbiamo sottratto anche il Piemonte. In questi casi non esiste più nemmeno la certezza di una maggioranza senza tener conto dei risultati della circoscrizione estero. Se a questo aggiungiamo che ci sono tre senatori della Svp e uno della Unione Valdotaine schierati con l'Unione la creazione di una maggioranza al Senato, e quindi le sorti del governo, potrebbero dipendere dalle decisioni dei 4 rappresentanti delle minoranze linguistiche e dai 6 senatori eletti dagli italiani all'estero. E, dulcis in fundo, non è affatto certo che la lotteria dei diciassette premi regionali, combinata con il fatto che al Senato non votano milioni di elettori sotto i 25 anni, non ci regali una maggioranza diversa da quella della Camera. Un'eventualità davvero preoccupante. Che in questi giorni ha suscitato anche perplessità al Quirinale, da sempre sensibile ai temi della governabilità.

Con maggioranze così risicate qualunque governo, di destra o di sinistra, sarebbe pesantemente condizionato da qualunque piccolo partito all'interno della sua stessa maggioranza e da qualunque lobby presente in Parlamento. In Germania o in Gran Bretagna si può governare con il 51 per cento. Da noi no. In un sistema del tutto proporzionale il rimedio sarebbe quello di allargare la maggioranza ma questo non è un sistema proporzionale ma un sistema con premio di maggioranza. Le coalizioni si formano prima delle elezioni e una volta sancite dal voto e dal premio è difficile modificarle. In parole povere questa riforma ci consegna un sistema con tutti i difetti del proporzionale ma senza i suoi pregi. Tra i quali uno è certamente la sua duttilità.

Il  Sole 24 ore 27-10-2005