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novembre 1, 2005 SWG

Il 61,3% degli italiani chiede il ritiro da Nassirya

Sondaggio Swg-Archivio Disarmo: la missione in Iraq danneggia le Forze Armate

 

Il 61,3% degli italiani è contrario alla missione dei militari in Iraq e ne chiede il ritiro. La spedizione a Nassiriya danneggia l'immagine delle Forze armate; gli italiani tuttavia promuovono il lavoro dei militari, ma condannano la decisione di mantenere un contingente a Nassiriya. È quanto emerge da un sondaggio realizzato tra il 5 ed il 6 settembre da Swg in collaborazione con Archivio Disarmo, istituto indipendente di ricerca sui temi della pace e della sicurezza internazionale. La ricerca sarà diffusa nei prossimi giorni da "Difebarometro" che, dal 1994, realizza indagini demoscopiche su questi temi ed è diretto da un comitato scientifico formato dai professori Fabrizio Battistelli (la Sapienza), Paolo Bellucci e Pierangelo Isernia (Università di Siena), Maurizio Pessato e Roberto Weber (Swg). Sono state intervistate 400 persone e questo campione è stato «pesato per zone geografiche di residenza, età e sesso della popolazione di riferimento».

Nel complesso la ricerca, che solo l'Unità è in grado di anticipare integralmente, dimostra che gli italiani mantengono un giudizio complessivamente positivo sulle forze armate, ma, dall'inizio della missione in Iraq (giugno 2003) ampi settori dell'opinione pubblica hanno progressivamente maturato un convincimento negativo sugli scopi della spedizione. Il campione selezionato da Swg ha, per prima cosa, risposto alla domanda: le forze annate sono all'altezza dei compiti? Il 58,1% degli intervistati è convinto di sì, solo una minoranza (19,7%) pensa che siamo "poco" all'altezza, ed il 6,8% `per niente", il 15,4 non ha un'opinione precisa. I giovani (49%) appaiono i più critici sull'adeguatezza delle Forze armate ai compiti affidati. La ricerca sostiene che ciò dimostra che «i cittadini non assumono posizioni pregiudiziali, ma fanno dipendere il giudizio da una valutazione sull'efficienza dell'istituzione». La vicenda irachena ha tuttavia impresso una svolta. Difebarometro ricorda che nel periodo 1994-2002 la popolarità delle Forze Armate ha registrato un costante aumento, ma, dall'inizio della spedizione a Nassiriya, vi è stato invece un calo del 9% perchè sono sopraggiunti «dubbi in merito all'effettiva capacità delle Forze Armate di eseguire il mandato in un contesto di conflitto aperto e oggetto di controverse valutazioni politiche». Il 61,3% degli italiani si esprime infatti contro la missione in Iraq: il 36% è "molto contrario", il 25,2% "abbastanza", il 6,2 non sa o non risponde, il 22,8% è "abbastanza favorevole", solo il 9,7% è "molto favorevole".

La grande maggioranza chiede dunque il ritiro del contingente, ma distingue tra l'operato dei soldati, e l'indirizzo politico del governo. «Questi risultati - spiegano i ricercatori - confermano la ragionevolezza del pubblico italiano che è in grado di distinguere tra gli obiettivi politici dell'impiego dei militari all'estero ed i comportamenti organizzativi ed individuali di questi ultimi; il pubblico boccia i primi e premia i secondi».

Il 74,8% ritiene ad esempio che i soldati stiano facendo "un buon lavoro" anche se questa percentuale cala tra i più giovani. Negli ultumi due anni e mezzo, cioè dall'inizio della guerra in Iraq, la diversità di vedute tra gli elettori di centrosinistra e di centrodestra si è ampiamente acuita: i favorevoli alla spedizione sono in maggioranza (63%) tra i sostenitori dell'attuale governo, mentre l'84% degli elettori che voteranno per l'Unione chiede il ritiro delle truppe. La ricerca di Difebarometro si conclude affermando che «la forte politicizzazione del dibattito sulla missione in Iraq ha parzialmente condizionato la valutazione del lavoro dei militari in quel teatro di operazioni».

di Toni Fontana

l'Unità 01-11-2005