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Il
61,3% degli italiani è contrario alla missione dei militari in Iraq e ne chiede
il ritiro. La spedizione a Nassiriya danneggia l'immagine delle Forze armate;
gli italiani tuttavia promuovono il lavoro dei militari, ma condannano la decisione
di mantenere un contingente a Nassiriya. È quanto emerge da un sondaggio realizzato
tra il 5 ed il 6 settembre da Swg in collaborazione con Archivio Disarmo, istituto
indipendente di ricerca sui temi della pace e della sicurezza internazionale.
La ricerca sarà diffusa nei prossimi giorni da "Difebarometro" che,
dal 1994, realizza indagini demoscopiche su questi temi ed è diretto da un comitato
scientifico formato dai professori Fabrizio Battistelli (la Sapienza), Paolo
Bellucci e Pierangelo Isernia (Università di Siena), Maurizio Pessato e Roberto
Weber (Swg). Sono state intervistate 400 persone e questo campione è stato «pesato
per zone geografiche di residenza, età e sesso della popolazione di riferimento».
Nel complesso la ricerca, che solo l'Unità è in grado di
anticipare integralmente, dimostra che gli italiani mantengono un giudizio complessivamente
positivo sulle forze armate, ma, dall'inizio della missione in Iraq (giugno
2003) ampi settori dell'opinione pubblica hanno progressivamente maturato un
convincimento negativo sugli scopi della spedizione. Il campione selezionato
da Swg ha, per prima cosa, risposto alla domanda: le forze annate sono all'altezza
dei compiti? Il 58,1% degli intervistati è convinto di sì, solo una minoranza
(19,7%) pensa che siamo "poco" all'altezza, ed il 6,8% `per niente",
il 15,4 non ha un'opinione precisa. I giovani (49%) appaiono i più critici sull'adeguatezza
delle Forze armate ai compiti affidati. La ricerca sostiene che ciò dimostra
che «i cittadini non assumono posizioni pregiudiziali, ma fanno dipendere il
giudizio da una valutazione sull'efficienza dell'istituzione». La vicenda irachena
ha tuttavia impresso una svolta. Difebarometro ricorda che nel periodo 1994-2002
la popolarità delle Forze Armate ha registrato un costante aumento, ma, dall'inizio
della spedizione a Nassiriya, vi è stato invece un calo del 9% perchè sono sopraggiunti
«dubbi in merito all'effettiva capacità delle Forze Armate di eseguire il mandato
in un contesto di conflitto aperto e oggetto di controverse valutazioni politiche».
Il 61,3% degli italiani si esprime infatti contro la missione in Iraq: il 36%
è "molto contrario", il 25,2% "abbastanza", il 6,2 non sa
o non risponde, il 22,8% è "abbastanza favorevole", solo il 9,7% è
"molto favorevole".
La grande maggioranza chiede dunque il ritiro del contingente,
ma distingue tra l'operato dei soldati, e l'indirizzo politico del governo.
«Questi risultati - spiegano i ricercatori - confermano la ragionevolezza del
pubblico italiano che è in grado di distinguere tra gli obiettivi politici dell'impiego
dei militari all'estero ed i comportamenti organizzativi ed individuali di questi
ultimi; il pubblico boccia i primi e premia i secondi».
Il 74,8% ritiene ad esempio che i soldati stiano facendo
"un buon lavoro" anche se questa percentuale cala tra i più giovani.
Negli ultumi due anni e mezzo, cioè dall'inizio della guerra in Iraq, la diversità
di vedute tra gli elettori di centrosinistra e di centrodestra si è ampiamente
acuita: i favorevoli alla spedizione sono in maggioranza (63%) tra i sostenitori
dell'attuale governo, mentre l'84% degli elettori che voteranno per l'Unione
chiede il ritiro delle truppe. La ricerca di Difebarometro si conclude affermando
che «la forte politicizzazione del dibattito sulla missione in Iraq ha parzialmente
condizionato la valutazione del lavoro dei militari in quel teatro di operazioni».
di Toni Fontana
l'Unità 01-11-2005
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