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novembre 1, 2005 Istituto Cattaneo

Italiani «stanchi» di andare a votare. Sui grandi temi chiedono intese bipartisan

Un sondaggio dell'Istituto Cattaneo rivela che le elezioni creano disagio al 51,8%. Il 66,8% preferisce i tecnici ai politici
Il 90% percepisce il declino dell'Italia, compresi gli elettori di centrodestra.

 

BOLOGNA — A prima vista gli italiani sembrerebbero stanchi di democrazia. Sono infatti in maggioranza, anche se di poco (51,8%), coloro che non esitano a confessare il proprio disagio di fronte a una delle massime espressioni del processo democratico: il voto elettorale e referendario. Più di un terzo (33,9%) considera «una seccatura» il fatto di recarsi alle urne «perché non servirà a cambiare nulla». E un'altra fetta (17,9%) rivela di sentirsi «indeciso e in difficoltà» al momento della scelta.
Attenzione però a trarre conclusioni affrettate. C'è infatti un 48,2% che dichiara di «provare soddisfazione» nel partecipare al voto. Ed è del tutto irrisoria (3%) la quota di chi vagheggia l'esistenza o il ritorno a un regime imperniato attorno a un solo partito.
E allora? Più che un'avversione verso la tanto faticosamente conquistata democrazia, ciò che emerge dal sondaggio nazionale effettuato dall'istituto bolognese «Carlo Cattaneo» in settembre (1438 intervistati tra i 18 e i 64 anni) è un'Italia venata da una profonda delusione per come vengono esercitati i passaggi democratici.
Un Paese che punta il dito contro la sua classe politica: il 49,4% considera i nostri rappresentanti «peggiori della società» da cui provengono, solo un 3,5% li considera migliori, mentre il 47,1% li vede come lo specchio della collettività. Un Paese che, di fronte a decisioni di particolare rilevanza, preferirebbe di gran lunga il ricorso al referendum (52,3%), alla democrazia diretta, piuttosto che lasciare mano libera a leader di partito e parlamentari (47,7%). E che addirittura, nel caso di provvedimenti che riguardano l'intera collettività, si sentirebbe più garantito (66,8%) da «persone competenti» (scienziati e imprenditori) anziché «dai politici eletti». Un Paese che chiede regole. Che, sfinito dalla cronica litigiosità tra i Poli, invoca a gran voce (74,5%) «accordi tra i due schieramenti» su determinati temi. E che, alla riduzione delle tasse, preferirebbe una più alta qualità dei servizi (60,4%).
Altro aspetto della ricerca, curata da Rinaldo Vignati e che sarà illustrata al Salone europeo della Comunicazione pubblica in programma da giovedì a sabato a Bologna, riguarda l'informazione politica. Si scopre che i tanto vituperati tg sono la principale fonte di conoscenza politica. Quasi il 75% afferma di seguirli tutti i giorni o quasi, mentre solo il 36,6% si affida alla lettura dei quotidiani. Sul piano dell'affidabilità, il 38,7% mette al primo posto i tg della tv pubblica, relega quelli della tv privata al 10,1%, concedendo a quotidiani e settimanali il 27% di credibilità. Nessun dubbio infine sul declino dell'Italia: quasi il 90% lo percepisce, compresi elettori di centrodestra.

Corriere della Sera 01-11-2005