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ottobre 25, 2005 Libero

Boom di popolarità per comici e intellettuali anti-Cavaliere

Appena il premier fa cenno a personaggi televisivi sgraditi, la loro audience schizza subito alle stelle

Domenica pomeriggio Gene Gnocchi ha ottenuto il 21,59% di share, Serena Dandini è arrivata al 14,32%

 

MILANO In America c'è il Pulitzer. Vale oro e ti cambia la carriera. Lo ricevi e all'improvviso diventi il numero uno. Sei conteso dalle tv, scrivi libri, ti si spalancano porte ovunque. Se fai spettacolo, la stessa cosa accade con un Oscar o con un Emmy Award. In Italia, una volta c'erano i Telegatti per la televisione e un imprecisato numero di premi giornalistici, tutto sommato, alla fine, inutili. Ma la vera svolta, la vera opportunità, oggi, è una nomination da parte di Silvio Berlusconi. Domenica scorsa, il presidente del Consiglio ha fatto un'altra "listarella" delle, sue. Un'altra dopo l'editto bulgaro (le cerimonie sottotono e i giorni festivi evidentemente lo surriscaldano) con cui metteva alla porta Biagi, Luttazzi e Santoro.

Domenica, appunto, consegnava alle memorie di Bruno Vespa (che le userà per il prossimo libro), l'elenco dei personaggi sgraditi, rimbalzato subito sulle agenzie di stampa. Ma come, il Cavaliere è ancora arrabbiato con chi fa satira politica? No, non è "ancora" arrabbiato. Questa è un'arrabbiatura tutta nuova. Parte da RockPolitik, da un Celentano che è andato in overdose di se stesso e che ora è convinto d'essere la quarta persona della Trinità, e aggiunge altri sette nomi: Sabina Guzzanti, Serena Dandini, Gene Gnocchi, Corrado Guzzanti, Adriano Celentano (appunto), Dario Vergassola ed Enrico Bertolino. Risultato immediato, domenica pomeriggio Gene Gnocchi ha ottenuto ascolti entusiasmanti a "Quelli che il calcio" su Raidue (share medio 21.59%, pari a 3 milioni 305mila telespettatori), e Serena Dandini, in seconda serata su Raitre, ha fatto il record di ascolti di "Parla con me" (una inedia del 14.32% di share, con 1 milione 13&mila 781 telespettatori). D'altro canto, dall'uomo che ha inventato la tv commerciale non ci si poteva aspettare altro.

Una manna, un tocco di magia che trasforma una normale carriera in un a folgorante corsa verso il successo. In Italia esiste una carriera da antiberlusconiani. Prima si passa un esame, che consiste nell'insultare il premier, poi si attende la nomination. Il resto è una strada in discesa.

Normalmente, in un "regime", gli oppositori vengono messi nella condizione di non nuocere. Nel Belpaese, diventano miliardari.

Così, succede che un bravo giornalista a fine carriera si trasforma in un santo laico della democrazia (Enzo Biagi). Uno specialista di cronache giudiziarie (parecchio "figo" peraltro) diventa editorialista di due importanti testate (La Repubblica e L'Unità) e scrittore di successo (Marco Travaglio). Una placida signora di Raitre, giusto un po' caustica nei confronti del governo, si trasforma in eroina delle masse (Serena Dandini). Una simpatica imitatrice di cui ricordiamo soprattutto le strepitose caricature di Moana Pozzi e Valeria Marini, assurge a leader politica (Sabina Guzzanti).

E ancora, lasciando perdere Santoro e Gnocchi che hanno se non altro 15 anni di tv alle spalle, è stupefacente, pensare a un Vergassola. Chi è costui? Il teorico e la personificazione dello "sfigato" (è il suo personaggio, noi non ci permetteremmo mai), creatura anche recente di Maurizio Costanzo che si vede proiettato nel firmamento della resistenza democratica. E il povero Bertolino? Uno che non farebbe male nemmeno a una zanzara. Consulente aziendale oltre che cabarettista, forse per niente comunista, di sicuro completamente interista. Immaginiamolo con un basco alla Che Guevara...'Matorniamo a Santoro. A parte gli oltre 500mila elettori che ha tradito, sta facendo tremare la sua redazione. Quelli, nel frattempo hanno fatto tutti carriera e ora lui "minaccia" di tornare. E infine Luttazzi, altra creatura Mediaset, che dopo la rumorosa nomination ha inanellato una dopo l'altra affollatissime tournée teatrali. Non c'è dubbio. Berlusconi è davvero re Mida.

Valeria Braghieri

Libero 25-10-2005