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ottobre 24, 2005 L'Osservatorio di Renato Mannheimer

RADICALI E SOCIALISTI LA LORO UNIONE VALE OLTRE IL 4%

 

C’è chi dice che si tratta di un «ritorno della politica». Sul piano dei contenuti è così. Una forza che dibatte i modi del rientro nella sua collocazione «storica» costituisce sicuramente un episodio di rilievo. Per il suo significato simbolico e per le sue potenzialità elettorali. Nei sondaggi, Nuovo Psi e Sdi raccolgono ciascuno poco meno dell’1%. E il seguito dei radicali è stimato tra il 2 e il 3%. Questi consensi - pur scontando le inevitabili defezioni - darebbero luogo ad una formazione di tutto rilievo nella futura coalizione del centrosinistra. Ma se fossero unite davvero tra loro, queste forze possono sperare di conquistare una quota ancora maggiore di elettorato, composta dalla galassia di chi si riconosce nella tradizione laico-socialista-radicale.

Molti si dichiarano insoddisfatti dell’offerta attualmente presente sul mercato elettorale e guardano con interesse alla formazione di nuove proposte.

Purtroppo, il «ritorno della politica» si è manifestato anche con la riproposizione di personalismi talvolta esagerati, intolleranze, zuffe. Che possono allontanare il seguito potenziale di cui si è detto. Tutte le ricerche mostrano infatti come il motivo principale dell’indecisione del segmento di elettorato oggi perplesso sulla scelta di voto (e, talvolta, sul fatto stesso di recarsi alle urne) è costituito proprio dalla percezione di eccessiva litigiosità all’interno dei partiti e delle coalizioni. Non a caso, ancora di recente, sia il centrodestra, sia il centrosinistra, hanno conquistato consensi nei momenti in cui si sono mostrati uniti e compatti. Il contrario di quanto accade oggi tra i socialisti. Che, a causa dell’immagine rissosa che vanno fornendo di sé, rischiano di disperdere buona parte del patrimonio di voti che stanno faticosamente ricostruendo.