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C’è chi dice che si tratta di un «ritorno della
politica». Sul piano dei contenuti è così. Una forza che dibatte i modi
del rientro nella sua collocazione «storica» costituisce sicuramente un
episodio di rilievo. Per il suo significato simbolico e per le sue
potenzialità elettorali. Nei sondaggi, Nuovo Psi e Sdi raccolgono
ciascuno poco meno dell’1%. E il seguito dei radicali è stimato tra il
2 e il 3%. Questi consensi - pur scontando le inevitabili defezioni -
darebbero luogo ad una formazione di tutto rilievo nella futura
coalizione del centrosinistra. Ma se fossero unite davvero tra loro,
queste forze possono sperare di conquistare una quota ancora maggiore
di elettorato, composta dalla galassia di chi si riconosce nella
tradizione laico-socialista-radicale.
Molti si dichiarano insoddisfatti
dell’offerta attualmente presente sul mercato elettorale e guardano con
interesse alla formazione di nuove proposte.
Purtroppo, il «ritorno
della politica» si è manifestato anche con la riproposizione di
personalismi talvolta esagerati, intolleranze, zuffe. Che possono
allontanare il seguito potenziale di cui si è detto. Tutte le ricerche
mostrano infatti come il motivo principale dell’indecisione del
segmento di elettorato oggi perplesso sulla scelta di voto (e,
talvolta, sul fatto stesso di recarsi alle urne) è costituito proprio
dalla percezione di eccessiva litigiosità all’interno dei partiti e
delle coalizioni. Non a caso, ancora di recente, sia il centrodestra,
sia il centrosinistra, hanno conquistato consensi nei momenti in cui si
sono mostrati uniti e compatti. Il contrario di quanto accade oggi tra
i socialisti. Che, a causa dell’immagine rissosa che vanno fornendo di
sé, rischiano di disperdere buona parte del patrimonio di voti che
stanno faticosamente ricostruendo.
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