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L'Auditel è Rock con Celentano. Nel mondo del catodico ci sono sempre meno certezze, come sanno bene "mostri" del calibro di Baudo, Bonolis, o Scotti.
Un anno alle stelle, e magari l'altro patapunf!, si rischia di sembrare
cotti. Solo il Molleggiato rimane il "preferito dagli Dei della Tv".
Non conosce Purgatorio, ha una linea diretta col successo. Sarà pure
Rockciofeca, come starnazzano a destra, però resta una ciofeca che
"buca" l'immaginario italico, su questo non ci piove. Ragazzi, la
prima puntata di Rockpolitik ha raccolto un 47,2% dello share, oltre
undici milioni e mezzo di italiani a seguire il vecchio
"predicantante". Uno spettatore su due è rimasto inchiodato a seguire
le cantate dal vivo e in playback, i sermoni cattoecologisti, le
ramanzine sulla libertà di parola, i vuoti di memoria, i comici che non
fanno ridere, e le bonazze anni 50. Che lo si voglia o no, Celentano è
un boss della televisione, conosce d'istinto come catturare
l'attenzione ogni tre-quattro anni. E con Rockpolitik, c'è riuscito più
delle altre volte. Si deve essere chiesto: cos'è che manca a questa
televisione berlusconizzata? La libertà d'informazione? Invitiamo
Santoro, ricordiamo l'editto di Sofia di Berlusconi contro Biagi, Santoro e Luttazzi.
L'ecologia e lo sfascio del territorio sono spariti dai dibattiti
televisivi e dalla politica? E allora giù duri col monologo sui
"palazzi di cemento, mostri spaventosi che alimentano lo stress dove il
minimo è l'esaurimento nervoso". Tutti i politici per Adriano sono
colpevoli di aver «orrendamente sfregiato la cultura. Intanto stiamo
andando verso la rovina e i ghiacciai si sciolgono». Sono questi i
"trucchi del rabdomante". Aver invitato Santoro non gli ha portato più
ascoltatori: nei sette minuti di Michele chi, la curva d'ascolto non ha
avuto alcuna impennata, raccogliendo un 47% di media, che era la stessa
del precedente duetto imbarazzante con Gerard Depardieu. Anzi,
per essere ancora più precisi, lo share è aumentato appena Santoro se
n'è andato, quando il cantante ha intonato il suo classico "Azzurro".
Non è stato quindi il Celentano "politik" che ha sbancato l'Auditel. Il grafico qui a fianco è chiaro: a parte l'impennata del duetto con Ligabue
dalle 23.20 in poi, dovuto però dalla fine di Elisa su Canale5 (che s'è
difesa benissimo col 20% di share), non è che ci siano state tutte
questi picchi. Di sicuro sono stati apprezzati soprattutto i momenti
più "surreali" dello stile Celentano: i dieci minuti ecologisti partiti
intono alle 22.40, con punte del 51,6% con le immagini dei fiumi e
delle campagne diventati oggi delle "strade di cemento", Oppure quando
il Molleggiato ha cantato "Ancora vivo" spesso interrotto bruscamente
dalle immagini horror tratte dall'Isola e da La Talpa versione Italia1.
Durante questa geniale commistione, Rockpolitik ha superato anche il
52%. E' quindi il Celentano moralista e dadaista ad aver conquistato di
più gli spettatori, piuttosto che il Populista politicante. Per quanto
riguarda la tipologia del pubblico, visto gli altissimi numeri, c'è
stata una prevedibile eterogeneità. Gli unici picchi sono stati tra i
45-64 enni (53%), e tra i laureati (54,9%). Altro che Re degli
ignoranti?
Remo De Vincenzo
22/10/2005
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