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ottobre 19, 2005 La Repubblica

Un sondaggio agita il Cavaliere: "Solo così posso recuperare"

La Cdl sotto di 5 punti. E il traino dei sindaci dell'Unione alle politiche peggiorerebbe la situazione

 

ROMA - «Perché dovrei fare questo favore alla sinistra?». Da tempo l'election day andava scolorendo nell'agenda di Silvio Berlusconi. E con l'avvicinarsi delle elezioni, quell'idea è diventata sempre più un appuntamento da cancellare. E già, perché la possibilità che gli elettori siano chiamati a votare contemporaneamente per il Parlamento e per la guida di alcune grandi città, come Roma, da tempo preoccupa il Cavaliere.

Non è un caso che lunedì abbia ricevuto a Milano quello che sembrava dover essere il "campione" del centrosinistra a Milano, ossia Umberto Veronesi. E non è nemmeno un caso che appena possibile rivolga pubblicamente i suoi complimenti al sindaco di Rorna, Walter Veltroni. È capitato anche quando il Campidoglio ha organizzato la "notte Bianca" a settembre. Un riconoscimento che va oltre i corretti rapporti istituzionali.

Stadi fatto che il premier vuole evitare a tutti i costi l' «effetto traino» dei sindaci del centrosinistra. Sapendo che il serbatoio di voti detenuto in primo luogo da Veltroni può essere fondamentale nella competizione del 2006. «Sarebbe un favore alla sinistra», ripete ad ogni piè sospinto. Tant'è che già da luglio aveva incaricato il ministro dell'interno, Beppe Pisanu, di studiare le varie soluzione tecniche per evitare la sovrapposizione tra tornata "politica" e "amministrativa". Per lo stesso motivo l'ipotesi di far slittare il voto a maggio, da due-tre mesi a questa parte, non è mai stata concretamente sponsorizzata da Sua Emittenza. Il 9 aprile dunque costituisce di fatto l'unica data che rende praticabile l'aggiramento dell'election day. Anche perché, l'ultimo sondaggio commissionato da Via del Plebiscito, indica un distacco di 5 punti del centrodestra rispetto all'Unione. Un gap difficile da colmare e che diventerebbe impossibile da compensare se in campo scendessero i sindaci, gli amministratori ulivisti e i tanti candidati delle liste locali. Senza dimenticare che i risultati dell'Unione in questo tipo di competizione sono sempre stati premianti rispetto al voto nazionale. «La campagna elettorale si trasformerebbe in una guerra - ammonisce il Cavaliere - e io farei la fine di Pinocchio che viene processato e mandato in galera perché derubato». Secondo Berlusconi, dunque, è «necessario» far girare il «vento» che ha permesso a Prodi di esultare alle primarie. Una delle mosse, allora, è stoppare l'election day e poi rendere evidente l'appoggio che alcuni settori del mondo imprenditoriale hanno manifestato a favore dell' Unione. «Quei banchieri che sono andati ai seggi delle primarie - attacca - l'hanno fatto perché sono di sinistra o perché volevano farsi vedere e riconoscere? Bisogna rompere questo giochetto».

Non solo. A Palazzo Chigi, considerano ormai indispensabile aprire le urne ad aprile anche per un altro motivo: evitare che l'ingorgo istituzionale possa assumere dimensioni maggiori e produrre effetti ancor più negativi per la Casa delle libertà. Perché nella scaletta personale del Cavaliere, dopo il voto, c'è prima la formazione del governo e quindi l'elezione del nuovo capo dello Stato. «Se vinciamo, e sono sicuro di vincere, in questo modo prima si mette al riparo la presidenza del consiglio e poi si passa al Quirinale». Una vicenda quest'ultima che può scombussolare la maggioranza e soprattutto delegittimare il candidato premier se bruciato» da qualche voto negativo nella seduta congiunta del Parlamento. «Invece - ha spiegato Berlusconi - bisogna fare tutte le

cose con calma: si vota ad aprile, poi Ciampi incarica il nuovo presidente del consiglio e poi si sceglie il successore al Colle». E per seguire pedissequamente questo scadenzario - tutto da verificare sul piano costituzionale - il 9 aprile viene giudicata a Palazzo Chigi 1' ultima data utile, considerato appunto che il mandato del presidente della Repubblica scade il 10 maggio. Dopo di che la "prorogatio" sarebbe formalizzata e le nuove Camere sarebbero obbligate a procedere preventivamente con la nomina del nuovo capo dello Stato. In più, lo stesso Ciampi ha fatto pervenire al governo il «consiglio» di non indire le elezioni troppo a ridosso della fine del settennato. Proprio per non rendere più complesso il cosiddetto ingorgo istituzionale. «Al Quirinale hanno sempre rivendicato puntualmente le loro competenze -ha ricordato il premier - e io ho tutte le intenzioni di rispettarle. Ogni volta che ho parlato di presidente del consiglio, mi hanno fatto notare che sono loro a nominarlo. Quindi...».

di CLAUDIO TITO

La Repubblica 19-10-2005