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Le primarie del centrosinistra avevano un duplice fine:
«testare» in qualche modo il consenso generale nell'
elettorato e, al tempo stesso, misurare il seguito di ciascun
candidato (e sancire così la leadership di Prodi). Dal primo
punto di vista, le consultazioni hanno rappresentato un
successo. La partecipazione è stata elevata e non si è limitata,
come molti ipotizzavano, ai soli militanti delle forze politiche
impegnate. I votanti costituiscono grossomodo il triplo degli
iscritti all'insieme dei partiti del centrosinistra. E poco
meno del 20 per cento dei loro elettori: una quota elevata se
raffrontata ad altre consultazioni del genere. In una ricerca
effettuata qualche giorno prima del voto, aveva preannunciato la
propria partecipazione «solo» il 13% dell'elettorato del
centrosinistra. Segno, forse, della fallacia dei sondaggi, ma,
anche, della più recente mobilitazione intervenuta
nell'elettorato, anche a seguito del varo della riforma del
sistema elettorale. Infine — per la grande copertura mediatica
dell'evento e dei suoi risultati — è possibile pensare che
l'esito stesso delle primarie costituisca un fattore di
ulteriore mobilitazione per l'elettorato potenziale del
centrosinistra. Ma alle elezioni mancano ancora molti mesi.
Dal punto di vista della performance dei singoli candidati, è
emerso il grande successo di Prodi, votato da più di tre
elettori su quattro. Se tuttavia, al di là del dato assoluto
(che continua a costituire in questo caso l'elemento più
importante) si osservano i «rendimenti» dei vari leader in
rapporto alla potenzialità delle rispettive basi elettorali,
emergono alcuni elementi aggiuntivi. Le forze che suggerivano di
votare per Prodi costituiscono infatti, sulla base dei sondaggi
più recenti, il 77% dell' elettorato di centrosinistra. Il
Professore si è avvicinato a questa quota raggiungendo il 74%
dei voti espressi alle primarie. Performance relativamente
analoghe sono state ottenute rispettivamente da Bertinotti e da
Pecoraro Scanio. Ma Di Pietro e, in misura ancora maggiore,
Mastella sono riusciti a superare (nel caso del leader
dell' Udeur, a raddoppiare) il proprio peso relativo
all'interno dell'elettorato del centrosinistra. Forse,
grazie ad una maggiore capacità di mobilitazione o
all'attrazione di consensi aggiuntivi a quelli già
acquisiti dalle forze di opposizione. Certo, è più facile
migliorare le proprie performance se si parte da livelli
quantitativamente più modesti. Ma, forse, ci troviamo di fronte
ad un altro segnale del peso che, specie con il nuovo sistema
elettorale, vanno assumendo i partiti minori. D'altra parte
lo stesso Mastella lo ha sottolineato minacciosamente nella sua
recente intervista sul Corriere.
Corriere della Sera 18-10-2005
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