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Prodi festeggia dopo la vittoria alle primarie (Ap)
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Primo alle primarie. Con una percentuale superiore alle attese che, a un terzo dei seggi scrutinati, supera di gran lunga il 70%.
IL LEADER - Romano Prodi esce da trionfatore in una domenica di adrenalina,
rivincita e orgoglio per l'Unione che ha scelto a furor di popolo il
leader che correrà alle politiche del 2006. «La democrazia ha già
vinto», esulta a metà pomeriggio il Professore quando già può toccare
con mano «la partecipazione da sogno», le code di elettori ai seggi che
si prolungano fino a notte inoltrata, le schede esaurite che
costringono gli scrutatori-volontari a mettere mano alla
fotocopiatrice. «Due milioni alle urne», dicono gli organizzatori alle
19. Diventeranno molti di più nel corso della notte, fino a sfondare il tetto record dei tre milioni.
«Qualcosa di straordinario è accaduto. Mai niente di simile in Europa.
Siamo andati oltre ogni sogno. Confesso sono euforico», sorride Prodi
assediato dalle troupe televisive.
AFFLUENZA - Numeri da boom che vogliono essere un segnale a Berlusconi, «in tanti gli dicono vai a casa» inveisce Romano aprendo un vivace botta e risposta a distanza col premier. Numeri che nascondono sotto il tappeto il bubbone fatto scoppiare da Clemente Mastella. Il leader dell'Udeur che ha gridato al boicottaggio ai suoi danni,
parlando di pacchi di schede già votate per Prodi e minacciando
l'appoggio esterno alla coalizione. «Lasciamo stare. È una festa tale
per cui nessuna polemica può essere considerata seria», è la replica
stizzita di Prodi. Che, in una breve conferenza stampa nel capannone
allestito a piazza Santi Apostoli, annuncia: «Lavorerò per un nuovo
Ulivo. L'inequivocabile risposta che dobbiamo dare è unità, io lavorerò
per un vero Ulivo e una grande Unione».
IL NODO MASTELLA - Il resto della coalizione sciama soddisfatta.
Bertinotti, che viaggia verso il 15-20%, si allinea: «È la vittoria del
popolo della sinistra, che si rimette in cammino. È come se fosse stata
data l'opportunità di uscire da un lungo ciclo, che si unisce alla
forte reazione alle politiche del governo Berlusconi. È tornata l'idea
che ce la si può fare». Nonostante l'ombra rappresentata dallo
sganciamento annunciato da Mastella, per il segretario del Prc «a
questo punto la calamita c'è e la calamita è l'Unione. E se uno si
sottrae perde un'occasione».