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ottobre 15, 2005 Punto.com

Parla Giuliano Santagata che ha curato la campagna del Professore

Autorevole, ma anche simpatico

tutte le facce del "brand" Prodi

«Abbiamo cercato di abbinare la credibilità internazionale, la statura europea del leader, con una grande apertura all'ascolto»

 

Romano Prodi, dieci anni dopo. Nella confusione di questo fine legislatura, tra prime, seconde e terze repubbliche, una delle poche certezze è che il professore, nella competizione del 2006, vuole esserci. A dispetto di molti. E dopo aver inventato le primarie - ricorso all'elettorato nato più per disinnescare i sabotaggi degli "amici", che le bombe dei nemici - il Prodi in versione "unionista" si prepara a giocarsi le proprie carte, con dieci anni di politica europea alle spalle a fare la differenza. Anche in termini pubblicitari e promozionali. Di questo parla Giulio Santagata, deputato della Margherita, già inventore della fabbrica del programma e, in occasione dell'evento del 16 ottobre, responsabile per la campagna del Professore.
«Nel '96 - spiega - il problema principale era fare conoscere il candidato, fornirgli un'identità nel vero senso della parola. Ricordo che allora venne condotto un sondaggio che dimostrò come soltanto il 19% dell'elettorato lo conoscesse. Si pose dunque il problema centrale di raccontare Prodi, inserendolo in una cornice di autorevolezza e affidabilità». Oggi, il popolo di centrosinistra ha poco da scoprire: Prodi è una figura dotata di un profilo ed un'identità precisi. E proprio sulla reciproca conoscenza, su di un rapporto di fiducia con il corpo elettorale il professore ha voluto puntare per incrementare il consenso in occasione delle primarie.
«In questa circostanza - spiega Santagata - abbiamo cercato di abbinare la credibilità internazionale, la statura europea del leader, con una grande apertura all'ascolto, con l'esibizione della permeabilità del candidato nei confronti dei cittadini. Il risultato, a livello mediatico, è stato l'alternanza tra le due dimensioni: quella del "Prodi - statista" in visita a Pechino, impegnato a discutere con il primo ministro cinese, e quella del Tir, con il "Prodi - candidato" intento ad accogliere i suggerimenti della società civile sui temi del programma. Non a caso, nel corso del suo viaggio per l'Italia, Romano non ha risposto soltanto alle domande dei giornalisti chiamati di volta in volta ad interloquire con lui, ma anche a quelle della gente comune, caratterizzata e orientata sulla base delle differenti istanze sociali e locali».
Ma l'insistenza con cui la campagna ha posto l'accento sul dialogo, l'incontro, è nata anche da un'altra esigenza: quella di sottrarre il candidato ad una cifra caratteriale consolidata, un aspetto della personalità che ha sempre rappresentato in qualche modo un'insidia. «Abbiamo cercato di fare in modo che il candidato conversasse con personaggi della cultura e dello spettacolo, anche molto brillanti - spiega il deputato della Margherita - con l'obiettivo di abbandonare la naturale tendenza all'asimmetria nel rapporto tra Prodi e l'interlocutore: un portato della sua provenienza accademica, che rischiava di enfatizzare un' immagine grigia, distante e professorale che non gli appartiene».
E in effetti, pensandoci bene, l'immagine di Prodi è sempre stata costruita sulla difficile sintesi tra la "distanza" del leader - l'autorevolezza è un tratto elitario per definizione - e l'accessibilità dell'uomo: coltivata, quest'ultima, con l'esibizione di quei tratti caratteristici e simpaticamente rassicuranti: la marcata provenienza regionale, l'ascendenza nazionalpopolare delle passioni - la bicicletta sempre pronta a pedalare - il frequente accostamento alla figura del parroco di campagna, accresciuta recentemente dalla dissidenza rispetto alle posizioni "centralistiche" dell'ortodossia vaticana. Ebbene, questa miscela di internazionale e locale ha rappresentato l'asse centrale dei movimenti e delle soluzioni promozionali anche in occasione delle primarie. Che si sono concretizzati in quattro soluzioni diverse.
«Partiamo dalla Fabbrica - ragiona Santagata -: questa, in realtà, esisteva già da prima , essendo stata concepita in prospettiva delle politiche e non delle consultazioni del 16 ottobre. Ciò non toglie che abbia continuato a lavorare, portando avanti la propria missione: quella di realizzare un ascolto evoluto, accogliendo cioè in maniera più approfondita i suggerimenti degli individui e delle categorie, e saltando quindi la pratica monologica del comizio. Il risultato è stata una consultazione a cui hanno partecipato più di duemila persone e, tramite messaggi scritti, oltre seimila. Con il Tir, invece, abbiamo lavorato affinché le idee maturate sul governo e sull'Italia viaggiassero lungo il territorio. Il dibattito in questo caso ha assunto talvolta un taglio tematico, in altri casi un profilo più generico: in questo modo siamo stati in grado di aggregare più persone possibile. A tutto ciò si è sommata l'attività dei comitati: uno strumento fondamentale, chiamato ad agire capillarmente sul territorio, lavorando per così dire sul "porta a porta". Quello del contributo volontario è il valore aggiunto della campagna, anche a livello comunicativo: ogni giorno ne nascono trenta o quaranta, e per ora siamo arrivati a quota 1200».
Infine, la campagna prodiana ha investito sulla dimensione più propriamente creativa: quella del materiale informativo e pubblicitario. «Dal punto di vista dei media - sostiene Santagata - abbiamo utilizzato un approccio piuttosto articolato. Innanzi tutto occorre fare una distinzione tra ciò che ha realizzato il comitato per Prodi presidente e quanto invece hanno prodotto i differenti partiti che sostengono la sua candidatura. Tra le nostre iniziative, la più significativa è stata la realizzazione e diffusione di un libretto giallo che, allegato ai quotidiani più importanti, ha raggiunto un bacino di elettori quantificabile attorno al milione e ottocentomila e che con l'attività dei comitati ha superato i due milioni. In secondo luogo, abbiamo registrato degli spot radiofonici: di questi, uno ha chiamato a raccolta numerosi personaggi del mondo della cultura e dello spettacolo - Ottavia Piccolo, Alessandro Haber, Patrizio Roversi, Angela Finocchiaro, per esempio - che hanno sinteticamente motivato la loro scelta di appoggiare Romano Prodi; un altro ha visto Gioele Dix interpretare gli umori più diffusi nell'elettorato ulivista; Il terzo, infine, ha comunicato attraverso la viva voce del candidato le linee essenziali del programma di governo».
La preoccupazione del team del professore è stata anche un'altra: quella di non rappresentare, soprattutto agli occhi dei giovani, la candidatura sì più responsabile, ma anche la più noiosa. La fetta di cittadinanza poco avvezza alla partecipazione politica e, nelle sue appendici, attratta prevalentemente dal richiamo della sinistra antagonista, è stata avvicinata con una manovra ad hoc. «Ci siamo impegnati in una campagna appositamente concepita per l'elettorato giovanile, attraverso la diffusione in dieci città campione di cartoline in cui, in tutte le lingue dell'Unione Europea, si menzionava il diritto - dovere alla scelta, con la scritta "Io posso scegliere" e "Mr Prodi, i support". La distribuzione è avvenuta in locali e luoghi di ritrovo, appoggiandoci ad una rete di Pr appartenente alle diverse realtà locali».
Insomma, la campagna del Professore ha giocato in maniera massiccia, e su più fronti. Eppure, assicura Santagata, il tetto di spesa preventivato è stato rispettato. Magari con qualche generoso contributo a titolo individuale. «Fino a questo momento - spiega - il budget è rimasto al di sotto delle previsioni, che erano di 300 mila euro. La cifra ovviamente va intesa come l'onere sostenuto dal comitato nazionale: i parlamentari, in molti casi, hanno offerto un contributo che non è assimilabile a questa cifra».
Il risultato che tutti si aspettano, non è un mistero, è quello di superare il 60% del consenso totale. Ma servirà davvero a qualcosa? Le primarie agli occhi di molti rappresentano nient'altro che una passerella per mostrarsi e contarsi. Con la prospettiva, talvolta nemmeno troppo celata, di insidiare proprio il leader della coalizione. Santagata, non lo crede: o forse, più probabilmente, non se lo augura. «La manifestazione dello scorso nove ottobre ha sancito la comune volontà dei diversi candidati di sostenere la figura di Prodi come premier alle prossime elezioni - assicura-. Tutti i presunti antagonisti hanno lasciato che fosse lui, e lui soltanto, a esporre le ragioni della coalizione. Questo significa una cosa sola: che Prodi sarà leader. E in modo forte e condiviso».

Giuliano Lesca


Punto.com 15/10/2005