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ottobre 15, 2005 L'Espresso

CENTRO-SINISTRA ALLA PROVA

ROMANO CERCA CASA

Conta su un'affluenza record alle primarie. E punta a una lista elettorale col suo nome. Grazie alla riforma di Berlusconí. Così Prodi prepara la sfida. Anche agli alleati

Prodi vuole che nella prossima legislatura ci siano uomini suoi, un suo gruppo parlamentare. Anche per la scelta dei ministri
Stampate in tutta fretta migliaia di schede in più per il voto del 16 ottobre. Non basta il milione previsto

 

 

Mentre nell'aula di Montecitorio stava per cominciare la battaglia sulla legge elettorale, martedì 11 ottobre, nella sede dell'Unione in piazza Santi Apostoli gli uomini che sorvegliano l'allestimento delle elezioni primarie, il diessino Maurizio Chiocchetri e il deputato della Margherita Olivierio Nicodemo, prendevano una decisione che con il passare delle ore era apparsa obbligata: stampare nuove schede elettorali con i nomi dei candidati premier del centro-sinistra per l'appuntamento di domenica 16. Il milione previsto all'inizio ormai non basta più. Gli elettori che chiamano per sapere come e dove si vota si sono moltiplicati. E l'effetto di una settimana politicamente incandescente. Cominciata con la manifestazione dei centro-sinistra a Roma, con partecipazione inaspettata anche per gli organizzatori, e proseguita tra i banchi della Camera, dove tra trappole, voti segreti, scontri la Casa delle libertà prova a imporre il ritorno alla legge proporzionale. Un muro contro muro tra maggioranza e opposizione come non si era mai visto neppure sulla legge Cirami. Con il centro-sinistra pronto a ritirarsi da tutti gli incarichi dagli organi istituzionali della Camera: commissioni, sotto-commissioni, vice-presidenze. Una drammatizzazione che alla fine produrrà, calcolano in piazza Santi Apostoli, un'affluenza alle primarie di gran lunga sopra le attese, domenica 16 ottobre, e un'investitura trionfale del candidato premier: Romano Prodi. «Abbiamo messo in piedi 9.800 seggi, con sette od otto volontari a seggio a fare gli scrutatori. Fanno circa 70 mila persone in tutta Italia: se ognuno dì loro porta a votare dieci amici la cifra del milione è raggiunta», spiega Chiocchetti. Ma si capisce che nel centrosinistra sperano in un risultato clamoroso: un milione e mezzo e forse molti di più. Ci punta, soprattutto, il Professore. Quando furono decise, le primarie sembrarono il contentino per il leader, rimasto all'improvviso senza casa politica dopo il voto della Margherita contro la lista dell'Ulivo. E per mesi sono state vissute come un appuntamento rituale, in un clima a dir poco allentato. Lo stesso Prodi aveva in agenda nel giorni scorsi un viaggio a Johannesburg con Bili Clinton per incontrare Nelson Mandela. Un appuntamento più importante di un confronto con Alfonso Pecoraro Scanio o con Ivan Scalfarotto.

Ma ora, scherzi della politica, le primarie si sono trasformate per l'ex presidente della Commissione Ue in un'occasione per prendere tutto quello che fin qui gli è mancato, U investitura popolare e il rilancio della lista dell'Ulivo. «Con la mossa dei Polo è cambiato il mondo», dice il braccio organizzativo di Prodi, Giulio Santagata. Gli uomini del Professore fanno ì conti: gli iscritti ai partiti dell'Unione, tutti insieme, sono meno dì un milione, 600 mila i Ds, 250 mila la Margherita, senza tenere conto che ai congressi e nei momenti più importanti va a votare appena un quarto degli iscritti. Ogni voto conquistato da Prodi in più è un elettore che i partiti non rappresentano. Lesercito dell'Ulivo, per cui la spallata istituzionale dei Polo è stata benzina sul fuoco.

Lo scontro parlamentare, con Silvio Berlusconi inchiodato ai banchi del governo per le votazioni e Pier Ferdinando Casini sotto attacco e in difficoltà a controllare un'aula bollente, ha imposto al Professore un brusco cambio di passo. Lo si è visto alle prime uscite del Tir giallo nella provincia italiana: nessuna pubblicità sui media nazionalì, ma teatri pieni e un entusiasmo che ha colto di sorpresa perfino lo staff prodiano. Non parliamo dei parlamentari del centro-sinistra, il cui sport preferito è scambiarsi battute sulle gaffe di Prodi e sulla sua incapacità di manovra politica. La specialità del Palazzo in cui spesso il Professore sembra impreparato. Così in pochi sì sono accorti che la riforma del Polo, nata per ammazzare la leadership di Prodi, per ora funziona come un ricostituente. La comunicazione, intanto. Un nuovo stile inaugurato da Prodli con il discorso di domenica scorsa, fin dalle prime battute: «Non siamo qui per una manifestazione di parte, siamo qui perché amiamo il nostro paese». Parole retoriche, da comizio di piazza, certo. Ma che fanno parte di una strategia precisa: presentare il centrosinistra che si candida a sostituire Berlusconi come il partito-Stato, il partito-Nazione. E il suo candidato premier Prodi come il leader disinteressato, super partes, dopo gli anni del conflitto di interessi. La regia della manifestazione si adegua: via il vecchio inno dell'Ulivo, la "Canzone popolare" di Ivano Fossati, e dentro il caro "Fratelli d'Italia", cantato da Prodi a bassa voce, sguardo compunto e braccia lunghe sui fianchi, sull'artenti. Una posa presidenziale. Un Prodi-tricolore, già sintonizzato sulle mosse del dopo-primarie. Incoronato dal suo popolo, ricevuta  la corona, re Romano deve ora trovare la sua terra. ovvero una lista dove candidarsi.

I Ds di Piero Fassino ufficialmente sono favorevoli al ritorno della lista dell'Ulivo, ma al segretario della Quercia non dispiace affatto di diventare il capo del primo partita italiano. I sondaggi danno i Ds sopra il 20 per cento. «Nel 2006, la sera delle elezioni, se passa la riforma di Berlusconi, sarà decisivo vedere quale partito guida la classifica»  fanno notare in via Nazionale. Per la stessa ragione la Margherita di Rutelli, che a maggio fece saltare in aria la lista ulivista, oggi si presenta dilaniata: Franco Marini è pronto a fare marcia indietro e a trattare coni Ds i posti nella lista bloccata. Più deciso di lui il quarantenne Dario Franceschini: quattro mesi fa è stato in prima fila ad affossare il listone prodiano, oggi fa sapere di averci ripensato. Con  lui c'è una pattuglia di deputati che si sentono penalizzati dalla nuova legge. Le "eccedenze": i deputati di Emilia e Toscana che avevano in  tasca  il collegio sicuro e ora sì sentono a rischio rielezíone. Così, tra gli effetti collaterali delle primarie e della nuova legge elettorale potrebbe esserci 1'isolamento di Rutelli nel suo stesso partito.

Ma ai caso di bocciatura della lista dcll'Ulivo, il Professore ha già pronta la caria di riserva: correre alla testa di una lista Prodi, con il tricolore nel simbolo, in cui potrebbero trovare posto alcuni fedelissimi dell'ex presidente Ue, il consigliere politico Ricardo Franco levi, l'ex presidente della regione Emilia Romagna. Antonio La Forgia,  il giovane ricercatore Filippo Andreatta, qualche nome di prestigio della società civile e il gruppo degli ulivisti  della Margherita capeggiato da Arturo  Parisi. «Non permetteremo nessuna soluzione tecnica.. Dove si candida Prodi non  è un suo  problema personale. Di fronte alla sfida politica Berlusconi e Casini serve una risposta politica: per noi significa tornare all'Ulivo», avverte Parisi.

Su questo punto i prodiani sanno di poter contare sull'appoggio di Massimo D'Alema. «Prodi non può essere ospite di una lista » concorda il presidente Ds. Ma non è facile far risorgere la lista  dell'Ulivo, dopo mesi di tensione tra i Ds e la Margherita. Anche una lista dell'Unione, con dentro tutti i partiti del centro-sinistra esclusa Rifondazione, presenta molte contro-indícazioni. A Montecitorio la chiamano  lista-tram: con ogni passeggero che sale per poi scendere dopo le elezioni. Ma il Professore non ha nessuna intenzione  di fare il conducente per qualche fermata: teme la situazione di instabilità prodotta dalla nuova legge elettorale, in presenza di una coalizione di centro-sinistra storicamente rissosa: «Una baraonda in cui spesso non  si capisce niente», come l'ha definita D'Alema con lo scrittore Andrea Camilleri. E preferisce di gran lunga candidarsi alla elezione con una lista che porti il suo nome: l'unico modo per arrrivare al dopo-elezioni con una sua forza, un suo gruppo parlamentare. la possibilità di scegliere suoi ministri fuori dalle indicazioni dei partiti. E non far la fine di re Travicello.

Saggia precausione: nel centro-sinistra, all'ombra delle primarie, è già cominciata la discussione sul che-facciamo-ora-di-Prodi. Con un'opinione che si fa largo: mandare il Professore al Quirinale. Fargli fare la corsa come candidato-premier, vincere le elezioni e poi eleggerlo Presidente della Repubblica al posto di Carlo Azeglio Ciampi, senza mai fargli mettere piede a Palazzo Chigi. ln segreto Clemente Mastella ha già cominciato a parlare e ha incontrato interlocutori  molto interessati. «E' l'unica soluzione» ammette il margheritino Enzo Carra, «noi stiamo già pensando al dopo» conferma l'uomo forte del partito rutelliano Beppe Fioroni.

La novità è che sensibili all'argomento, da qualche giorno, sono anche i Ds. Con la  proporzionale tornano i partiti: eccezioni a parte, il capo del governo lo fa  il leader del partito più grosso. Un Prodi al Quirinale avrebbe  una sola scelta per il nuovo prernier: incaricare Piero Fassino.

Scenari del domani che peseranno molto sul voto di domenica alle primarie. Contano i voti raccolti da Prodi. Se due milioni di elettori si spostano di casa per scrivere il suo nome il Professore diventa un intoccabile. A quel punto spetterà a lui decidere: se il look tricolore e l'immagine vincente con cui si prepara a fare da alternativa al berlusconismo. Oppure è la prova generale della discesa al Colle più  alto.

di Marco Damilano

L'Espresso 14-10-2005