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Adesso
possiamo cominciare a fare i conti sul serio. Pochi avrebbero scommesso qualche
settimana fa che ci sarebbe stata una riforma elettorale. E, invece, sembra
proprio che l'èra del maggioritario di collegio, iniziata nel '93, volga al
termine e che cominci quella del maggioritario di lista. Un maggioritario di
lista con tanta proporzionale dentro ma non un sistema proporzionale. Questo
va detto a onor del vero. Come va detto che per un po' il bipolarismo sarà probabilmente
salvo. Ma nel medio-lungo periodo non si sa. Di certo il maggioritario di collegio
assicura un bipolarismo più forte.
Ma oggi non è questo che interessa. Oggi si fanno soprattutto
i conti su chi guadagna e chi perde con le nuove regole del gioco. Un esercizio
possibile utilizzando come base i voti ottenuti da Cdl e Unione nelle elezioni
regionali del 2005 per le 14 regioni in cui si è votato e nelle elezioni europee
del 2004 per altre cinque regioni (la Valle d'Aosta è un caso a parte) in cui
non si è votato per il rinnovo dei consigli regionali. Ebbene, alla Camera dei
deputati con l'attuale sistema elettorale (il Mattarellum) l'Unione avrebbe
conquistato 349 seggi contro i 268 della Cdl (il totale è 617 e non 630 perché
abbiamo escluso la Valle d'Aosta e i 12 seggi della circoscrizione estero).
Con il nuovo sistema approvato ieri in prima lettura (come calcolato con la
competenza di sempre dal servizio studi della Camera) l'esito sarebbe stato
invece di 340 seggi a 277.
Verrebbe da dire: tanto rumore per nulla o tanto rumore per
poco. Ma non è proprio così che stanno le cose. Due sono le considerazioni aggiuntive
da fare. La prima riguarda la natura dei dati. Nel 2005 non si è votato in regioni
elettoralmente molto importanti come la Sardegna e soprattutto la Sicilia. Per
queste regioni abbiamo utilizzato i dati delle europee del 2004. Questo sottostima
il risultato dell'Unione e sovrastima di conseguenza il risultate della Cdl.
La ragione sta nel fatto che tra le europee del 2004 e le
regionali del 2005 si è accentuato il trend negativo della Cdl. E questo è confermato
anche dai sondaggi recenti. È probabile, quindi, che con dati più "freschi"
sulla Sicilia il divario tra i risultati ottenuti con il vecchio e il nuovo
sistema elettorale sarebbe maggiore e più sfavorevole all'Unione.
La seconda considerazione-da fare riguarda la natura del
nuovo sistema elettorale. Con queste regole è molto difficile per chi vince
ottenere più di 340 seggi alla Camera. Il solo modo di superare questo tetto
è quello di prendere più del 54% dei voti, cosa non facile nel nostro sistema.
Nessuna coalizione ci è mai riuscita dal '94 a oggi e difficilmente sarà così
nel 2006, chiunque sia il vincitore. Questo vuol dire che ai perdenti viene
garantita in ogni caso una rappresentanza parlamentare vicina al 46% dei seggi.
Naturalmente i perdenti possono essere più d'uno (una coalizione e uno o più
partiti sopra la soglia del 4%) ma se il sistema diventasse un bipolarismo perfetto
con due sole coalizioni che si contendono tutti i seggi della Camera il risultato
finale sarebbe probabilmente sempre di 54 a 46, cioè 340 seggi alla coalizione
vincente e 278 a quella perdente, più i seggi degli italiani all'estero.
In pratica andremmo a votare con la sola incertezza sul chi
vince ma con l'assoluta certezza sulla distribuzione dei seggi tra maggioranza
e opposizione. Sono i "miracoli" dei sistemi elettorali a premio di
maggioranza.
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