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ottobre 14, 2005 Osservatorio Politico di Roberto D'Alimonte

Solo 9 seggi separano i due sistemi

 

Adesso possiamo cominciare a fare i conti sul serio. Pochi avrebbero scommesso qualche settimana fa che ci sarebbe stata una riforma elettorale. E, invece, sembra proprio che l'èra del maggioritario di collegio, iniziata nel '93, volga al termine e che cominci quella del maggioritario di lista. Un maggioritario di lista con tanta proporzionale dentro ma non un sistema proporzionale. Questo va detto a onor del vero. Come va detto che per un po' il bipolarismo sarà probabilmente salvo. Ma nel medio-lungo periodo non si sa. Di certo il maggioritario di collegio assicura un bipolarismo più forte.

Ma oggi non è questo che interessa. Oggi si fanno soprattutto i conti su chi guadagna e chi perde con le nuove regole del gioco. Un esercizio possibile utilizzando come base i voti ottenuti da Cdl e Unione nelle elezioni regionali del 2005 per le 14 regioni in cui si è votato e nelle elezioni europee del 2004 per altre cinque regioni (la Valle d'Aosta è un caso a parte) in cui non si è votato per il rinnovo dei consigli regionali. Ebbene, alla Camera dei deputati con l'attuale sistema elettorale (il Mattarellum) l'Unione avrebbe conquistato 349 seggi contro i 268 della Cdl (il totale è 617 e non 630 perché abbiamo escluso la Valle d'Aosta e i 12 seggi della circoscrizione estero). Con il nuovo sistema approvato ieri in prima lettura (come calcolato con la competenza di sempre dal servizio studi della Camera) l'esito sarebbe stato invece di 340 seggi a 277.

Verrebbe da dire: tanto rumore per nulla o tanto rumore per poco. Ma non è proprio così che stanno le cose. Due sono le considerazioni aggiuntive da fare. La prima riguarda la natura dei dati. Nel 2005 non si è votato in regioni elettoralmente molto importanti come la Sardegna e soprattutto la Sicilia. Per queste regioni abbiamo utilizzato i dati delle europee del 2004. Questo sottostima il risultato dell'Unione e sovrastima di conseguenza il risultate della Cdl.

La ragione sta nel fatto che tra le europee del 2004 e le regionali del 2005 si è accentuato il trend negativo della Cdl. E questo è confermato anche dai sondaggi recenti. È probabile, quindi, che con dati più "freschi" sulla Sicilia il divario tra i risultati ottenuti con il vecchio e il nuovo sistema elettorale sarebbe maggiore e più sfavorevole all'Unione.

La seconda considerazione-da fare riguarda la natura del nuovo sistema elettorale. Con queste regole è molto difficile per chi vince ottenere più di 340 seggi alla Camera. Il solo modo di superare questo tetto è quello di prendere più del 54% dei voti, cosa non facile nel nostro sistema. Nessuna coalizione ci è mai riuscita dal '94 a oggi e difficilmente sarà così nel 2006, chiunque sia il vincitore. Questo vuol dire che ai perdenti viene garantita in ogni caso una rappresentanza parlamentare vicina al 46% dei seggi. Naturalmente i perdenti possono essere più d'uno (una coalizione e uno o più partiti sopra la soglia del 4%) ma se il sistema diventasse un bipolarismo perfetto con due sole coalizioni che si contendono tutti i seggi della Camera il risultato finale sarebbe probabilmente sempre di 54 a 46, cioè 340 seggi alla coalizione vincente e 278 a quella perdente, più i seggi degli italiani all'estero.

In pratica andremmo a votare con la sola incertezza sul chi vince ma con l'assoluta certezza sulla distribuzione dei seggi tra maggioranza e opposizione. Sono i "miracoli" dei sistemi elettorali a premio di maggioranza.