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Ci
hanno lavorato sopra una settimana, calcoli e ponderazioni non erano
semplici, ma alla fine il Servizio Studi della Camera dei deputati ha
sfornato l’attesissimo risultato: con la nuova legge elettorale,
calcolando come base le Regionali di quest’anno, il centrosinistra
vincerebbe le elezioni con un margine di 63 deputati: 340 contro 277.
Anche se la sorpresa affiora nel peso che i due Poli assumerebbero
nelle diverse aree geografiche del Paese. Certo, si sapeva che il
sistema proporzionale avrebbe ridimensionato ogni schieramento nelle
sue roccaforti - la sinistra nelle regioni rosse, il centrodestra nel
Lombardo-Veneto e in Sicilia - ma le proiezioni dimostrano che in
quelle aree il salasso più sensibile lo subisce la maggioranza. Un dato
fino a ieri intuitivo ma da questa mattina, quando in aula si voterà la
riforma, il documento del Servizio Studi non sarà più ufficioso, ma
accessibile a tutti i deputati. In Lombardia, Veneto e in Sicilia
alle elezioni politiche del 2001 il centrodestra aveva conquistato alla
Camera una valanga di seggi, ben 170 su 368 e dunque in sole tre
regioni era stato eletto il 46% dell’intera compagine parlamentare
della Casa delle libertà. La proiezioni del Servizio Studi di
Montecitorio dimostrano che in quelle tre regioni, con la riforma in
discussione da oggi, il centrodestra perderebbe ben 59 deputati, una
emorragia molto più corposa rispetto a quella che si verificherebbe con
la legge elettorale attualmente in vigore. In quelle tre regioni
infatti il centrodestra mantiene un significativo, diffuso vantaggio
sullo schieramento avversario e dunque i collegi a rischio (legge in
vigore) sarebbero molti di meno. Anzi un calcolo è stato già fatto:
sulla base dei risultati delle elezioni 2004 e 2005 in Lombardia il
centrodestra perderebbe 11 collegi, in Veneto 2 e in Sicilia 8. Totale,
21. Il calcolo è presto fatto: con la nuova legge elettorale nelle sue
tre regioni-roccaforte la Casa delle libertà perderebbe 59 deputati,
con quella ancora in vigore soltanto 21. Numeri più eloquenti di
tante proiezioni fatte «ad occhio» in questi giorni dai deputati del
centrodestra ed è proprio sull’ansia da novità, sul terrore di non
essere rieletti scommettono i capi del centrosinistra. Ieri Romano
Prodi è arrivato a dirlo esplicitamente, con una brutalità disarmante:
«Riusciranno ad evitare una nostra robusta maggioranza, ma la prossima
volta non saranno in Parlamento. Naturalmente
l’effetto-riequilibrio ci sarebbe anche nelle regioni rosse, dove il
centrosinistra nel 2001 aveva sbancato: in Emilia-Romagna, Marche,
Umbria e Toscana l’attuale opposizione aveva eletto 89 deputati, pari
al 34% del totale. Ma a riforma proporzionale attuata, gli 89
diventerebbero 70 e quindi per l’opposizione si profila un
arretramento, non un salasso. Ed è nel Mezzogiorno che il
centrosinistra avanza sensibilmente rispetto alle ultime Politiche: nel
2001 in Sicilia la Cdl aveva conquistato 50 deputati contro 5, oggi il
rapporto sarebbe di 29 (centrodestra) a 25 (centrosinistra). Per non
parlare della Campania, dove i rapporti di forza sarebbero ribaltati
rispetto a 4 anni fa: 38 a 25 nel 2001 a favore del centrodestra,
mentre oggi - sempre in base alle proiezioni - l’attuale opposizione
conquisterebbe 43 deputati contro i 20 della Cdl. Stessa
inversione in Puglia: 28 a 16 nel 2001 per il centrodestra, mentre oggi
il rapporto sarebbe di 24 a 20 a favore del centrosinistra. Rapporti di
forza diversi anche in regioni politicamente più in bilico come il
Piemonte: nel 2001 il centrodestra aveva conquistato 28 seggi contro
20, il nuovo proporzionale e i voti nel frattempo transitati sull’altra
sponda darebbero oggi il centrosinistra con 26 deputati contro i 21
della Casa delle libertà.
Fabio Martini
La Stampa 11-10-2005
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