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ROMA - Difendere i lavoratori a reddito fisso, tutelare il potere
d’acquisto delle famiglie. Queste le parole d’ordine scelte l’altro
giorno da Berlusconi per annunciare alla Camera (e in diretta tv) lo
spirito della Finanziaria. «Sfiderò la sinistra sul suo stesso
terreno», disse il premier in quell’occasione. E in effetti, sin
dall’inizio della campagna per le primarie, non solo Bertinotti, ma
anche Prodi e Fassino, battono molto sul tasto dell’adeguamento dei
salari. E non solo perché la crisi, come dimostrano i dati elaborati
dall’Istituto Cattaneo su rilevazioni Itanes, è fortemente percepita
dagli italiani. Ma anche perché tutti i leader politici sanno che nulla
come le proprie tasche influenza gli elettori nel momento di esprimere
il voto. Spiega il professor Salvatore Vassallo, vicedirettore
dell’istituto di ricerca di Bologna e docente di Scienze politiche
all’università del capoluogo emiliano: «Non credo che se quest’anno
Berlusconi puntasse sul pericolo comunista, otterrebbe la stessa
risposta positiva del 2001. Semmai, anche per emulazione degli efficaci
quanto infondati attacchi personali che indebolirono Kerry nelle
elezioni americane del 2004, è più probabile che il premier, o meglio
qualcuno per suo conto, punti a indebolire Prodi sul piano personale,
piuttosto che fare leva sull'ideologia: i primi segnali si sono già
visti. Comunque, questa volta, il vero nodo è l’economia. E’ su quel
terreno che si gioca tutto». I dati su cui si basa l’analisi di
Vassallo sono del 2004. Ma, assicura, «sono molto affidabili per due
ragioni. La prima è che le mille persone intervistate sono le stesse
del 2001, la seconda è che da allora le condizioni della nostra
economia non sono migliorate. Anzi». Dunque, ecco il primo dato: la
situazione economica, nel giro di un anno, è peggiorata per il 73,3 %
degli intervistati. E in particolare, fra i lavoratori a reddito fisso,
per il 75,8% dei dipendenti con qualifiche medio-basse (che da soli
rappresentano più della metà del campione) e per il 74,5 di quelli con
qualifiche medio-alte. Per gli autonomi, il dato scende al 66,4, mentre
schizza all’85,2 per gli atipici, coloro che vivono maggiormente il
problema del precariato. «La percezione della riduzione del benessere
individuale - spiega ancora Vassallo - è considerevole e diffusa. E il
dato corrisponde a quello dell’indagine annuale Multiscopo dell’Istat».
Abbastanza uniforme appare anche l’emorragia di voti dal
centrodestra rispetto al 2001. Fra i lavoratori dipendenti con
qualifiche medio-basse si scende dal 38,3% al 25,9, fra quelli con
qualifiche medio-alte dal 36 al 25,5; fra gli autonomi dal 52 al 42 e
fra gli atipici dal 44,4 al 25,9. Ma non è che tutti questi voti
andrebbero direttamente al centrosinistra, che infatti salirebbe dal
39,6% al 40,4 nella prima categoria, dal 22,2 al 24 nella terza, dal
33,3 al 40,7 nella quarta e addirittura scenderebbe nella seconda,
quella dei lavoratori dipendenti con qualifiche medio-alte (manager e
dirigenti) dal 46 al 35,3. Si passerebbe così dal 42,3% per la Cdl e il
34,8 per il centrosinistra del 2001, al 30,5 per la Cdl e il 35,5 per
il centrosinistra di oggi. A salire molto, sono coloro che non si
pronunciano per nessuno dei due schieramenti, che in totale passano dal
22,9% al 34. Ma se la percezione del peggioramento delle
condizioni di vita e la delusione nei confronti di chi ha governato
finora sono applicabili a tutte le categorie di lavoratori, che utilità
c’è nel puntare la campagna elettorale soprattutto su quelli che
percepiscono un reddito fisso? «Il fatto è - chiarisce ancora Vassallo
- che nei loro confronti è più facile ottenere risultati a breve
termine. Specie se si tratta di lavoratori del pubblico impiego, sui
quali il governo può intervenire direttamente e in modo più veloce. La
situazione degli autonomi, che operano sul mercato, dipende invece
dall’andamento generale dell’economia, che i provvedimenti governativi
in questa fase non sembrano in grado di influenzare né a breve né a
medio termine. E il centrodestra, oggi, ha l’urgenza di perdere meno
voti possibile».
di FEDERICA RE DAVID
Il Messaggero 4-10-2005
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