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ottobre 8, 2005 Istituto Cattaneo

Elezioni, la sfida si gioca sul reddito fisso

«Per recuperare voti, più facile intervenire sui salari che sulla crisi del mercato»

 

 

ROMA - Difendere i lavoratori a reddito fisso, tutelare il potere d’acquisto delle famiglie. Queste le parole d’ordine scelte l’altro giorno da Berlusconi per annunciare alla Camera (e in diretta tv) lo spirito della Finanziaria. «Sfiderò la sinistra sul suo stesso terreno», disse il premier in quell’occasione. E in effetti, sin dall’inizio della campagna per le primarie, non solo Bertinotti, ma anche Prodi e Fassino, battono molto sul tasto dell’adeguamento dei salari. E non solo perché la crisi, come dimostrano i dati elaborati dall’Istituto Cattaneo su rilevazioni Itanes, è fortemente percepita dagli italiani. Ma anche perché tutti i leader politici sanno che nulla come le proprie tasche influenza gli elettori nel momento di esprimere il voto.
Spiega il professor Salvatore Vassallo, vicedirettore dell’istituto di ricerca di Bologna e docente di Scienze politiche all’università del capoluogo emiliano: «Non credo che se quest’anno Berlusconi puntasse sul pericolo comunista, otterrebbe la stessa risposta positiva del 2001. Semmai, anche per emulazione degli efficaci quanto infondati attacchi personali che indebolirono Kerry nelle elezioni americane del 2004, è più probabile che il premier, o meglio qualcuno per suo conto, punti a indebolire Prodi sul piano personale, piuttosto che fare leva sull'ideologia: i primi segnali si sono già visti. Comunque, questa volta, il vero nodo è l’economia. E’ su quel terreno che si gioca tutto».
I dati su cui si basa l’analisi di Vassallo sono del 2004. Ma, assicura, «sono molto affidabili per due ragioni. La prima è che le mille persone intervistate sono le stesse del 2001, la seconda è che da allora le condizioni della nostra economia non sono migliorate. Anzi». Dunque, ecco il primo dato: la situazione economica, nel giro di un anno, è peggiorata per il 73,3 % degli intervistati. E in particolare, fra i lavoratori a reddito fisso, per il 75,8% dei dipendenti con qualifiche medio-basse (che da soli rappresentano più della metà del campione) e per il 74,5 di quelli con qualifiche medio-alte. Per gli autonomi, il dato scende al 66,4, mentre schizza all’85,2 per gli atipici, coloro che vivono maggiormente il problema del precariato. «La percezione della riduzione del benessere individuale - spiega ancora Vassallo - è considerevole e diffusa. E il dato corrisponde a quello dell’indagine annuale Multiscopo dell’Istat».
Abbastanza uniforme appare anche l’emorragia di voti dal centrodestra rispetto al 2001. Fra i lavoratori dipendenti con qualifiche medio-basse si scende dal 38,3% al 25,9, fra quelli con qualifiche medio-alte dal 36 al 25,5; fra gli autonomi dal 52 al 42 e fra gli atipici dal 44,4 al 25,9. Ma non è che tutti questi voti andrebbero direttamente al centrosinistra, che infatti salirebbe dal 39,6% al 40,4 nella prima categoria, dal 22,2 al 24 nella terza, dal 33,3 al 40,7 nella quarta e addirittura scenderebbe nella seconda, quella dei lavoratori dipendenti con qualifiche medio-alte (manager e dirigenti) dal 46 al 35,3. Si passerebbe così dal 42,3% per la Cdl e il 34,8 per il centrosinistra del 2001, al 30,5 per la Cdl e il 35,5 per il centrosinistra di oggi. A salire molto, sono coloro che non si pronunciano per nessuno dei due schieramenti, che in totale passano dal 22,9% al 34.
Ma se la percezione del peggioramento delle condizioni di vita e la delusione nei confronti di chi ha governato finora sono applicabili a tutte le categorie di lavoratori, che utilità c’è nel puntare la campagna elettorale soprattutto su quelli che percepiscono un reddito fisso? «Il fatto è - chiarisce ancora Vassallo - che nei loro confronti è più facile ottenere risultati a breve termine. Specie se si tratta di lavoratori del pubblico impiego, sui quali il governo può intervenire direttamente e in modo più veloce. La situazione degli autonomi, che operano sul mercato, dipende invece dall’andamento generale dell’economia, che i provvedimenti governativi in questa fase non sembrano in grado di influenzare né a breve né a medio termine. E il centrodestra, oggi, ha l’urgenza di perdere meno voti possibile».

di FEDERICA RE DAVID

Il Messaggero 4-10-2005