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Sono loro i due politici di centrodestra a destinati a raccogliere lo scettro di re Silvio se e quando lui deciderà di cederlo. Con il leader di An che spopola al Sud, e con un Casini più trasversale.Una possibilità, quella della successione a Berlusconi, che solo fino a qualche settimana fa sembrava remota e che oggi, invece, occupa prepotentemente l'agenda politica del Polo, complici le fibrillazioni che agitano il centrodestra dopo la clamorosa e inaspettata uscita del leader dell'Udc Marco Follini: «Berlusconi non è il miglior candidato premier per il 2006». Eppure dal nostro sondaggio, realizzato dall'Swg, emerge un altro dato davvero sorprendente: poco meno del 20 per cento degli intervistati afferma che Berlusconi deve rimanere alla guida del centrodestra. Una scelta curiosa, soprattutto perché è stata una risposta spontanea degli intervistati. Come dire: che si vinca o si perda, gli elettori di centrodestra preferiscono essere guidati ancora da re Silvio. Soprattutto gli over 55 anni.
In alternativa, appunto, Gianfranco Fini: alleato della prima ora di Berlusconi, si è conquistato la fiducia degli elettori con il suo efficiente lavoro di ministro degli Esteri. E anche la sua originale posizione sul referendum abrogativo della legge sulla fecondazione assistila (che provocò tanto scalpo re) pare essere stata archiviata. Forse anche grazie al decisionismo che Fini ha dimostrato in quell'occasione, rimettendo ordine all'interno di An, quando i suoi «colonnelli» sembravano avergli voltato le spalle. Analizzando i dati, ne emerge un altro molto significativo: solo 1'1 per cento vedrebbe bene Follini alla guida del Polo. Il leader dell'Udc che ha innescato il terremoto sembra non riuscire a capitalizzare l'investimento: la sua figura di uomo tutto di un pezzo, forse l'unico che sa dire apertamente molti «no» a Berlusconi, non è apprezzata dagli elettori di centrodestra. Tra gli outsider, cioè tra personaggi che non sono politici di professione, spicca il pluripresidente (di Confindustria e Fiat, per citarne solo due) Luca Cordero di Montezemolo (21 per cento) seguito molto da vicino dal direttore di Libero Vittorio Feltri (18 per cento). Terzo, distanziato, Bruno Vespa (10 per cento). Ed è comunque significativo, dicono dall'Swg, che oltre un quarto del campione non scelga nessuno dei candidati «alternativi» al mondo politico. Curiosa la «vittoria» di Montezemolo, che negli ultimi mesi non ha risparmiato critiche alla gestione del governo e spesso individuato come uomo più vicino alle posizioni di centrosinistra. Altro discorso per Feltri, segnalato soprattutto dagli elettori della Lega: giornalista che sa picchiare duro, anche contro la propria parte politica. Quasi l'opposto di Bruno Vespa, apprezzato soprattutto dalle donne (così come gli altri personaggi Tv, tipo Paolo Bonolis) e visto come mediatore perfetto. Se poi si passa a cercare di capire per quali ragioni gli elettori non vogliono rinnovare il voto a Forza Italia (e, secondo Swg, sarebbero circa il 30 per cento di voti in meno rispetto al 2001), si scopre che la netta maggioranza (40 per cento) è rimasta delusa da Berlusconi perché non ha saputo frenare il caro-curo. Una preoccupazione condivisa soprattutto dalle donne e dagli anziani. Le grandi promesse della campagna elettorale 2001? Hanno deluso il 28 per cento degli intervistati, soprattutto gli uomini. Ultime in classifica la non soluzione del conflitto di interessi (14 per cento) e la questione dell'invio dei soldati in Iraq (10 per cento). Tre domande, con relative risposte, che danno il polso della complicata situazione che agita dall'interno il centrodestra. Il bubbone, come detto, è scoppiato con violenza nel corso di una conferenza stampa a Palazzo Chigi, il 22 settembre scorso. Quando, senza alcun preavviso, il leader dell'Udc Marco Follini ha dichiarato davanti a una pletora di giornalisti: «Berlusconi non è il miglior candidato premier per il 2006». Ne sono seguiti irritazione, incontri, discussioni, litigi, tentativi di ricompattamento. Fino alla (prima) votazione alla Camera della nuova legge elettorale, totalmente proporzionale, come chiedeva da mesi proprio l'Udc. Una scelta che avrebbe dovuto mettere a tacere le insistenti richieste di elezioni primarie nel centrodestra, per individuare il miglior candidato premier per l'anno prossimo. Eppure, di primarie nel Polo se ne parla ancora: potrebbero svolgersi il 10 e l' 11 dicembre, due mesi dopo quelle dell'Unione. Dunque, destra e sinistra accomunate almeno da una cosa: scimmiottare gli Stati Uniti, dove le primarie si svolgono da decenni, dimenticando però che Oltreoceano esistono solo due partiti (democratici e repubblicani) e non due schieramenti o due coalizioni. Un nodo davvero ingarbugliato. Per slegare il quale molti osservatori politici offrono una chiave di lettura: le continue fibrillazioni dentro il Polo si capiscono solo con la lotta tra Fini e Casini per la futura leadership nel centrodestra (uno scenario confermato dal nostro sondaggio). Per il 2006 andrebbe bene andare al voto con Berlusconi (un altro elemento che si evince anche dall'indagine Swg). Che, se pure dovesse trionfare, non sarà eterno. E, quando passerà il testimone, chi lo raccoglierà? Non solo: votata la legge elettorale proporzionale, si potrebbe coronare il sogno del partito unico della destra, tanto osteggiato da Follini. Che, a quel punto, proprio in virtù del proporzionale, correrebbe da solo alle elezioni. Senza Casini, però. Il presidente della Camera accetterebbe di «fondersi» con An e Forza Italia (e forse anche la Lega) con un obiettivo: diventare il nuovo presidente del Consiglio. E Silvio? Destinazione Quirinale, come presidente della Repubblica. Fantapolitica a parte, i sondaggisti si sono scatenati sulle primarie del centrodestra, sebbene l'eventuale nuova legge elettorale proporzionale le renda pressoché inutili, a detta di molti. Dunque, Berlusconi è dato al 35,5 per cento, Fini al 30 per cento, Follini l'8,4 per cento e Casini il 5,3 per cento. Insomma, sembra proprio che il regno di Silvio sia destinato a durare. Almeno fino alle politiche del 2006. Poi si vedrà. La sconfitta non è così scontata, soprattutto se verrà votata la nuova legge elettorale. Dovesse vincere ancora Berlusconi, tutto sarà messo a tacere. Dovesse perdere, si aprirà il valzer della successione. Con due primedonne in lizza, Fini e Casini. OGGI 05-10-2005 Roberto Beccaria
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