agosto 26, 2005 OSSERVATORIO POLITICO a cura di Roberto D'Alimonte È TUTTA IN SALITA LA STRADA DELLO SCHEMA NEOCENTRISTA L'ipotesi sarà percorribile solo con il ritorno al proporzionale e la crisi dell'Esecutivo che nascerà nel 2006Non mi eserciterò anch'io nell'interpretazione più o meno autentica delle parole di Mario Monti. Troppi in questi giorni lo stanno facendo. Di certo, però, le sue osservazioni hanno riaperto la discussione intorno a una prospettiva neocentrista nella politica italiana, magari con il superamento del bipolarismo. Mettiamo da parte in questa sede la questione, pur assai rilevante, se questa prospettiva sia auspicabile o meno. Chiediamoci invece come si possa passare dall'attuale modello di competizione elettorale, considerato inadeguato da Monti e da altri, ad un modello neocentrista. Non c'è dubbio che la prima condizione da soddisfare è il cambiamento dell'attuale legge elettorale. Ci vuole un sistema proporzionale. ]li questo Follini ha ragioni da vendere. Solo un sistema proporzionale può restituire libertà di manovra ai partiti per cercare nuove aggregazioni fuori dagli schemi attuali. Ma qui nasce il primo problema: come si fa a far approvare in questo Parlamento o nel, prossimo una legge elettorale proporzionale? Chi ci sta? Va da sé che non basta l'Udc. Quanto meno occorre il consenso dei quattro maggiori partìtì e cioè Ds, Margherita, Forza Italia e An, Oggi nessuno di questi partiti è interessato perché nessuno, per un motivo o per l'altro, ritiene conveniente un simile cambiamento. Questo vuol dire che non solo non esiste un largo consenso per un'operazione del genere, ma nemmeno una maggioranza di parte. Qualcuno ipotizza che forse un sistema proporzionale con premio di maggioranza, simile a quello delle elezioni regionali, potrebbe mettere quasi tutti d'accordo. Anche se così fosse sarebbe in ogni caso il sistema sbagliato per fare quello che dice Monti perché non eliminerebbe la necessità di formare "coalizioni acchiappatutto". Cioè non scioglierebbe gli attuali partiti dal vincolo di fare accordi pre-elettorali con tutti pur di vincere. Esattamente come avviene ora. Oggi quindi non si possono cambiare le regole di voto. Ma domani? Dopo le elezioni? È quello che ieri hanno ipotizzato due esponenti centristi di poli diversi come Enrico Letta e Luca Volontè. Si fa comunque fatica a pensare che, qualunque sia lo schieramento vincente, il cambiamento della legge elettorale sarebbe una priorità del nuovo governo all'indomani di una vittoria ottenuta con le attuali regole, Ma anche se lo fosse le convenienze dei maggiori partiti non cambierebbero rispetto a oggi. Per i Ds e Ali soprattutto, un sistema proporzionale comporta ìl rischio di una possibile emarginazione. Perché quindi dovrebbero stare al gioco? O è forse ipotizzabile che la nuova legge elettorale passi sopra le loro teste? Il fatto puro e semplice è che le leggi elettorali sono molto difficili da cambiare in condizioni normali. La riforma del 1993 è stata fatta in condizioni eccezionali. Queste condizioni potrebbero però ripresentarsi sotto forma di una grave crisi di governo. Il rischio paventato da molti è che se vincesse l'Unione nel 2006 Prodi non riuscirebbe comunque a far passare riforme incisive per l'opposizione di Rifondazione e forse di una parte dei Ds. Se così fosse l'attuale bipolarismo ne uscirebbe fortemente indebolito. A questo punto si aprirebbe concretamente il discorso su una nuova legge elettorale per dar vita a un sistema più efficiente. Non sarebbe comnunque facile. Ma il ritorno a una qualche forma di sistema proporzionale potrebbe essere agevolato se nel frattempo nel centro-destra (con un Berlusconi meno ingombrante di oggi) fossero state gettate le basi del partito popolare europeo, un nuovo soggetto politico comprendente l'Udc, parte di Forza Italia e magari quella parte di Ali disposta a seguire un Fini deciso a spostarsi verso l'area popolare. Questo soggetto politico potrebbe convergere su una serie di obiettivi, tra cui la legge elettorale, con una Margherita delusa o almeno una gran parte di essa. In questo modo si realizzerebbero le condizioni per la nascita di quel grande centro invocato da Monti. Restano i Ds. Cosa farebbero davanti ad uno scenario del genere? Difficile dire. Ma anche ai Ds alla fine potrebbe convenire uscire dalla attuale situazione, in cui sono schiacciati tra una sinistra radicale e una Margherita indisponibile alla creazione di un nuovo partite riformista, e diventare l'indiscussa forza riformista e trainante di uno schieramento di sinistra-centro. In questo modo il riallineamento della politica italia. na sarebbe completo. Queste a noi sembrano le condizioni perché l'auspicio di Monti si possa realizzare. Lasciamo al lettore decidere se sono condizioni realistiche o se sono invece solo un esercizio di fantapolitica estiva. Di certo, almeno stando a fonti autorevoli, c'è chi a Roma sta già cominciando a lavorare su scenari non molto diversi da questi. Il Sole 24 Ore 26--08-2005 |