agosto 28, 2005 MAPPE di Ilvo Diamanti I DS, MEDIANI IN CRISI DEL CENTRO-SINISTRAMentre si assiste alla riscoperta delle identità politiche, mentre il richiamo alle virtù taumaturgiche "del-centro-che-non c´è" echeggia sempre più forte, stupisce l´afasia dei Ds. Un partito che appare spaesato, dopo l´eclissi dell´Ulivo. Più degli alleati. Più dello stesso Prodi, che si è adeguato - per ora - a interpretare la parte dell´amministratore di condominio, nell´attesa (non del tutto scontata) che le primarie gli permettano di acquistare più potere, nella coalizione. I DS, invece, stentano. Proprio loro, che un´identità ce l´hanno, dotata di memoria, simboli e organizzazione. Proprio loro, che, più degli altri partiti, occupano il centro, sono il centro. Dell´Unione. Ma, proprio per questo, soffrono. Perché si tratta di un´identità per molti versi subita, che vorrebbero lasciarsi alle spalle. E perché il centro di una coalizione di partiti impegnati a competere fra loro è posizione scomoda. E vulnerabile. D´altra parte, Fassino, dopo la sconfitta elettorale del 2001 (pesante per i DS ancor più che per l´Ulivo) aveva dedicato molta cura a ri-definire l´identità e l´organizzazione del partito. Per legittimarlo come forza politica e come classe di governo. Per sottrarlo al pregiudizio anticomunista, che, come stigma e come slogan, ha continuato a funzionare, anche dopo la caduta del muro e la fine del comunismo. I post-comunisti. Obbligati, dal loro passato, a cambiare - più volte - il nome e l´etichetta. A proporre, alla guida del centrosinistra, candidati di altra e diversa tradizione politica. Pur essendo il partito più forte della coalizione. Da ciò la scelta dell´Ulivo unitario, sancita dal congresso dello scorso gennaio. Dove i dirigenti e i militanti dei DS hanno applaudito, quanto e più dei loro leader, Romano Prodi. Accompagnando con calore i richiami, nella relazione del segretario e negli interventi degli altri dirigenti, dedicati a De Gasperi, ai radicali. E, soprattutto, a Craxi. I DS di Fassino. Al congresso si erano proposti come l´asse del "soggetto politico unitario di centrosinistra". Riassunto della cultura laica e cattolico-democratica. E avevano rivendicato, per sé, uno spazio specifico della tradizione socialista italiana. Rivalutando Craxi, considerato fino a ieri (e da molti, nel partito e nella sinistra, ancora oggi) come il nemico. La scelta a favore della federazione unitaria dell´Ulivo, sancita dal congresso, indeboliva l´eredità del partito. Ma, al contempo, alleggeriva anche il peso del passato. Per questo, la sospensione del progetto unitario, decretata dalla maggioranza della Margherita, guidata da Rutelli, ha spiazzato soprattutto i DS. Che, negli ultimi mesi, sono divenuti il trattino del centro-sinistra. Soggetto di congiunzione e di mediazione. Il ponte fra i diversi partiti, fra i diversi soggetti. Ma anche la "base" elettorale. Insomma il (bari) centro (instabile) dell´Unione (instabile) di centro-sinistra. Piero Fassino, in particolare, è divenuto il centro del centro. Il "mediano". Che cuce lo strappo fra i Democratici di Prodi e Parisi e la Margherita di Rutelli. Che, per questo, propone le primarie di coalizione (metodo inedito e singolare, per legittimare, attraverso il voto dei sostenitori, un candidato già designato dai partiti), anche se le considera poco utili e, persino, dannose. Stare al centro dell´Unione. E´ rischioso, per i DS. E per Fassino. Come, in parte, hanno rivelato gli avvenimenti delle ultime settimane. 1. Perché, nel dibattito politico che attraversa l´Unione, i DS non riescono a specificarsi. E, per questo, appaiono afasici. Mentre gli alleati esprimono orientamenti strategici, se non progetti politici, chiari. La Margherita di Rutelli: punta al centro dello spazio politico. Dialoga con i moderati della CdL. Li affianca in alcune questioni importanti: dall´etica all´economia alla politica estera. Rifondazione Comunista e gli altri partiti della sinistra: continuano ad affermare rivendicazioni non negoziabili. Ieri come oggi. Come - promettono - anche domani. Tanto che Prodi stesso ha rinunciato a proporre, in vista delle primarie, un programma definito. Per non rendere ulteriormente visibili le divisioni interne. Per non riprodurre la difficoltà, sua, di garantire una sintesi coerente. I DS, invece, stentano a caratterizzarsi, a promuovere idee che li rendano riconoscibili. Perché al loro interno si colgono le stesse divisioni, le stesse differenze che emergono fra i partiti. Fra liberali e radicali, fra riformisti e massimalisti, fra realisti e pacifisti. Così Fassino sconta il doppio "stiramento", di chi sta al centro di una coalizione divisa e di un partito, a sua volta, distinto e distante, su molte, importanti questioni. 2. La stessa "via socialista", rilanciata a tutto tondo al congresso di gennaio, oggi appare problematica e complicata. Perché i diversi pezzi della diaspora socialista italiana stanno cercando di ricomporsi, di fondersi in un nuovo Partito Socialista. Esterno e concorrente, rispetto ai DS. Dopo che, negli ultimi anni, i socialisti, nel centrosinistra, si erano presentati perlopiù "nei" DS; oppure insieme a loro, nella Fed. 3. Da ciò il disagio, la difficoltà, lo spaesamento, di un partito e di una leadership sospinti in un terreno che non hanno scelto. Nel quale la sfida più insidiosa, per loro, sembra provenire dagli altri inquilini dell´Unione. In vista delle prossime elezioni (che nel centro-sinistra vengono considerate sostanzialmente - e pericolosamente - già vinte), infatti, i DS appaiono l´alleato da indebolire oppure da battere. Così li vede la Margherita di Rutelli, che, in fondo, alle prossime elezioni punta a diventare il soggetto più forte della coalizione. Se non da sola, magari insieme all´Udeur. E - perché no? - all´UdC (tanto più se si presentasse autonomamente). Spostando decisamente il centro dell´Unione verso il centro. Anche Rifondazione, peraltro, mira ad attrarre quella parte di elettori che vivono con disagio il distacco dalla tradizione di sinistra e il richiamo alla moderazione. Gli stessi Democratici della Margherita (guidati da Parisi) hanno sempre visto, nei DS, un ostacolo alla costruzione di un soggetto politico nuovo e unitario. Liberato dal peso di un´ideologia e di un´organizzazione ingombranti. Infine, i neosocialisti (alleati con i Radicali), per quanto la loro capacità di attrazione possa apparire limitata, contendono, comunque, un elettorato importante, per i DS, soprattutto dal punto di vista simbolico. 4. Non è un caso che proprio i DS, negli ultimi mesi, siano divenuti bersaglio di polemiche sollevate, almeno in parte, da ambienti politici "amici" (?). La "questione morale", denunciata 25 anni fa da Berlinguer, e oggi rivolta contro di loro, per stigmatizzarne le presunte interferenze nella scalata di Unipol a BnL. La "questione mediale", evocata per contestare la nomina dei vertici della RAI. Al di là di altre valutazioni, hanno l´effetto di acuire le sofferenze dei DS. Di porli in conflitto con se stessi. Perché hanno perduto il gancio dell´Ulivo, a cui avevano "appeso" l´identità futura. E si vedono inseguiti dalle ombre dell´identità passata, da cui vorrebbero distanziarsi: il collateralismo (di affari) con le associazioni rosse; lo scambio consociativo con la maggioranza. Da ciò, da tutto ciò, il futuro difficile che, nei prossimi mesi, attende i DS e la loro leadership. Costretti a sostenere la logica della coalizione quando gli alleati pensano soprattutto a se stessi. A sostenere Prodi alle primarie, dove gli altri partiti cercano la massima visibilità. A presidiare il centro dell´Unione, mentre la Margherita di Rutelli mira a trascinare il (bari) centro dell´Unione verso il centro. I DS. Già post-comunisti, oggi post-ulivisti. Senza essere, nel frattempo, divenuti socialisti. I DS. Alla ricerca di una"cosa" che ancora non c´è; per garantire "l´unità dell´Unione", attorno alla leadership di Prodi: rischiano di apparire un post-partito, dall´identità incompiuta. Non conviene: né a loro, né al centro-sinistra. Che i DS si riducano a fare il ponte. Il partito di Prodi. Che rinuncino a dire le loro parole, a sostenere le loro ragioni e i loro leader, a tutelare i loro legami sociali e il loro mercato elettorale; in modo visibile e aperto. Oggi, alle primarie, in campagna elettorale. Meglio che i DS promuovano le loro idee e i loro uomini. Senza timore di competere - e di misurarsi - con gli alleati. In attesa dell´Ulivo che verrà, meglio tutelare il partito che già c´è. Anche perché non è detto (anzi: è molto dubbio) che, diversamente, l´Ulivo troverà terreno fertile per radicarsi e crescere. ILVO DIAMANTI da Repubblica - 28 agosto 2005 |