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agosto 29, 2005 L'osservatorio di Renato Mannheimer

I CENTRISTI E LA CORSA SOLITARIA: MENO SEGGI, PIÙ PESO POLITICO

Quali sono le possibilità di affermazione dell'Udc nel caso essa dovesse presentarsi alle elezioni da sola? Dal mero punto di vista della numerosità dei seggi si tratterebbe di un'operazione in perdita. Di certo l'Udc non potrebbe più contare sui deputati (40) che ottenne nel 2001 grazie all'accordo con la CdL: Berlusconi fu a suo tempo assai «generoso» nei confronti di Casini e Follini. Oggi, il seguito elettorale dell'Udc è stimato attorno al 6%. Ciò corrisponde, secondo le stime di Vignati, a 12-15 seggi (a seconda del numero di partiti che supereranno la soglia del 4% e di altri fattori) alla Camera dei Deputati nel proporzionale e, se la percentuale fosse la medesima su tutto il territorio, a nessuno in quella del maggioritario.
Presentandosi da sola, l'Udc potrebbe tuttavia aumentare i propri consensi. Non tanto nella fascia di elettorato che si definisce genericamente «di centro». Qui, dato il diffuso disinteresse dalla politica, si è più attratti dagli slogan «facili» che dalle posizioni «ragionevoli» — ma inevitabilmente complesse — tipiche del partito di Follini. Il seguito potenziale dell'Udc sta principalmente nella parte di elettorato cattolico più «partecipe» (e che costituisce solo una porzione limitata dell'area di «centro») e, in misura ancora maggiore, tra i cittadini del Sud. Come ha evidenziato D'Alimonte, il Meridione è, specie in seguito alla più forte mobilità dei consensi dall'uno all'altro schieramento, l'area decisiva per l'esito delle prossime elezioni. Qui, inoltre, il voto è spesso legato all'orientamento dei leader locali. E molti di costoro — compreso Lombardo in Sicilia — provengono o sono tuttora legati all'Udc e potrebbero trovare un accordo con essa. Per questo, le stime più attendibili suggeriscono, sulla base degli elementi oggi disponibili, che il partito di Follini possa anche raggiungere grossomodo l'8%. Ma, come ha sottolineato Diamanti, il dato medio nazionale non mostra compiutamente la realtà. L'Udc ha infatti un successo territorialmente assai variegato, con punte elevate in certe regioni — ad esempio, sulla base dei risultati delle europee, in Sicilia il 14%, in Molise il 15%, in Calabria il 9,6% — e più modeste in altre. Tanto che là dove il consenso è maggiore, il partito potrebbe aspirare, specie con accordi di desistenza, anche a qualche seggio nella quota maggioritaria.
Insomma, la soglia di 15 deputati indicata prudenzialmente dai vertici dell'Udc nell'analisi di Gianna Fregonara apparsa sul «Corriere», potrebbe essere superata. Ma si resterebbe certo assai al di sotto della presenza attuale in Parlamento.
Pur essendo svantaggioso dal punto di vista del numero di deputati, il «correre da soli» parrebbe però conveniente da quello del ruolo politico. Che, secondo alcuni, sarebbe di assai poco conto se una forza minoritaria come l'Udc restasse all'interno di una coalizione probabilmente perdente. Certo, l'uscita dall'alleanza di centrodestra renderebbe inevitabile la sua sconfitta. Basandosi sul computo dei «collegi marginali» presentato sul Sole24ore da Carducci e Sesto, sarebbero almeno 80 i contesti in cui la Cdl soccomberebbe a causa della defezione dell'Udc. Questa prospettiva accresce il potere contrattuale del partito di Casini e Follini già prima delle consultazioni, imponendo ad esempio un certo numero di accordi di desistenza. Ma, specialmente, il «correre da soli» conferirebbe dopo le elezioni all'Udc un ruolo determinante nel condizionare la capacità di agire del futuro esecutivo, da chiunque esso sia formato.

di RENATO MANNHEIMER

dal Corriere - 29 agosto 2005