agosto 15, 2005 BERLUSCONI: NEI SONDAGGI SULLA PREMIERSHIP VINCO IOPORTO ROTONDO - Lo schema non cambia. Almeno per ora e comunque nulla è destinato a mutare nella Cdl prima delle primarie dell’Unione. Nè partito unico, nè legge elettorale, nè tantomeno cambio di premiership. Poi? Poi si vedrà, ma ciò che venerdì ha indotto Silvio Berlusconi a prendere l’aereo e a spostare dalla Sardegna a Roma l’incontro con Marcello Pera, è stato la voglia di porre fine all’eterno scontro dentro la Cdl tra i falchi dell’Udc e quelli di FI. La contesa starebbe infatti penalizzando ulteriormente il centrodestra e a giudizio di Berlusconi oscurerebbe la crisi che invece sta vivendo il centrosinistra. Comunque sia, come ieri confermava anche Paolo Bonaiuti, lo schema del Cavaliere non cambia e non è destinato a mutare nemmeno l’attuale assetto del centrodestra. Il ragionamento fatto a Pera ripercorre quello che il Cavaliere ha compiuto all’ultimo consiglio nazionale di Forza Italia. Ovvero «i sondaggi ci danno di poco sotto il centrosinistra, e se lavoriamo su alcuni collegi è possibile rimontare». Ampia disponibilità a discutere di premiership, ma anche in questo caso Berlusconi si affida ai sondaggi che lo darebbero ancora come miglior candidato della Cdl. Inoltre, avrebbe ripetuto a Pera che comunque Casini non è disposto a succedergli e che le preoccupazioni del presidente della Camera verranno presto spazzate via, perchè «dopo la Thatcher non c’è stato il diluvio, ma cinque anni di Major». Berlusconi non ha quindi intenzione di mollare e, soprattutto, non ha nessuna intenzione di farsi strappare la leadership della Cdl. Ciò non toglie che potrebbe sempre decidere il passo indietro - come valutato sere fa con alcuni strettissimi collaboratori che lo seguono sin dall’inizio della sua avventura imprenditoriale - ma vuole essere lui a dare le carte in modo da poter guidare la Cdl anche dopo l’eventuale sconfitta. L’unico spazio che il presidente del Consiglio lascia aperto è quello del partito unitario, anche se si rende conto delle difficoltà a costruire un soggetto unico a legge elettorale invariata. In buona sostanza, malgrado l’invito a moderare i toni che ieri mattina è circolato ai piani alti di FI e dell’Udc, lo scontro è destinato a continuare. Berlusconi sembra però tirare diritto e le ripetute telefonate a Mantovani, responsabile del motore azzurro, confermano come l’obiettivo strategico del premier sia ora uno solo: rimettere in piedi Forza Italia. Impresa non certo facile dopo anni di semi-abbandono. Ma.Con. Il Messaggero 14-08-2005 |