home

politiche 2006

regionali 2005

risultati elezioni

governo

congiuntura

forum

archivio

politica on line

RSS

agosto 9, 2005

PRIMARIE AL VIA COL “RISCHIO ASTENSIONE”

Pagnoncelli: «C’è già un vincitore, difficile coinvolgere gli elettori». Ceccanti: «Tante incognite, ma la conta serve a Prodi per unire»

Diritti, pace ed economia i temi della sfida. Bertinotti fa campagna: sinistra radicale, uniamoci

ROMA - «Per vincere le primarie basta avere un voto in più». Così Romano Prodi, in un’intervista al Messaggero, ha chiuso le chiacchiere sulla percentuali utili per trasformare il successo del 16 ottobre in quella legittimazione che il Professore chiede agli elettori dell’Unione. Intanto, tutti i candidati si mobilitano: via mare come Pecoraro Scanio, alle feste di partito come Mastella, o via Internet come Di Pietro e Bertinotti. Il quale, in cerca di voti soprattutto nel bacino radicale e pacifista, apre per la prima volta all’ipotesi dell’unità della sinistra promossa da Verdi e Pdci: «Non dobbiamo farci la concorrenza, ma cercare di determinare una condizione di non belligeranza. Per parte nostra, pensiamo a un progetto per dare soggettività alla sinistra radicale di cui il Prc è un elemento. Ma non legato ad un appuntamento elettorale». Poi, c’è il quarantenne senza partito Ivan Scalfarotto, che ancora non ha raccolto le diecimila firme necessarie ma intende rappresentare quelli che, come lui che fa il dirigente di una grande azienda a Londra, «hanno dovuto lasciare l’Italia per lavorare». E potrebbe esserci Vittorio Sgarbi, corteggiato dal movimento Diritti civili, mentre, è sicuro, non ci sarà Emma Bonino.
Ma come sarà, e che dote politica porterà, questa competition interna all’Unione che ha già un vincitore annunciato? «Le primarie - spiega Stefano Ceccanti, professore bolognese molto vicino a Prodi - servono a risolvere il problema della mancanza di un partito dominante nella coalizione. Prodi ha ragione: l’importante non è con quanti voti si vince, ma quanto chiaro e forte è il programma con cui lo si fa. Paradossalmente, sarebbe peggio prendere tanti voti con un progetto ambiguo, ancora tutto da definire, che il contrario. E’ vero, la vittoria è annunciata: la vera notizia, dunque, sarà la chiarezza del programma. In questo senso, Prodi è stato bravo sulla questione della laicità dello Stato e dei Pacs per le coppie gay, assumendo una linea chiara e di sana mediazione. Non mi è molto piaciuto, invece, sull’Iraq: lì ha oscillato dalla posizione contenuta nel documento della Fed, che metteva al centro la exit strategy , alla dichiarazione sulle truppe percepite come occupanti». Quanto all’attacco di Parisi e all’inedito asse Bertinotti-Mastella sulla questione morale, secondo il professore «ci sono tanti vascelli pirata all’attacco della nave maggiore, i Ds, per prendere voti in quella che sarà la competizione interna successiva, sul proporzionale. E lì il vero problema sarà che il cuore riformista, unito su Prodi, inevitabilmente si dividerà. E’ vero, le primarie sono un rischio, ma il Professore fa bene a correrlo, dal momento che la Margherita ha fatto saltare l’ipotesi della lista unitaria. Dovrà usarle, attraverso la chiarezza del programma, per tenere unito quel cuore riformista, per esserne il perno, il punto di coagulo».
Vede un rischio alto, invece, il sondaggista Nando Pagnoncelli, responsabile dell’Ispsos: «E’ impossibile fare previsioni, visto che il fenomeno per l’Italia è nuovo, ma credo che i leader dovranno faticare per convincere gli elettori, specie quelli moderati e senza partito, a votare per una competizione il cui esito è già scontato. E dove la competizione non è certo così aspra come negli Stati Uniti: gli avversari di Kerry non facevano certo il tifo per lui prima che li sconfiggesse, mentre qui sembra che una competizione effettiva non ci sia. E manca l’abbinamento fra candidati e programmi». Che fare, allora, per motivare gli elettori? «Riempire le primarie di contenuti, puntando soprattutto su quelli che, lo dimostrano i sondaggi ogni giorno, sono davvero in grado di spostare voti perché stanno in cima alle priorità. L’economia, dunque, a cominciare dal recupero del potere d’acquisto e dal rilancio dell’occupazione (che secondo i dati sale ma nella percezione della gente è sempre più precaria) attraverso tutele e diritti».
Un consiglio ai candidati anche dal creativo pubblicitario Marco Ferri: «Dire con chiarezza quello che si pensa evitando slogan. Non parlare con elettori , ma con persone . del resto qui si tratta di ”violenza infraspecifica”, cioé di una lotta fra animali che fanno parte della stessa specie e hanno interesse a competere senza eliminare definitivamente l’avversario. Anzi, dopo, dovranno sostenerlo».

di FEDERICA RE DAVID

Il Messaggero 8 Agosto 2005