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agosto 4, 2005

OSSERVATORIO POLITICO a cura di Roberto D'Alimonte / NEI SIMBOLI LE CHANCE DELLA CDL

Berlusconi ha ragione a volere il logo di tutti partiti a fianco dei candidati: così recupera ì voti dispersi dal sistema attuale

Berlusconi si è innamorato dei simboli elettorali. Questo è uno dei messaggi usciti dall'ultima riunione del consiglio nazionale di Forza Italia. Dopo tanto parlare di grandi riforme elettorali, di ritorno al proporzionale e così via, adesso abbiamo la quasi certezza che, se una riforma elettorale si farà, sarà una riforma imperniata sui simboli. Intendiamoci: i simboli in politica sono tanto importanti quanto le marche - il brand - in economia. I simboli sulle schede elettorali lo sono ancora di più. Per questo, come ha detto Berlusconi, i simboli di tutti i partiti della Cdl dovranno essere ben visibili su «tutte e tre le schede, anche nel maggioritario». Il riferimento alle tre schede equivale a un de profundis per la "grande riforma elettorale". Infatti, le tre schede di cui parla il Cavaliere sono le due schede della Camera e quella per il Senato. Questo vuol dire, in parole povere, che anche Berlusconi si è rassegnato all'idea che non esistono oggi le condizioni per modificare sostanzialmente l'impianto degli attuali sistemi elettorali di Camera e Senato. E, allora, tanto vale lavorare dove si può: sui simboli, per l'appunto.

Questa insistenza sui simboli non è una strategia sbagliata. Tutt'altro. Ci sono consiglieri sapienti dietro la conversione del Cavaliere all'importanza della simbologia elettorale, materia esoterica ma ingiustamente trascurata. La ricerca sul comportamento di voto degli italiani ha ampiamente dimostrato che l'elettorato della Cdl, più di quello dell'Unione, è molto sensibile alla presenza dei simboli di partito sulla scheda. Non basta il simbolo della Cdl per orientare il voto: ci vogliono anche quelli di tutti i partiti della coalizione. Altrimenti parecchi elettori del centrodestra si confondono o si fanno tentare dai simboli di altri partiti e di candidati minori. Questo, come qualcuno (Peppino Calderisi?) ha ben spiegato al Cavaliere, è uno dei motivi per cui alle elezioni politiche del 2001, come in quelle del '96, la Cdl ha preso alla Camera circa un milione e mezzo di voti in meno nel proporzionale rispetto al maggioritario.

Come è noto, alla Camera gli elettori hanno a disposizione due schede: una per votare il candidato di collegio nel maggioritario; un'altra per votare una lista di partito nel proporzionale. Nel 2001 (come nel '96) la somma dei voti proporzionali di Fi, An, Udc, Lega ecc. ìn quasi tutti i collegi è stata superiore ai voti ottenuti dai candidati della Cdl. Una delle ragioni sta nel fatto che i candidati della Cdl non erano affiancati dai simboli dei partiti che li sostenevano ma solo dal simbolo della coalizione. Questo è stato sicuramente un errore di marketing politico. Una quota di elettori dei partiti della Cdl non ha visto il simbolo del proprio partito e non ha votato il candidato della coalizione. Parliamo di errore (come nel caso della "svista" che ha prodotto i "seggi fantasma" a danno di Forza Italia), in quanto le attuali norme elettorali già prevedono per la Camera che il nome del candidato nel collegio possa essere affiancato dai simboli dei partiti che lo sostengono, fino a un massimo di cinque simboli.

Al Senato il discorso è completamente diverso. Qui le attuali norme elettorali prevedono che i candidati nei collegi siano identificati con un unico simbolo. E questo è certamente uno dei motivi per cui in questa arena elettorale il centrodestra è sempre andato peggio in termini di voti rispetto alla Camera (come si vede nella tabella). Nel 2001 la somma dei voti di Ulivo e Rifondazione al Senato era addirittura superiore ai voti della Cdl (44,6% contro 42,5), mentre questo non era vero alla Camera. Solo la decisione di Rifondazione di presentare propri candidati al Senato ha consentito alla Cdl di stravincere in termini di seggi.

Questa differenza di risultati tra Camera e Senato è dovuta in parte al fatto che al Senato votano soltanto gli elettori dai venticinque anni in su. Ma in larga parte è dovuta anche alle differenze nei sistemi elettorali di queste due Camere, non ultima la norma sui simboli. Quindi Berlusconi, dal suo punto di vista e in base alle sue convenienze elettorali, fa bene a chiederne una modifica che consenta a tutti i partiti della coalizione di affiancare il proprio simbolo al nome del candidato di collegio.

Se la mini-riforma elettorale del centro-destra si fermasse qui non ci sarebbe granché di male. Semmai c'è da rilevare il fatto curioso che partito unico e moltiplicazione dei simboli sulle schede elettorali non sembrano proprio andare nella stessa direzione. Ma questi in fondo sono dettagli. Siamo abituati a ben altro. Il timore, invece, è che l'occasione faccia l'uomo ladro. Una volta aperto il "vaso di Pandora" della riforma elettorale chi ci garantisce che non vengano fuori altre modifiche presentate come aggiustamenti tecnici e che, invece, potrebbero avere rilevanti effetti sul voto?

Il Sole 24 Ore 02-08-3005