agosto 4, 2005 DEMOS / Campi, il "nostro presidente" di fiducia IN AUMENTO LA POPOLARITÀ DEL PRIMO ITALIANO: QUASI OTTO SU DIECI, NEL VENETO E NEL FRIULI VENEZIA GIULIA, SONO CON LUI Un patrimonio di fiducia. Uscito intatto - anzi, rafforzato - da sei anni di aspri scontri politici e faticose mediazioni; sei anni di turbolenze sul piano interno ed internazionale, alle prese con il difficile compito di rafforzare lo spirito nazionale e l'attaccamento alle istituzioni dei cittadini italiani. In un panorama di bassissima fiducia, il Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, è l'unico soggetto politico-istituzionale a mettere d'accordo un'amplissima porzione della popolazione. Un consenso che oltrepassa i confini delle appartenenze politiche e di partito, e risulta quasi impermeabile ai recenti attacchi sulle questioni europee. A mostrarlo sono i risultati del periodico sondaggio dell' Osservatorio sul Nord Est, realizzato da Demos per conto del Gazzettino. L'indagine, diretta da Ilvo Diamanti, propone oggi un focus sulla figura pubblica più apprezzata dai cittadini del Veneto e del Friuli-Venezia Giulia.
Quasi otto persone su dieci: nessun personaggio della sfera politico-istituzionale può godere, oggi, di un "bonus" di fiducia così ampio. Nessuna istituzione, in senso stretto (salvo le Forze dell'Ordine), si avvicina, come apprezzamento, ai livelli del Capo dello Stato. Un vero e proprio capitale di fiducia, che, superata la boa dei sei anni di mandato, si presenta inalterato rispetto all'avvio dell'esperienza da presidente. A pochi mesi dal suo insediamento al Colle, nel gennaio 2000 Ciampi otteneva la fiducia ("molta" più "abbastanza") del 77% dei cittadini veneti, friulani e giuliani. Un valore molto elevato, che nell'ultima rilevazione risulta addirittura (leggermente) incrementato. Il 78% della popolazione dichiara, oggi, di nutrire fiducia nell'inquilino del Quirinale. Ciampi ottiene un consistente apprezzamento un po' in tutti i settori della società. Le punte più elevate si toccano, tuttavia, presso la popolazione adulta ed anziana, mentre nelle giovani generazioni i valori risultano leggermente inferiori. Il Capo dello Stato supera 1'80% dei consensi al di sopra dei 45 anni, mentre, sotto questa soglia anagrafica, si attesta appena oltre le sette persone su dieci.
Allo stesso modo, si rileva una certa associazione tra la vicinanza a Ciampi e l'appartenenza cattolica (un risultato che, indubbiamente, si intreccia al fattore anagrafico): raggiunge, infatti, V83% tra i praticanti assidui (chi va in chiesa tutte le domeniche o quasi). Ancor più interessante è la "trasversalità", sotto il profilo politico, dell'apprezzamento verso la prima carica dello Stato. Se Ciampi ottiene maggiori consensi a centro-sinistra, i due schieramenti risultano, sotto questo profilo, ben poco distanti (ed entrambi, comunque, su valori molto elevati). Tra chi destina il proprio voto alla Casa delle Libertà, il Presidente ottiene la fiducia di 83 rispondenti su 100, mentre nell'elettorato dell'Unione la quota sale addirittura alI'89%. Per quanto attiene ai singoli partiti, valori elevati si osservano soprattutto presso l'elettorato dei Ds (93%), della Margherita e di Forza Italia (88%). Mentre il punto più basso vene registrato tra i sostenitori della Lega Nord. Anche tra gli elettori leghisti, ciò nondimeno, Ciampi raccoglie le simpatie di quasi sette persone su dieci. Quest'ultimo dato ridimensiona, da un certo punto di vista, la portata dell'iniziativa messa in atto, qualche settimana fa, da un gruppo di europarlamentari leghisti, che, a Strasburgo, hanno contestato il discorso di Ciampi al grido di "Basta Euro". I dati dimostrano come il Presidente ottenga ampi consensi - anche se più ridotti che altrove - presso l'elettorato del Carroccio. Inoltre, la stessa questione europea non sembra in grado di intaccare la sua popolarità. Da sempre in prima fila nella promozione del progetto europeo, Ciampi ottiene significativi apprezzamenti anche tra i più critici circa le recenti trasformazioni dell'alleanza continentale. Persino i più insoddisfatti della nuova moneta, che arrivano ad invocare un ritorno alla lira - si tratta, come messo in evidenza dal sondaggio pubblicato la scorsa settimana, di circa un quarto della popolazione -, nel 70% dei casi si dicono comunque vicini al Capo dello Stato. Fabio Bordignon OSSERVATORIO Il presidente che unisce Ciampi, «gancio» democraticodi ILVO DIAMANTI E difficile, in questa fase, trovare figure e istituzioni in grado di ottenere il consenso dei cittadini, al di là delle distinzioni politiche, territoriali, religiose, di generazione. Soggetti unificanti, in un paese tanto diviso e scomposto. Ciampi è uno di questi. Probabilmente il solo. Anzi: l'unico, nel mondo politico istituzionale. Come sottolinea l'indagine dell'Osservatorio sul Nord Est. Tanto più significativa perché rileva il sentimento sociale, appunto, del Nord Est. Una zona che, da sempre, ha dimostrato diffidenza verso le autorità e i poteri centrali dello Stato. Soprattutto negli anni Ottanta e Novanta, quando ha prodotto le sfide più esplicite all'unità e all'identità nazionale. Non per altro Carlo Azeglio Ciampi, appena eletto, nel luglio 1999 scelse di partire per il suo viaggio attraverso la provincia italiana scegliendo, quale prima tappa, proprio il Nord Est. Il Veneto. E in particolare le province di Treviso e Vicenza. Cuore del Veneto e del Nord Est insoddisfatto e inquieto. Perché intendeva "saldare" la frattura aperta, fra la società locale e lo Stato. Testimoniare la sua "fede" federalista, proponendo la sua idea -poi ribadita in diverse occasioni- che vede l'Italia come riassunto di tante storie e di tante identità locali. Incontrò -nel corso di quel viaggio- sindaci, governatori, presidenti di provincia e di associazioni imprenditoriali (quasi tutti ancora in servizio), impegnati a prendere le distanze da lui. Per calcolo e per opportunità. Convinti, com'erano, che il sentimento antipolitico e antistatale dei cittadini di quest'area fosse ancora ampio. Ma il clima d'opinione era cambiato. E Ciampi, oltre ad averne la percezione chiara, nel suo viaggio, contribuì a rivelarlo in modo esplicito. Decidendo -come avrebbe fatto sempre, anche in seguito- di non ridurre le sue visite a riti istituzionali. A incontri con la classe dirigente. Ma di andare incontro alla gente. Costringendo la scorta a (in)seguírlo nelle piazze, nelle strade. Dove, allora, come in seguito, venne avvolto dall'affetto di mille e mille persone. La guerra, se mai fosse stata avviata, era anche finita. I vicentini, i trevigiani, i veneti, i nordestini, erano ormai stanchi di contrapposizioni, di conflitti. Anche se i loro leader e amministratori non se n'erano ancora accorti. La simpatia popolare nei confronti di Ciampi sottolineava come le tensioni contro lo Stato non significassero voglia di secessione e di fuga; ma domanda, di autonomia, richiesta di efficienza, da parte delle istituzioni; e di rappresentanza, da parte dei soggetti politici. Da allora Ciampi è tornato altre volte, nel Nord Est. Riscuotendo, come sempre, un grande e sincero consenso sociale, ma anche un significativo rispetto da parte della classe politica e delle istituzioni. Che, nel frattempo, hanno capito che marcare le distanze dallo Stato non funziona più come un tempo. Agitare il dissenso verso il contesto nazionale non garantisce più consenso locale. Peraltro, anche se il malessere verso lo Stato persiste, la fiducia nel Presidente, a un anno dalla scadenza del mandato, rimane esteso. Più ancora di quando si è insediato. Esprimono fiducia nei suoi confronti il 78% dei cittadini del Nordest. Quasi otto persone su dieci. Il 2% in più del 2000. Ciampi piace ai giovanissimi, ai giovani, agli adulti e agli anziani. Agli atei, a coloro che non frequentano i riti religiosi e ai cattolici praticanti (tra i quali raggiunge il massimo: 83% di sostegno). E' apprezzato dagli elettori di centrosinistra (quasi 9 su 10) e di centrodestra (più dell'80%). Ma anche dagli antipolitici e dai senza-bandiera (70%). Perfino fra gli elettori della Lega Nord, sette su dieci dichiarano la loro ammirazione per lui. Probabilmente solo Bossi può vantare un livello di consensi superiore, fra i leghisti. Ciò significa che il Presidente ha saputo interpretare, in questi anni, una domanda di condivisione, di riconoscimento comune, di civismo, che resta ampia e diffusa, nonostante abbia poche occasioni per esprimersi. Nonostante, in ambito politico, ma anche socioeconomico, continui a prevalere la tentazione di allagare i solchi, di tradurre le diversità in fratture. Così, la classe politica, in molte occasioni, ha polemizzato -in modo più o meno palese con il Presidente. Il centrosinistra, nel passato, gli ha rimproverato di non opporsi all'invio delle truppe in Iraq; ma anche di non aver contrastato le molteplici azioni del governo contro la magistratura. Di non aver interferito in modo più determinato con le materie in cui era palese il conflitto di interessi del premier. Il centrodestra, a sua volta, ha polemizzato con il Presidente per motivi opposti: per aver rinviato alle camere le riforme sul sistema radiotelevisivo e sull'ordinamento giudiziario; per aver difeso le prerogative dei magistrati e del Csm. Inoltre: per aver denunciato, puntualmente e senza indulgenze, i pericoli del declino economico, ma anche morale, del Paese. Ancora: sono note le differenze -meglio: le divergenze - che distanziano Ciampi da Berlusconi, su molte questioni, riguardo non solo ai contenuti, ma, spesso e ancor più, allo "stile" delle relazioni e della comunicazione. Perché, per Ciampi, non c'è distinzione fra i due aspetti. Le istituzioni, lo Stato comunicano (e "si" comunicano) attraverso "lo stile", prima ancora che attraverso i contenuti. Tuttavia, i conflitti con la classe politica non si sono riprodotti nella società. Semmai, hanno rafforzato la legittimazione del Presidente. La sua immagine di figura che non sta né di qua né di là. Ma "sopra" le parti. Capace di interpretare e di enfatizzare le emozioni collettive che uniscono il Paese: come di fronte ai militari vittime di Nassirya; oppure in occasione del rapimento di nostri connazionali in Iraq. Ma, al tempo stesso, di parlare il linguaggio della "normalità"; di dichiarare valori e obiettivi tanto "elusi", quanto condivisi dalla gente. Il senso della Patria, l'esigenza di unità, il civismo, il rispetto delle diversità, l'europeismo. Parole che Ciampi, più di altri, ha pronunciato, senza timidezza. Anzi, con orgoglio. Parole che piacciono alla gente. Anche se magari, nella vita quotidiana, stenta a pronunciarle; e nei comportamenti, talora (forse troppo spesso), le contraddice. Ma il compito di chi rappresenta le istituzioni è, fra l'altro, di "rappresentare" la parte migliore di noi. Non di inseguire e amplificare, populisticamente, i nostri vizi e le nostre debolezze, alla ricerca del consenso facile. Così, nonostante tutto e tutti, Ciampì si avvia alla conclusione del suo settennato. Più stimato e riconosciuto di quando ha cominciato la sua esperienza. Erano anni duri, allora. Lo sono ancora. Ma, ora come allora, Ciampi, ai cittadini, in mezzo a tanta confusione, si presenta come un "gancio" a cui appigliarsi. Uno dei pochi. Forse l'unico. E proprio questo ci fa guardare con qualche apprensione -per non dire inquietudine- al futuro. All'anno che verrà. IL GAZZETTINO 02-08-2005 |