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luglio 28, 2005

SONDAGGI: FI PERDE CONSENSI - I SUOI ELETTORI SI ASTENGONO

IL SONDAGGIO CITATO ieri dall'Indipendente parla di dodici punti in meno. Altri sono meno catastrofici. Ma tra previsioni, simulazioni, proiezioni il dato è chiaro e dice di una Casa delle Libertà comunque in svantaggio rispetto all'Unione Se ieri Berlusconi ha citato sondaggi di «parità», Renato Mannheimer, Klaus Davi e Nicola Piepoli, richiesti di dire la loro, parlano di un calo conclamato, dovuto principalmente alle difficoltà di Forza Italia, e difficilmente recuperabile.

Spiega Mannheimer: «Almeno da gennaio tutti i numeri parlano di un vantaggio per il centrosinistra». Aggiunge Davi: « È un macrotrend: invertirlo è difficilissimo, anche se non impossibile». Tombale Nicola Piepoli: «Per noi ricercatori, il 2006 è già arrivato. Nel '96 e nel 2001, il risultato delle politiche ha ricalcato pari pari quello delle regionali. Quindi è molto probabile che il dato si ripeta. I giochi sono chiusi: salvo colpi di fantasia, che a Berlusconi certo non mancano». Andando a suddividere l'emorragia, vien fuori che il punto più debole è Forza Italia. An è in salita nonostante le sue difficoltà interne: Piepoli le attribuisce un 12-13, il sondaggio pubblicato dall'Ispo giorni fa parlava di 14-15. Sempre per Piepoli 1'Udc è al 6, FI invece al 21. Conferma Mannheimer: « È da Forza Italia che viene l'emorragia: elettori delusi che non cambiano schieramento, ma vanno verso l'astensione. Si tratta di uno scontento che deriva dalla percezione che i punti forti del Berlusconi 2001 non sono stati raggiunti. Quindi c'è ancora tempo di ribaltare questa percezione: una adeguata campagna elettorale può riuscirci».

Ma quale sarebbe la ricetta? Puntare sull'economia, anzitutto, quindi sulla sicurezza. «È la crisi che preoccupa gli italiani: bisognerebbe spiegare come uscirne, ma non è facile», dice Mannheimer. D'accordo Davi, che aggiunge: «Ci parliamo sempre male addosso ma restiamo una economia forte: sta al governo creare una strategia e veicolarla. Bisogna dare delle prospettive». E quando sarebbe il momento giusto? «L'autunno», dice Davi: «Se Berlusconi vuole recuperare punti deve avviarla lì. Credo che punterà sulle paure: è dimostrato che serve a far votare gli astensionisti, soprattutto se moderati. Però per invertire il trend deve mettersi in gioco: Prodi, con le primarie, è in risalita; mentre il Cavaliere, dall'utile blitz a Ballarò, è monolitico. È tornato il solito tran tran: la Rai, il calcio, la giustizia.». Servirebbe un cambio di leadership? Per Davi sì: «Non credo che Berlusconi lo farà, ma avrebbe un grosso impatto, potrebbe mettere in discussione Prodi». Anche Mannheimer giudica utile un cambio: «A patto però che si trovi qualcuno che dia fiducia». Contrario Piepoli: «Un altro leader? Stupidaggini. La gente oggi ha già deciso, per farle cambiare idea ci vogliono cose drastiche. Non serve comunicare, bisogna fare».

SUSANNA TURCO

L'INDIPENDENTE 28-07-2005