luglio 28, 2005 OSSERVATORIO POLITICO a cura di Roberto D'Alimonte / POLI ETEROGENEI? LA RICETTA NON È IL PROPORZIONALE«Un sistema elettorale capace di garantire la formazione di coalizioni omogenee in grado di realizzare un programma condiviso». Sono parole di Marco Tronchetti Provera in una recente intervista apparsa su «Repubblica» in risposta a una domanda sulle priorità del nostro Paese. Non è la prima volta che un autorevole esponente del mondo delle imprese si esprime in questi termini. Il fatto però che lo faccia Tronchetti Provera alla vigilia di una probabile discussione parlamentare sulla riforma elettorale fa assumere a dichiarazioni di questo genere un rilievo particolare. Sull'obiettivo indicato da Tronchetti Provera siamo tutti d'accordo. Come si fa a non esserlo? Il problema è come arrivarci. Per due motivi. Il primo è individuare quale sia il sistema elettorale adatto, dato il contesto in cui deve funzionare. Il secondo è come far approvare in Parlamento il sistema elettorale prescelto. Evitiamo una discussione oziosa sui sistemi elettorali ideali nel caso italiano e sulle difficoltà parlamentari relative alla loro adozione. Concentriamoci, invece, su quel sistema elettorale che la maggioranza di governo dice di voler approvare prima delle prossime elezioni e, cioè, il sistema proporzionale. Quindi, la domanda che ci poniamo è questa: può un sistema proporzionale garantire il raggiungimento dell'obiettivo indicato da Tronchetti Provera? Per rispondere sarebbe meglio sapere a quale sistema proporzionale stanno pensando Berlusconi e Casini. Le notizie che circolano in questi giorni parlano vagamente di un ritorno al proporzionale. Di sistemi proporzionali ce ne sono tanti ma ai nostri fini possono essere raggruppati in due tipi: quelli senza premio di maggioranza (come il sistema in vigore in Italia prima del '93) e quelli con premio di maggioranza (come l'attuale sistema per le elezioni regionali). Partiamo da quest'ultimo tipo. Il ragionamento è semplice. Per avere coalizioni omogenee occorre immaginare un sistema elettorale che renda inutili i voti di Rifondazione comunista nel centro-sinistra e quelli della Lega nel centro-destra. Perché di questo si tratta e non d'altro. Questi sono i due partiti "eterogenei" che impediscono la realizzazione di programmi di governo pienamente condivisi. Per avere maggioranze omogenee occorre eliminare il potere di coalizione di questi partiti ovvero rendere i voti e i seggi di questi partiti ininfluenti ai fini della formazione dei governi. Con un sistema maggioritario come l'attuale non si può fare. Si può fare con un sistema proporzionale con premio di maggioranza? La risposta è ancora no. Prendiamo i dati delle europee del 2004 che, come noto, sono dati proporzionali. La Lega ha preso il 5% dei voti e Rifondazione il 6 per cento. Senza questi voti centro-sinistra e centro-destra avrebbero rischiato di perdere il premio e, quindi, le elezioni. Il punto è che un sistema proporzionale con premio di maggioranza incentiva, comunque, la formazione di coalizioni pre-elettorali e, quindi, il bipolarismo. Con questo tipo di sistema elettorale esiste sempre un incentivo a imbarcare nelle coalizioni quanti più alleati possibile per poter essere competitivi e, soprattutto, alleati con pacchetti consistenti di voti, come Lega e Rifondazione. Risultato: coalizioni eterogenee. E un sistema proporzionale senza premio'? Questa riforma ha meno probabilità della precedente di essere approvata ma ha molte più probabilità di raggiungere l'obiettivo. Però comporta un prezzo: il sacrificio del bipolarismo. Vediamo perché. Prendiamo i dati delle politiche del 2001 (Camera, parte proporzionale) e delle europee del 2004. Come si vede dalla tabella, una maggioranza di centro-destra senza la Lega non esiste. Né esiste una maggioranza di centro-sinistra senza Rifondazione. Nel 2001 sarebbe stata possibile una maggioranza di centro grazie all'ottimo risultato di Forza Italia e Margherita, ma solo mettendo dentro tutti: da Di Pietro a De Michelis e D'Antoni. Non proprio una maggioranza omogenea. Nel 2004 anche questa maggioranza di centro è sparita. Sia nel 2001che nel 2004 esistono, invece, due maggioranze possibili, entrambe imperniate su un blocco di partiti di centro. La prima comprende An, oltre a Forza Italia, Udeur, Margherita, Udc. La seconda comprende i Ds oltre a Forza Italia, Udeur, Margherita, Udc. Tutte e due sono maggioranze forse più omogenee di quelle generate dall'attuale sistema elettorale: ma addio bipolarismo. Avremmo un blocco di partiti sempre al governo liberi di scegliersi l'alleato preferito a destra o a sinistra. E già successo nella storia di questo Paese. Ma allora al centro del sistema c'era un grande partito come la Dc, seppur diviso in correnti. E soprattutto c'era l'anticomunismo a fare da collante. Oggi ci sarebbe solo una serie di partiti piccoli e meno piccoli in competizione tra loro.
Ne vale la pena? Siamo sicuri che un sistema partitico del genere sia "migliore" di uno che costringe a fare i conti con partiti e maggioranze eterogenee ma che in cambio ha fatto delle elezioni un vero giorno del giudizio? Oppure c'è qualcuno che pensa che si possano avere oggi in Italia maggioranze di governo omogenee e bipolarismo? Il Sole 24 Ore 27-07-2005 |