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luglio 26, 2005

ISPO / MINACCIA DI UN ATTACCO, ANZIANI E CASALINGHE I PIÙ SPAVENTATI

L'85 per cento della popolazione: toccherà all'Italia - La maggioranza: difendersi è impossibile

Molti italiani adesso sono seriamente spaventati. Al punto da modificare davvero le loro abitudini quotidiane, i loro movimenti, in molti casi i loro programmi per le vacanze.
Già l'attentato terroristico dell'11 settembre 2001 aveva provocato diversi significativi mutamenti nella vita — perfino nel modo di pensare, nei valori, nelle priorità — delle popolazioni dei paesi occidentali.
Si era diventati più prudenti e molto più sospettosi verso gli immigrati di origine araba.
Ma in Europa — con l'eccezione, in una certa misura, del Regno Unito — la minaccia terroristica veniva ancora percepita come sostanzialmente lontana, frutto di un conflitto che riguardava principalmente gli Usa, Israele e alcuni paesi arabi. Gli episodi successivi, specialmente l'eccidio di Madrid, hanno portato ad un progressivo mutamento di questo s tato d'animo.
Si è iniziato, anche in Italia, a temere possibili attacchi. Sino a quando, in questi giorni, le bombe di Londra e la strage di Sharm el Sheikh hanno ulteriormente diffuso la paura, in particolare nel nostro paese.
Si tratta infatti di luoghi molto frequentati dagli italiani e per questo considerati assai «vicini»: tanti vi si sono recati personalmente e quasi tutti conoscono almeno qualcuno che c'è stato.
Anche per questo, oggi l'85% della popolazione teme che il prossimo attentato terroristico abbia luogo nel nostro paese. Secondo la maggioranza, è praticamente impossibile difendersi. Ma molti ritengono che alcuni comportamenti possono in una certa misura attenuare il pericolo. Ad esempio, evitare di recarsi a visitare le città d'arte. Una meta, come si sa, assai popolare, specie in questo periodo estivo. Ma che viene ritenuta come uno dei più probabili obiettivi dei terroristi.
Tra quel 42% di italiani convinti del fatto che «non è più sicuro visitare le città d'arte del nostro paese», appaiono ancora più spaventate le persone che possono essere definite meno «centrali» socialmente: i più anziani (e, di conseguenza, le donne), i possessori di titoli di studio meno elevati, i residenti al sud e nelle isole, le casalinghe. E chi dichiara di non sapere se o cosa votare alle elezioni, in quanto totalmente non partecipe alle problematiche politico-economiche.
Sono, insomma, i segmenti di popolazione relativamente più «marginali» a subire più di altri la paura del terrorismo. Sono i più spaventanti. Talvolta terrorizzati. E' forse proprio quello che i terroristi volevano ottenere.

di RENATO MANNHEIMER

dal Corriere - 26 luglio 2005