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luglio 24, 2005

AN PARE STABILE. COME MAI?

Deve essere senz'altro qualcosa che si potrebbe chiamare "la buona stella di Fini" e, per certi versi, appare quasi inspiegabile. Ma come? La Margherita, ad esempio, passa qualche settimana a discutere - certamente in maniera animata - su una questione legata al potenziale mercato elettorale, con la scelta di correre da sola al proporzionale, e nei mesi successivi viene significativamente penalizzata dai riscontri demoscopici.

Alleanza nazionale, viceversa, trascorre almeno due o tre mesi di pesanti lotte intestine, tra insulti più o meno espliciti che i diversi leader delle correnti interne lasciano trasparire, e non accade nulla. Anzi, sia i suoi riscontri in termini di consensi elettorali che la popolarità del suo presidente appaiono, se non in decisa crescita, almeno in buona tenuta.

Come ha mostrato Renato Mannheimer sul Corriere di un paio di giorni fa, gli elettori certi di An sarebbero intorno al 14-15%, mentre il suo mercato potenziale riguarda quasi un quarto dell'elettorato nel suo complesso; Fini, inoltre, pare essere l'unico leader di partito che non viene intaccato da aleatori cali di fiducia.

Se è stato sottolineato più volte che l'elettore italiano, benché "distaccato", sembra manifestare una rilevante "competenza" in materia politologica, come è possibile che non reagisca allo stesso modo nei confronti di questo partito? Potrebbe esserci davvero qualcosa legato alla fortuna (più o meno) mediatica di Gianfranco Fini? O c'è dell'altro, accanto alla buona stella?

Prendiamo in considerazione prima di tutto il leader di An. Da anni la fiducia e l'appeal che suscita nell elettorato non sembra conoscere tramonti: sia tra gli elettori di centro sinistra che, ovviamente ancora di più, tra quelli di centro destra, egli rimane il politico più gettonato tra tutti quanti vengono costantemente presi in considerazione. Con leccezione di coloro che hanno cariche istituzionali (come Casini, Veltroni o lo stesso Prodi, quando era Presidente della Commissione Europea), nessun altro lo avvicina nella classica domanda relativa alla fiducia negli uomini politici. Le stime indicano in maniera costante che almeno il 55-60 per cento degli intervistati danno di lui valutazioni positive.

Il suo modo di fare tranquillo, le sue scelte anche anticonformiste rispetto al passato della destra, le sue prese di posizioni a volte in contrasto con ìl suo stesso partito, o con la coalizione di governo, lo rendono immune da cali di popolarità. Pure in questo caso, con una leadership interna messa in discussione, le sue reazioni pur drastiche paiono essere state ben comprese e "gradite" dalla maggioranza degli elettori, anche tra quelli lontani da Alleanza nazionale: tra Gasparri e La Russa da una parte e Fini dall'altra, la scelta degli italiani sembra propendere per il capo, non già per i potenziali "usurpatori', scoperti oltre tutto in commenti segreti e poco edificanti.

Questa come le precedenti piccole faide interne, d'altronde, avrebbero potuto avere importanti riscontri negativi in termini di potenziali consensi elettorali, così come emergono dalle rilevazioni demoscopiche. Anche in questo caso poco o nulla è accaduto, nei più recenti sondaggi. An, come si è detto, pare stabile. Come mai?

Qui il discorso è appena un po' più complesso, e riguarda la specifica fetta di mercato che ha come riferimento la Casa delle Libertà in generale e Alleanza nazionale in particolare. Da qualche anno a questa parte le fortune della coalizione di governo sono come noto in ribasso; appare difficile quindi ipotizzare una "campagna acquisti" al dì fuori di coloro che già nel 2001 avevano optato per questa scelta di voto, Più facile svolgerla dunque all'interno della stessa coalizione.

In questo caso, l'elettore di centro destra (e ancor più quello di destra) non sembra avere grandi alternative: visto il fallito tentativo di Alessandra Mussolini di trovare un suo spazio politico significativo, vista la drastica caduta di appeal di Forza Italia (e la improponibilità del passaggio a Udc o Lega), il solo partito che può rimanere (o diventare) punto di riferimento resta quello di Fini. La rigidità dell'offerta nel centro destra (al contrario del centro sinistra, la cui costante súper-offerta è la causa del leggero calo dei consensi della Margherita) "obbliga" quindi l'elettore di quella parte politica ad una scelta in tal senso, facendo la fortuna di An, almeno dal punto di vista demoscopico.

Ma, attenzione, stiamo come sempre parlando di voti virtuali, non reali: oggi è cioè più facile indicare Fini piuttosto che Berlusconi. Il giorno del voto, potrebbe non essere più così.

PAOLO NATALE

Europa, 21-07-2005