luglio 19, 2005 ISPO / AN: PER LEADER E PARTITO I CONSENSI SONO IN CRESCITA Malgrado le vicissitudini interne e il travaglio che lacera in questo periodo un po' tutto il centrodestra, An continua a ricevere nei sondaggi una quantità ragguardevole di opzioni. In questi giorni la stima ha raggiunto il 14-15%, dopo essersi assestata per qualche mese sul 12-13%. E Gianfranco Fini rimane uno degli uomini politici più popolari. Il seguito non è dunque stato toccato dalla diminuzione di consensi che ha caratterizzato invece il centrodestra in generale e Forza Italia in particolare. Anzi, il partito di Fini sembra avere approfittato, sul piano delle intenzioni di voto, della crisi attraversata dagli «azzurri». L'elettorato di An ha sin qui mantenuto le caratteristiche di sempre: si tratta in misura relativamente maggiore di maschi, piuttosto giovani (An costituisce ancora oggi uno dei principali poli di attrazione per quanti si avvicinano per la prima volta al voto), impiegati, residenti al centro-sud, con una frequentazione piuttosto tiepida delle funzioni religiose. Ma, da sempre, una delle peculiarità del partito di Fini è l'esistenza di un ampio segmento di votanti potenziali. Esso è costituto da chi, pur affermando di preferire un'altra forza politica (o di essere indeciso o di non avere per ora intenzione di recarsi alle urne) dichiara di «prendere in considerazione» l'opzione per An. Si tratta di poco meno di un quarto (23%) dell'intero corpo elettorale. Sono persone di età mediamente più elevata rispetto ai votanti già acquisiti, con una più numerosa presenza di donne, di cattolici praticanti e con un'accentuazione ancora maggiore nel sud. La conquista di costoro (o di una parte di essi) costituisce oggi l'obiettivo primario del partito, data l'imminenza della scadenza elettorale. E i conflitti che in questo momento lo attraversano vanno interpretati soprattutto in questo quadro. In particolare, una delle questioni più rilevanti concerne la direzione verso cui orientare prevalentemente la comunicazione. Verso destra, in modo da conservare comunque la fiducia della base tradizionale? O verso il centro, approfittando anche della crisi in atto in FI e considerando che proprio qui si trova grossomodo metà dell'elettorato potenziale? Sulla base di un criterio esclusivamente quantitativo, legato alla numerosità delle manifestazioni di interesse rilevabili nei sondaggi, quest'ultima parrebbe l'opzione più promettente. Considerando anche che «solo» il 16% dei votanti potenziali si dichiara di «destra», mentre il 42% si definisce di «centrodestra» e il 17% di «centro». Ma occorre ricordare che anche in passato An disponeva di un mercato potenziale assai consistente, che tuttavia si è poi trasformato in voti «veri» solo in misura molto limitata.
di Renato Mannheimer dal Corriere - 19 luglio 2005 |