luglio 10, 2005 SWG / ITALIANI PREOCCUPATI: PUÒ TOCCARE A NOI Sondaggio Swg per l’Unità: l’80% è convinto che il Paese sarà la prossima vittima Ma il 91% non vuole cambiare abitudini. «Lasciare l’Iraq?», sì, anche se il rischio non diminuiràSICURAMENTE molto preoccupati, ma anche decisi a non cambiare le proprie abitudini. Convinti che l’Italia dovrebbe ritirare le proprie truppe dall’Iraq, anche se questo non diminuirà il rischio che il nostro Paese possa essere la prossima vittima dei terroristi. È questa l’opinione degli italiani all’indomani degli attentati terroristici di Londra che emerge dal sondaggio Swg per l’Unità. La ricerca dell’istituto triestino è stata fatta venerdì sera quando gli italiani avevano negli occhi, oramai da qualche ora, il dramma londinese. La paura Il quadro descritto da Swg mostra che nel nostro paese il timore di poter essere vittime di un attentato terroristico è forte e diffuso. Tocca tutti gli strati sociali e le classi d’età e non c’è distinzione nella collocazione politica. Infatti è l’80% degli italiani a dirsi «molto» o «abbastanza» preoccupati che l’Italia, dopo le bombe londinesi, possa essere il prossimo obiettivo dei terroristi. Una percentuale molto alta che non conosce differenze sostanziali tra scala destra-sinistra. Si va infatti dal 76% di chi si definisce di destra all’84% di chi si colloca a sinistra. Gli elettori di centrodestra preoccupati poi sono il 78%, mentre quelli di centrosinistra l’81%. La percentuale più bassa (66%), stranamente, invece si ritrova fra gli elettori di centro. Fatalisti Ma se da una parte gli italiani temono che i prossimi attentati possano riguardare l’Italia, dall’altra non paiono intenzionati a cambiare le proprie abitudini quotidiane. Ben il 91% è deciso a non farsi sconvolgere l’esistenza dalla paura. E fra quelli che invece sono propensi a cambiare abitudini (solo il 9%) c’è chi cercherà di non prendere più mezzi pubblici o di evitare luoghi affollati e chi eviterà di andare all’estero in viaggio. Via dall’Iraq Su questo punto l’indicazione che arriva alla politica è molto chiara. Ben 6 italiani su 10 sono contrari al prolungamento della missione tricolore in Iraq. Le percentuali più alte di contrari alla guerra si ritrovano fra le donne (71%) e fra i giovani, dove sono per il ritiro dei nostri soldati oltre il 74% di chi ha fra i 18 e i 24 anni e il 65% di chi ha fra i 25 e i 34 anni. Quanto all’autocollocazione politica naturalmente gli elettori di centrosinistra (74%) e di sinistra (86%) sono i più convinti del ritiro. Tuttavia i contrari al prolungamento della missione militare italiana sono la maggioranza anche a destra (52%). Solo fra chi si colloca al centro o nel centrodestra i favorevoli battono i contrari. Sono numeri che si ripetono oramai da un po’ di tempo. Ad esempio a marzo i favorevoli alla presenza militare in Iraq erano il 34%, come a settembre 2004. Dalle rilevazioni della Swg fatte a partire da febbraio del 2004 fino a oggi gli italiani contrari alla guerra sono sempre stati la maggioranza. Quindi quel 60% che venerdì sera si dice favorevole al rientro dei nostri soldati è un dato che secondo i ricercatori Swg solo in parte trova la sua spiegazione nelle bombe londinesi e quindi nella volontà di sottrarsi dal mirino dei terroristi. Infatti per il 60% il pericolo bombe in Italia rimarrebbe invariato anche in caso di ritiro, solo il 32% ritiene che diminuirebbe. La maggior parte di quest’ultimi si trova fra centrosinistra e sinistra, ma anche qui non è mai maggioranza. Cosa fare Un ulteriore prova di questa convinzione c’ è il dato che solo il 15% degli italiani ritiene che per eliminare o ridurre il terrorismo islamico servirebbe ritirare tutte le forze di occupazione dall’Iraq. Una percentuale bassa che si ripete trasversalmente da destra a sinistra. Insomma gli italiani pensano che le “armi” per battere le bombe siano altre. In maggioranza (relativa) indicano la risoluzione del conflitto tra Israele e Palestina (qui le percentuali degli “scolarizzati” e di chi si colloca a sinistra sono più alte che sta a destra) e la cattura di Bin Laden. In questo caso si tratta di persone meno istruite che si collocano a destra dove sono ben il 51% quelli che pensano che una volta preso Bin Laden il terrorismo sarà sconfitto. di Vladimiro Frulletti / Roma da l'Unità - 10 luglio 2005  |