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luglio 9, 2005

GOVERNO / SONDAGGIO CONFINDUSTRIA: L'IRAP FUNESTA DEGLI INDUSTRIALI
Tra i membri dei direttivo prevale la delusione verso Berlusconi. E non si aspettano nulla di buono dall'ultimo anno di legislatura. Così alle prossime elezioni...

Pollice verso. Gli industriali italiani bocciano Silvio Berlusconi. Il premier; sostengono, ha deluso le aspettative. L' azione del suo governo è stata insufficiente in generale. E peggio ancora nei confronti del mondo dell'impresa. Così ora, dopo il mancato rispetto della promessa sul taglio all'Irap, gli imprenditori non si fidano più. Non si attendono nulla di buono dall'ultimo scorcio di legislatura. Vedono come il fumo negli occhi l'auto-investitura di Berlusconi a candidato premier per la sfida elettorale del 2006. E, a sorpresa, si dicono pronti a votare per un centrosinistra guidato da quel Romano Prodi che pure non hanno mai troppo amato.

È il risultato di un sondaggio condotto da "L'espresso", che ha interpellato poco meno della metà (22 componenti su 53: vedere il panel accanto) del consiglio direttivo della Confindustria. La presa di posizione è tanto più clamorosa se si considera l'autorevolezza del campione (che tra l'altro comprende due ex presidenti e quattro degli 11 vicepresidenti in carica). Se questo è l'umore del direttivo, che come massimo organo politico di viale dell'Astronomia è necessariamente incline alla mediazione, non è difficile immaginare una base (le 117 mila imprese associate) letteralmente inferocita con l'ex collega imprenditore prestato alla politica.

A poco meno di un anno dal suo insediamento in Confindustria, e dopo la batosta subita dall'attuale maggioranza alle elezioni regionali, il presidente Luca Cordero di Montezemolo aveva tentato ancora di raffreddare gli animi dei suoi colleghi.. «Un governo di fine legislatura può fare cose importanti», erano state le sue parole (27 aprile). Un segnale che il governo era sembrato pronto a raccogliere con il varo del taglio all'Irap. Berlusconí aveva personalmente rassicurato Montezemolo. E il numero uno dell'Eur s'era affrettato a comunicare la buona novella agli organismi collegiali di viale dell'Astronomia. Poi, è arrivata l'ennesima retromarcia. Abbiamo scherzato, non se ne fa più nulla, hanno fatto sapere da Palazzo Chigi con una disinvolta capriola. A quel punto, il malcontento che covava tra gli industriali è letteralmente esploso. L'86 per cento del campione sostiene che il bilancio di Berlusconi & C. è "inferiore" alle aspettative. Solo il 9 per cento lo definisce "in linea" e nessuno "superiore". La fiducia, insomma, è stata tradita. Per il suo operato complessivo il governo merita un 4,6 in pagella. Voto che scende addirittura a 4,4 se si misura l'attenzione prestata alle esigenze del mondo produttivo. L'82 per cento degli imprenditori interpellati dice che dopo la promessa mancata sull'Irap non si fida più di questo esecutivo. E sempre l'82 per cento sostiene di non attendersi nulla di buono per i mesi che ci separano dalla fine della legislatura. «Se il governo farà qualcosa sul fronte della politica industriale? C'è da augurarsi di no», è la battutaccia che si concede un autorevole industriale del Nord.

In questo quadro, un imprenditore su due è convinto che, all' indomani del responso delle regionali, sarebbe stato molto meglio andare dritti alle elezioni politiche anticipate. E non certo per correre a votare Berlusconi. Il candidato della Casa delle libertà alle prossime elezioni del 2006 deve essere Silvio Berlusconi», ha detto mercoledì 29 giugno l'attuale premier parlando di sé in terza persona. Ebbene, gli imprenditori non sono affatto d'accordo. Come candidato presidente del Consiglio del centrodestra gli preferiscono di gran lunga Pier Ferdinando Casini, che ottiene addirittura la maggioranza assoluta dei consensi. Berlusconi è fermo a un mesto 9 per cento, superato perfino dal suo stesso braccio destro Gianni Letta. Davanti alla prova fornita da Berlusconi, gli imprenditori sono pronti a cambiare cavallo. Il 41 per cento del campione dichiara che alle prossime elezioni voterà per il centro-sinistra (e solo il 23 per cento per il centrodestra). Una percentuale molto alta, se si considera che oltre un terzo degli interpellati sostiene di non avere ancora deciso o di non voler rivelare il proprio orientamento elettorale.

Gli imprenditori hanno a lungo diffidato di Romano Prodi. Ora, però, sembrano ritenerlo il male minore. Quasi un terzo lo indica come il miglior candidato premier del centro-sinistra, con un buon margine di vantaggio su Francesco Rutelli. «.Turandomi il naso, ma questa volta voterò per Prodi », assicura un ascoltato membro del consiglio direttivo. ,. Sono uno di voi», Così un tempo amava esordire festante Berlusconi davanti alle platee degli industriali. Loro ricambiavano, spellandosi le mani. Ora non ne vogliono più sapere.

di Stefano Livadiotti

L'Espresso 14-07-2005