
| Un' Italia sfiduciata, un'Italia che si sente in crisi come non era mai accaduto prima. Un'Italia stufa delle balle che si è sentita raccontare per anni: soprattutto negli ultimi anni. Un'Italia che non crede più nella politica e nelle sue risposte false, dove l'unico polo che troverebbe ascolto è il polo che non c'è: quello della verità. È il quadro deprimente che emerge da un sondaggio effettuato per News da Ekma Ricerche. «Sì, un quadro impressionante. senza precedenti», commenta Luigi Crespi, "sondaggista-guru", ex méntore di Silvio Berlusconi, oggi corteggiatissimo dalla sinistra ma ormai ancorato su una sua linea di disillusione " terzista '. «Per il 47,1 per cento degli italiani è Silvio Berlusconi il maggior responsabile della crisi del Paese», sottolinea Crespi, «ma il peggio è che il 53,8 per cento non crede più che sia possibile uscirne. Non crede al ruolo di un nuovo governo, non crede nei politici, nell'Europa, nell'opposizione. Non crede in Prodi, se non per il 18,2 per cento. E non crede più nel voto: secondo il 69,3 per cento votare non è più uno strumento valido per cambiare le cose ed esprimere le proprie opinioni. Un de profrundis per la democrazia». Eppure, un barlume di riscatto sopravvive. Ed è rappresentato da quella grande fetta di popolazione che invoca, appunto, verità. «Il 63,3 per cento degli elettori del centrodestra e il 35,6 per cento di coloro che si sono astenuti dal voto, o hanno votato scheda bianca, pensano che se i politici cominciassero a dire la verità le cose potrebbero finalmente cambiare. Stiamo parlando di un terzo degli italiani, una potenziale base elettorale per un nuovo polo politico, il Polo della verità». Già, un terzo degli italiani non è più una minoranza silenziosa, è gente che vuole cambiare, legge, s'informa, protesta. Che si considera tradita sia nelle diagnosi che nelle terapie, che non rivoterebbe Berlusconi ma non passerà mai a Prodi e che, semmai, importerebbe volentieri, come se fosse un centravanti di colore, un leader politico straniero della statura di Tony Blair. Sergio Luciano News 08-07-2005 |