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giugno 28, 2005

ISPO / POPOLARITÀ: PRODI IN ASCESA, SALE ANCHE VELTRONI
Il Professore alle primarie sarebbe a « quota 70 » , la soglia per una leadership stabile. Sì degli elettori alla consultazione « aperta a tutti »

La maggioranza assoluta degli elettori, di destra come di sinistra, certi di recarsi alle urne o, in misura minore, potenziali astenuti, ritiene opportune le consultazioni primarie, nell'intento di designare « dal basso » il leader della coalizione.
Come si sa, nell'accezione italiana le primarie costituiscono una realtà assai diversa da quella di cui siamo spettatori, ad esempio, negli Stati Uniti. In particolare, da noi esse assolvono spesso più ad un fine simbolico che alla precisa rappresentazione della volontà degli elettori. Anche se, come si è visto recentemente in Puglia, talvolta danno luogo ad esiti non precisamente voluti da una parte, preponderante o meno, dei vertici di partito. Ma è proprio l'evocazione, anche se in qualche caso meramente emblematica, della consultazione « della base » a costituire uno dei principali elementi di appeal delle primarie tra i nostri concittadini. Non a caso, i fautori più convinti della necessità di questo genere di consultazioni sono i giovani, specie se studenti o laureati, che rappresentano uno dei segmenti che si sente più « lontano » dalla politica e dei suoi protagonisti.
In queste settimane le primarie rappresentano uno dei temi più dibattuti nel centrosinistra. Per questo, forse, il generale, largo consenso per la loro attuazione appare ancor più accentuato tra i votanti per l'opposizione, ove i favorevoli costituiscono addirittura i due terzi. Per la verità, l'entusiasmo è andato diminuendo negli ultimi mesi. Nel luglio 2004 i fautori della opportunità delle primarie nell'elettorato di centrosinistra erano addirittura il 75%. Successivamente questa quota si è andata abbassando, a fronte della crescita graduale — sin dal 2002 — di chi, per vari motivi, vi si oppone.
Il motivo principale di dissenso — o, semplicemente, di dubbio — sta in quella che può essere considerata la questione più difficile da risolvere, da cui dipende in larga misura il risultato: la definizione di chi ha il diritto di partecipare. Tutti i cittadini? Solo gli iscritti ai partiti? Solo gli elettori intenzionati a votare per l'una o l'altra coalizione? La maggioranza assoluta dell'elettorato, di centrodestra o di centrosinistra ( e, in misura ancora maggiore, degli indecisi) è del parere che debba poter prendere parte alla consultazione chiunque sia interessato, senza nessuna necessità di registrazione o di dichiarazione preventiva. Insomma, coerentemente al significato prevalente di « ascolto della base » assunto dalle primarie nel nostro paese, viene considerata più rilevante l'incentivazione alla partecipazione più larga possibile — con tutti i rischi di infiltrazioni o brogli che essa comporta — rispetto all'accentuazione dei controlli.
Anche se fosse così, se cioè il voto venisse concesso a tutti i cittadini, indipendentemente dal loro orientamento politico, Prodi vincerebbe oggi la competizione per la leadership del centrosinistra. Naturalmente, questo esito si manifesta inmisura ancora più accentuata se considera solo l'elettorato dei partiti di opposizione. Anzi, rispetto all'anno scorso il vantaggio del Professore appare aumentato, così come si è incrementato, in misura ancora maggiore, quello di Walter Veltroni. Viceversa, forse a seguito dei recenti conflitti interni alla Margherita, la percentuale di votanti per Rutelli è diminuita. Il calo si è manifestato anche all'interno dell'elettorato della Margherita ove comunque la maggioranza relativa continua a preferire Rutelli a Prodi, seppure con uno scarto minore del passato.
Ma, come si sa, molti dei personaggi votati nel nostro sondaggio si rifiutano, per unmotivo o per l'altro di entrare nella competizione « vera » . Limitando di conseguenza l'analisi solo ai candidati, per così dire « ufficiali » , si conferma, naturalmente, il primato di Prodi. Che raggiunge però appena appena — e non supera — quel 70% di consensi raccolti all'interno dell'elettorato di centrosinistra che, secondo alcuni, costituisce il livello minimo per mantenere la leadership dell'opposizione. Sino al prossimo conflitto interno.

Renato Mannheimer

CORRIERE DELLA SERA 28-06-2005