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giugno 5, 2005

MAPPE di Ilvo Diamanti / L´ULIVO RINSECCHITO

SONO passati due mesi giusti dalle elezioni regionali. Alla prova dei fatti, sembrano aver lacerato maggiormente il centrosinistra, che, secondo i dati elettorali e il calcolo dei presidenti eletti, ha trionfato. È come se il successo, e la (infondata) convinzione di aver già vinto le prossime elezioni, avessero stressato, fino allo strappo, gli equivoci, le ambiguità, precedentemente dissimulate. Così, oggi, i progetti politici e organizzativi dell´Ulivo, appaiono compromessi. La stessa leadership di Prodi: logorata. Come le relazioni fra i partiti, dentro ai partiti; e tra le persone del centrosinistra (o meglio centro-sinistra).

Così, la dichiarazione di voto di Rutelli, a favore dell´astensione ai prossimi referendum abrogativi della legge 40, al di là di valutazioni di merito (il leader della Margherita, d´altronde, aveva sostenuto la legge, in Parlamento), appare una ulteriore presa di distanza, anzi: una risposta polemica, nei confronti di Prodi. Il quale aveva, in passato, dichiarato l´intenzione di "votare". E, nei giorni scorsi, aveva rilanciato il processo di "unità" del centrosinistra e le primarie. Suona, la dichiarazione di voto di Rutelli, una doppia "astensione": nei confronti del referendum e delle primarie.

Due mesi dopo una vittoria clamorosa, il centrosinistra sembra, quindi, tornato indietro di dieci anni. Un´entità senza progetto e senza identità. Ciò solleva il sospetto (e forse più del sospetto) che l´unità costruita negli anni seguenti alla sconfitta elettorale del 2001 dipendesse, anzitutto e soprattutto, da una condizione di emergenza. Dalla convinzione di essere minoranza perdente e assediata. Mutato questo clima d´opinione, anzi, affermatasi la convinzione opposta: di aver già vinto le elezioni, le ragioni dell´unità sono venute meno. Mentre si sono riprodotte e amplificate le logiche dissociative. Il che induce a guardare con un certo disincanto alla possibilità di costruire l´Ulivo, in futuro. L´Ulivo, d´altronde, non è un valore in sé. Ma è un marchio di successo. Perché ha "segnato" (letteralmente) la vittoria elettorale nel 1996 e, ancora oggi, mantiene un grande appeal, presso gli elettori del centrosinistra. Secondo un´indagine Demos, condotta negli scorsi giorni, oltre la metà di essi vorrebbero che i partiti del centrosinistra si presentassero tutti insieme, uniti, con una sola sigla e un solo candidato. Una quota elevata, ma comunque inferiore rispetto a un anno fa. Perché non è l´Ulivo come etichetta, che interessa agli elettori. È l´idea che riassume. La costruzione di un soggetto unico della sinistra riformista e moderata, capace di tenere insieme le esperienze e le tradizioni cattolico moderata, socialista e laica.

L´Ulivo come l´albero della "sinistra solidale" (per usare il "distintivo di sinistra" indicato da Norberto Bobbio). Un albero diverso dagli altri, a cui fa riferimento. Perché era e resta difficile, in Italia, riassumere, intrecciare tradizioni che, nella prima Repubblica, si sono confrontate in modo polemico, talora antagonista. D´altronde, l´esperienza socialista, in Italia, è finita male. Sepolta da Tangentopoli. E oggi i socialisti si presentano sparsi, in diversi partiti. Oppure dentro a partiti troppo piccoli e periferici, rispetto alla tradizione da cui provengono. I Ds, che oggi partecipano all´internazionale socialista e ne rivendicano, comunque, l´identità e il progetto, hanno una storia diversa. Sono ex, oppure post, comunisti. E questo pesa. Anche perché, nella prima Repubblica, hanno agito da "altro polo", l´alternativa impossibile nei confronti della Democrazia cristiana. Che, con molti leader locali e nazionali, costituisce una parte significativa del centrosinistra. Fornisce la base, l´organizzazione, la classe dirigente della Margherita.

Per questo era utile un soggetto politico nuovo della sinistra moderata, in grado di rispettare queste culture, queste tradizioni, questi gruppi dirigenti. In grado, tuttavia, di assumere una "misura" adeguata, una "taglia" europea. Mentre oggi il centrosinistra, con i trattini, appare un aggregato (disgregato?) di partitini, troppo piccoli rispetto alle tradizioni e ai nomi che rivendicano. E gelosi di tradizioni culturali più evocate che coltivate, proposte, elaborate. L´Ulivo poteva servire per spostare, effettivamente, il sistema politico dal bipolarismo meccanico al bipolarismo politico. Dalle aggregazioni per legge all´integrazione sulla base di progetti e idee condivise.

Oggi questa prospettiva appare lontana. Osservata con disincanto.

Perché, al di là delle soluzioni che, per necessità, si troveranno (e comunque si sperimenteranno) in vista delle prossime elezioni, è evidente che alla ricerca di una "nuova identità comune" si è sostituita la spinta verso "antiche differenze di identità".

Sarebbe, peraltro, facile, quanto mistificante, cercare il "colpevole". Attribuire a Rutelli, ai Popolari della Margherita o alla sinistra dei Ds la responsabilità preponderante, se non unica, di questo viaggio interrotto. È, infatti, vero che l´Ulivo è stato piantato, in passato, con poca attenzione al terreno, alle foglie, ai frutti. In altri termini: ai valori, alle idee, al rapporto con il territorio. Prodi stesso, negli ultimi anni, ha proceduto per strappi. Convinto che gli altri lo avrebbero seguito. Il che è avvenuto, ma per inerzia. La lista unitaria, per fare l´esempio più evidente, è stata realizzata per sommatoria di sigle, assai più che per progetto politico.

Ciascun partito, in occasione delle europee del 2004, ha fatto campagna elettorale per conto proprio, sostenendo i propri candidati. Peraltro, non si è mai giunti a riunire in un solo gruppo i parlamentari e tanto meno a formare comitati elettorali unitari a livello locale.
Un´operazione affrontata con una logica "strumentale" non poteva sortire effetti "sostanziali". E "strumentale" è apparsa, a maggior ragione, la scelta, in occasione delle elezioni regionali, di presentare liste unite nel centronord e divise nel centrosud.

Come stupirsi che la stessa logica sia riapparsa, accentuata, nella prospettiva del voto politico? Se l´unica ragione per tenere uniti i diversi partiti era e rimane d´"ingegneria" elettorale? Volta, cioè, a contendere i voti in libera uscita da Forza Italia nel Sud? O, nella migliore delle ipotesi, a circuire gli elettori del centro? Lo stesso discorso vale per le primarie. Lo strumento che, più degli altri, contribuisce a "costruire" un soggetto politico unitario. Perché mobilita sostenitori ed elettori; favorisce la formazione e la selezione della classe dirigente; fornisce legittimazione alla leadership. Le primarie: prima subite, poi affrontate in modo approssimativo e dilettantistico, per rinunciarvi, precipitosamente, dopo il primo esperimento, in Puglia. Perché minacciavano di sfuggire al controllo dei gruppi dirigenti dei partiti. L´Ulivo. Poco tempo e poca cura, per concimarne il terreno. Oggi appare sterile. L´Ulivo.

Rinsecchito dal geloso ritorno di soggetti che rivendicano antiche identità.

Che, peraltro, appaiono un po´ confuse. Neo-democristiani (di sinistra) guidati da ex-radicali; neo-socialisti dal passato ex – comunista. E neo-comunisti, più movimentisti che comunisti. Come stupirsi che, di fronte a questioni sostanziali, come quelle poste dal prossimo referendum, leader e partiti del centrosinistra si muovano in ordine sparso, se in questi anni l´impegno dedicato a riflettere sui valori e sui progetti, a costruire un comune sentire, appare residuale? Occasionale? L´Ulivo. Chi pensava a una casa comune della sinistra, allora, si accontenti di un condominio. Affidato a un amministratore. Poco invadente e abile nel sedare le baruffe quotidiane. Più che Prodi, dunque, un "prodino".

Un soggetto politico da votare non per passione, né per ragione.

Ma turandosi il naso.

da Repubblica - 5 giugno 2005