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maggio 26, 2005

OSSERVATORIO POLITICO a cura di Roberto D'Alimonte / PIÙ PARTITI- PIÙ VOTI? CALCOLO ERRATO

All'indomani delle elezioni europee dello scorso anno abbiamo pubblicato sul «Sole-24 Ore» una analisi del rendimento della lista Uniti nell'Ulivo. Per orientarsi nelle polemiche di questi giorni conviene ripartire da lì. Anche perché in questi giorni si sono lette analisi (Giovanni Sartori sul «Corriere della Sera» del 24 maggio) fondate su dati discutibili.

La nostra analisi realizzava quasi un esperimento di laboratorio, cosa rarissima nelle scienze sociali, grazie alla contestualità delle elezioni europee e di quelle provinciali. Alle europee era presente in tutte le regioni la lista Uniti nell'Ulivo, alle provinciali ognuno dei quattro partiti della federazione aveva presentato una propria lista. Abbiamo così potuto calcolare quanti fra gli elettori che hanno votato una delle quattro liste nella provincia hanno votato anche la lista unitaria alle europee.

Il risultato è stato chiaro: la lista unitaria ha preso più voti dei quattro partiti divisi nelle province del Nord mentre al Sud è stato esattamente l'opposto. In particolare, al Nord la lista unitaria è andata bene in 15 province su 21, al Sud solo in una provincia su 22. In Lombardia ha preso ben 234.000 voti in più rispetto alle liste di partito. È un risultato che non sorprende perché sappiamo da tanti dati di sondaggio che al Nord esiste un elettorato "unionista", al Sud no. Al Sud contano le liste, I candidati, le preferenze. Al Nord conta la coalizione. Non è vera quindi la tesi di chi sostiene che l'unione non paga mai.

Questi dati sono scientificamente molto più attendibili di quelli ripresi da Sartori che mettono a confronto le regionali del 2005 con le elezioni europee del 2004 e le politiche del 2001. È un confronto fuorviante. Tanto per indicare un problema fra i tanti: come si fa a tener conto delle tante liste personali presenti nelle regionali del 2005 e non nelle europee del 2004? Eppure la differenza Nord-Sud si intravede comunque anche nel caso di confronti di questo tipo quando sono fatti con la dovuta accortezza.

Sulla base di questa differenza, dunque, la scelta di presentarsi alle regionali con il "listone" al Nord e con le liste di partito in quasi tutte le regioni del Sud ha avuto una sua logica. Soprattutto in considerazione del sistema elettorale delle regionali, per il quale il voto dato alle liste si trasferisce automaticamente ai candidati-presidenti. Quindi: al Sud più liste, più preferenze, più voti al candidato-presidente, più chance di vittoria per la coalizione. Questo ragionamento però non torna se applicato alle elezioni politiche: in questo caso il voto alla lista non viene trasferito automaticamente al candidato di collegio collegato alla lista; non esiste un voto di preferenza nella parte proporzionale che possa servire a mobilitare voti clientelari; la quota proporzionale vale solo un quarto dei seggi, per cui se la Margherita ottenesse anche il 4% in più di voti grazie alla presenza di una propria lista questo si tradurrebbe in pochi seggi; il vantaggio di presentarsi divisi al Sud rischia di essere pagato con defezioni al Nord.        Conclusione: quello che andava bene alle regionali o alle comunali non va bene alle politiche. , Il sospetto, allora, è che dietro la decisione della Margherita non ci siano solo ragioni elettorali ma anche una diversa valutazione del progetto della federazione. Insomma, che cosa è questa benedetta federazione? E il primo passo verso il partito riformista? È uno strumento per stabilizzare le relazioni tra i due maggiori partiti del centro-sinistra sterilizzando la competizione tra di loro? Oppure è più semplicemente un patto per gestire insieme alcune decisioni nei periodi inter-elettorali lasciando liberi i contraenti di competere tra loro al momento delle elezioni?

La maggioranza dei Ds punta alla prima. Prodi pensa forse alla seconda. Alla Margherita piace la terza. Ciascuna ipotesi comporta strategie elettorali diverse. Nel caso delle prime due non esistono ragioni elettorali forti perché i partiti della federazione si presentino separati alle elezioni. Solo la terza ipotesi è compatibile con gli attuali disegni della Margherita. Ma in questo caso "competition is competition", sembra dire Prodi con la scelta di ieri di farsi promotore di una lista dell'Ulivo, con tutte le conseguenze del caso.

a cura di Roberto D'Alimonte

Il Sole 24 ore 25-5-2005