maggio 23, 2005 Tensione in Forza Italia dopo uno studio che evidenzia come nemmeno le roccheforti del Nord sono più al sicuro CROLLO NEI COLLEGI, LA CDL CAMBIA LA MAPPAPatto tra i centristi dei due poli per fare fronte comune nella corsa al Qurinale L'accordo tra ex dc eviterebbe di contrapporre sul territorio candidati moderati Partito unico, al lavoro un gruppo di esperti per la road map da portare sul tavolo dei leader Crepe anche in Lombardia e Veneto Drammatico quadro a Roma cittàROMA - «Prima viene le divisione dei collegi e prima si attuerà il processo di riunificazione della Cdl». Giulio Tremonti ripete ormai da qualche giorno lo stesso invito fatto dalla platea del convegno di Liberal. II suggerimento del professore ed ex ministro, parte dalla constatazione che il processo di unificazione del centrodestra debba partire dal basso, ovvero da coloro che sul territorio dovranno raccogliere i voti. Al suggerimento non è però estranea la constatazione dei forti mugugni che serpeggiano in Forza Italia da quando è cominciato a circolare lo studio, elaborato sui dati del ministero dell'Interno, che spalma il voto delle elezioni regionali e delle Europee sui collegi. Il quadro che ne esce per gli eletti azzurri sarebbe a dir poco drammatico e non basta a consolare i parlamentari il fatto che Berlusconi riconduca la sconfitta del 3 e 4 aprile ad un fatto amministrativo, aggravato dalla sua scelta di non impegno. Solo piccole e sparute roccaforti si salverebbero dalla debacle. Anche molti dei sicurissimi collegi della Lombardia e del Veneto sarebbero tornati in discussione. Reggerebbe qualcosa in Liguria, qualche altro fortino ci sarebbe nel Lazio, mentre anche le Marche farebbero la fine di Emilia Romagna e Umbria. Drammatica la situazione a Roma città. Lo sconfortante quadro è stato oggetto di un'analisi approfondita compiuta giorni fa da un gruppo di parlamentari azzurri che avrebbero anche deciso di ponderare meglio lo studio, inserendo il dato dei candidati-presidente della Cdl, che da soli hanno raccolto sulle schede elettorali consensi senza l'indicazione del partito. La preoccupazione dentro Forza Italia è fortissima e la rassicurazione di Berlusconi - «ognuno verrà confermato nel suo collegio»-non fa che aumentarla, visto che per alcuni azzurri le percentuali sono senza scampo. «Nel mio collegio siamo sotto di venti punti, ci vorrebbe un miracolo», commenta sarcastico un sottosegretario. E' quindi probabile che entro breve scatterà la corsa a cambiare collegio, nella speranza di trovarne uno migliore, o di assicurarsi la rielezione nel proporzionale. Se poi si dovrà dare spazio alle liste autonomiste, ai Radicali di Pannella e alle varie schegge partorite dalla Cdl in questi anni (Mussolini, Rotondi, Rauti), il problema potrebbe vieppiù complicarsi. «Berlusconi dovrà come minimo rinunciare a un centinaio di parlamentari», ragionava nei giorni scorsi l'ex ministro Pomicino che non ha ancora deciso se aderire alla Dc di Rotondi. Il progetto di partito unico dei moderati complica ancor più la faccenda, perché molti collegi potrebbero essere rivisti e in altrettanti si dovrà procedere a forme di desistenza con i partiti che potrebbero allearsi con il nuovo partito dei moderati. C'è però una nuova forma di desistenza che preoccupa il Cavaliere. Quella che potrebbe prendere forma tra i centristi dei due schieramenti e che qualcuno dentro Forza Italia attribuisce alle monovre di due esponenti della Margherita come Lusetti e Marini. In buona sostanza l'idea sarebbe quella di non dividere nei collegi il voto moderato facendo un accordo tra centristi in modo da non contrapporre candidati moderati ed ex Dc degli opposti schieramenti, ma di spargerli il più possibile sul territorio. La frantumazione dei soggetti politici di centro che sta avvenendo dopo il voto a Catania - vedi il movimento di Lombardo e l'uscita di Carollo in Veneto da Forza Italia - mirerebbe quindi a moltiplicare i candidati di centro in modo da portare nel prossimo Parlamento consistenti gruppi nei due poli che potranno essere determinanti in alcune scelte fondamentali. A Berlusconi non sfugge che la prima scelta importante alla quale sarà chiamato il nuovo Parlamento è l'elezione del nuovo capo dello Stato, prospettiva che affascina ancora il premier. La sfida centrista in atto nei due poli rischia quindi di intrecciarsi proprio su questo punto e potrebbe trovare nuovo vigore qualora il referendum sulla procreazione assistita dovesse fallire per mancanza di quorum. Purtuttavia Berlusconi è deciso a portare sino in fondo il progetto di partito unico e ha fissato per il 15 settembre la data ultima per sciogliere il nodo. Il dibattito che si svilupperà durante l'estate dentro il centrodestra non lo preoccupa, perché genera fibrillazione nella parte avversa e mette la sordina ad altre e forse più importanti questioni che si agitano nel Paese. Per alimentare la discussione il premier ha incoraggiato l'avvio di una sorta di commissione di studio (Bondi, Cicchitto, Frattini, Adornato, Nania, Gasparri, Buttiglione e D'Onofrio) che dovrà stabilire la road-map che porterà al partito unico della Cdl che dovrà allearsi con la Lega e con i partiti regionali. Appena pronto il progetto scatterà una nuova riunione con i leader e sarà quella la base sulla quale i singoli partiti della Cdl dovranno esprimersi. di MARCO CONTI Il Messaggero 23-05-2005 |