maggio 21, 2005 STRATEGIA «Tanti soldi per i sondaggi» Il premier si affida a Urbani Il capo del governo pensa di cambiare il simbolo: quello dell’Unione è più bello del nostroROMA - Tanto denaro, tantissimo: «Sono disposto a mettere in campagna elettorale tutto quello che posso». Un corollario, legato alla capacità finanziaria di trasformarsi in consenso elettorale: «La scimmietta non balla se non vede la liretta». Il fiuto per il marketing politico: già affidato l’incarico di una costosissima e grande operazione demoscopica, una sorta di sondaggio permanente, il più dettagliato possibile, che indaghi da qui al 2006 tutte le pieghe dei desideri degli italiani. L’ammissione infine, su alcuni punti, estetici prima che programmatici, di dover recuperare: «Graficamente i simboli dell’Ulivo sono molto migliori dei nostri, molto più moderni». Mentre la questione della leadership e la complessità della fondazione di un partito unico tengono banco, Berlusconi sta già lavorando alla campagna elettorale del 2006. Ieri, pubblicamente, ha detto che la campagna si aprirà il 15 settembre. Non da ieri si è già attrezzato per arrivare più preparato di altri. Prima decisione: sarà Giuliano Urbani, ex ministro, fra i fondatori di Forza Italia, neoconsigliere della Rai, a supervisionare in questa fase l’indagine sugli italiani e a coordinare lo sforzo demoscopico. E’ in qualche modo un ritorno alle origini. Dodici anni fa il professore dimostrò a Berlusconi, numeri alla mano, che poteva aspirare ad avere con sé sino a due terzi del Parlamento, con poco più del 30% dei consensi. Fu una delle tante «illuminazioni» prima della discesa in campo. Oggi Berlusconi chiede ad Urbani di illuminarlo di nuovo, suggerendo programmi, parole e strategie. Alcune risposte sono già arrivate: per esempio che Forza Italia ha perso 3,8 milioni di voti, che però non sono andati alla sinistra; persone che si dicono «abbandonate» dal Cavaliere ma che sarebbero pronte a dargli ancora una volta fiducia, ad alcune condizioni. Le prime condizioni suggeriscono quello che il Cavaliere voleva sentirsi dire: nuovi bagni di folla, il più possibile vicino alla gente, comunicazione diretta meno politica possibile. Mentre una curiosità si affianca alle indagini sull’elettorato: dall’ultimo voto, le Regionali, il Cavaliere ha maturato riflessioni inedite sulla «modernità» degli avversari, almeno nell’urna. Ad alcuni amici ha infatti rivelato di invidiare grafica e stile del simbolo dell’Unione, saltatogli agli occhi nella cabina elettorale, capace di «attrarre e attirare» molto più del simbolo del suo partito, quel simbolo che alcune sera fa ha definito «vecchio» come il nome che ha il compito di veicolare. E’ anche per questo motivo, molto pragmatico e in apparenza poco politico, che Forza Italia è destinata comunque verso un binario morto. Se non sarà partito unico per Berlusconi sarà comunque «partito nuovo», come ha già detto nei giorni scorsi, con una nuova immagine e magari, come sembra, da affiancare agli azzurri nelle liste del proporzionale. E se Fini e Follini non si convinceranno ci sarà comunque una grande campagna acquisti in casa degli avversari: come ha detto ai suoi «chiamate quegli degli altri partiti, dite loro che pago tutto io». Fra i deputati azzurri l’operazione viene commentata, la parola che circola è «svuotamento» degli alleati.
M.Gal. |